Meloni tra riso e tanti selfie. Cirio fa gli onori, colonnelli tenuti a distanza
Davide Depascale 16:35 Venerdì 11 Settembre 2026A Vercelli la premier inaugura Risò e tira dritto davanti allo stato maggiore di FdI. L'ex cognato d'Italia Lollobrigida regista della trasferta, il "bistecchiere" Delmastro appartato con Chiorino. Poi niente pranzo: rotta sul Novarese, tra Sambonet e Herno
Bagno di folla sì, bagno di partito decisamente meno. Giorgia Meloni arriva a Vercelli per inaugurare la seconda edizione di Risò, il Festival internazionale del riso, si concede per quasi un’ora a produttori, espositori, fotografie e selfie, parla di agricoltura, energia, legge elettorale e perfino di Monte dei Paschi. Ma proprio mentre attorno alla premier si stringe lo stato maggiore piemontese di Fratelli d’Italia, lei sembra quasi non accorgersene. Un dettaglio che, in una visita ufficiale, può voler dire qualcosa oppure nulla. Chissà. Ma in un partito dove la distanza dalla leader si misura al millimetro, anche pochi passi in più finiscono inevitabilmente per farsi notare.
Davanti alla Basilica di Sant’Andrea ad attendere Meloni ci sono praticamente tutti: il governatore Alberto Cirio, il presidente della Provincia e di Anci Piemonte Davide Gilardino, il sindaco Roberto Scheda, i ministri piemontesi di Forza Italia Paolo Zangrillo e Gilberto Pichetto Fratin. E naturalmente la nutrita pattuglia meloniana.
A fare gli onori di casa – o forse sarebbe meglio dire il regista della trasferta – è però soprattutto Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura ed ex cognato d’Italia, ormai presenza pressoché fissa nelle occasioni in cui la premier incrocia il mondo agricolo. Lollobrigida era arrivato in Piemonte già il giorno precedente e aveva macinato chilometri nella provincia di Cuneo insieme all’assessore regionale meloniano Paolo Bongioanni e a Cirio, passando anche dalle Langhe e da Barolo per il primo taglio della vendemmia.
I colonnelli in anticamera
Se Lollobrigida tiene in mano il filo della giornata, assai meno brillante appare la scena per i maggiorenti piemontesi di FdI. Meloni li trova attorno a sé, li saluta, ma sostanzialmente tira diritto. Nessun particolare segnale politico, nessuna investitura, nessuna di quelle attenzioni che in un partito fortemente imperniato sulla sua leader finiscono inevitabilmente annotate sul taccuino.
E la scena più eloquente riguarda Andrea Delmastro. Il sottosegretario alla Giustizia, un tempo considerato uno degli uomini forti del melonismo piemontese, appare piuttosto isolato, in disparte rispetto al cuore della comitiva. Accanto a lui solo Elena Chiorino, ex vicepresidente della Regione, anche lei rimasta “scottata” dalla vicenda della “Bisteccheria d’Italia”, la società nella quale entrambi erano stati soci e che nei mesi scorsi li aveva trascinati dentro una tempesta politica per i collegamenti familiari con un condannato come prestanome del boss Michele Senese. Una vicenda che politicamente qualche bruciatura l’ha lasciata. E nella giornata vercellese la sensazione è che quelle scottature non siano ancora del tutto guarite. Meloni, accerchiata dai suoi, sembra avere altro per la testa.
Il riso come sovranità
Del resto, ufficialmente è venuta per parlare d’altro. Risò, in programma dall’11 al 13 settembre, vuole trasformare Vercelli nella vetrina internazionale della risicoltura italiana, mettendo insieme produttori, buyer, delegazioni straniere e istituzioni. E Meloni sfrutta il palcoscenico per riproporre uno dei cardini della narrazione del governo: la sovranità alimentare.
La tutela della produzione nazionale diventa così il filo conduttore dell’intervento. Competizione internazionale, importazioni a basso costo, reciprocità negli scambi e difesa dei produttori italiani. Il riso, sostiene la premier, è parte di quel patrimonio agroalimentare che rende riconoscibile il Made in Italy nel mondo: economia, lavoro, territorio e identità. Lollobrigida batte sullo stesso tasto, ricordando gli interventi del governo a sostegno dell’agricoltura e chiedendo maggiori controlli alle frontiere europee sui prodotti ottenuti attraverso sostanze vietate in Italia.
Dalle mondine a Bonino
Meloni sceglie poi un passaggio meno scontato, legando la storia delle risaie alle mondine e alle loro battaglie. Ricorda quelle donne piegate per dodici o quattordici ore nell’acqua e le lotte per conquistare condizioni di lavoro e diritti migliori. Da qui il riferimento a Emma Bonino, morta proprio oggi. “Su questo anche Emma Bonino potrebbe essere d’accordo con me”, osserva la premier, ricordando un rapporto costruito sul riconoscimento reciproco pur nella distanza siderale delle rispettive posizioni politiche.
Due donne lontanissime sui contenuti, spiega Meloni, ma capaci di riconoscersi reciprocamente competenza e autorevolezza. Il governo, annuncia, sta predisponendo le esequie di Stato per la leader radicale. Analogo provvedimento per l’ex ministro liberale piemontese Raffaele Costa, morto anch’egli oggi.
Preferenze e Montepaschi
Ma Vercelli diventa inevitabilmente anche una succursale di Palazzo Chigi. Sul tavolo finisce la legge elettorale, con Meloni che difende il nuovo impianto e soprattutto l’introduzione delle preferenze. Gli italiani, rivendica, potranno scegliere coalizione, premier, programma e parlamentare: “Sono fiera che questo l’abbia fatto il centrodestra”.
Su Mps, invece, la presidente del Consiglio si chiama fuori dalle prossime mosse. Ora, sostiene, tocca al mercato. Il governo rivendica piuttosto di avere preso una banca che all’inizio della legislatura rappresentava un problema e di averla accompagnata fino a farne un boccone capace di attirare gli appetiti della finanza.
Nucleare, gas e accise
Poi l’energia. In un quadro internazionale sempre più instabile, Meloni rilancia la necessità dell’autonomia strategica italiana. Il modello è quello del mix: rinnovabili, nucleare e anche estrazione nazionale degli idrocarburi. “L’energia che noi possiamo produrre dobbiamo cercare di produrla”, è la linea. Lo stesso principio viene applicato all’agricoltura: un Paese che dipende dall’estero per ciò che mangia, secondo la premier, è un Paese più debole. Da qui anche il no a una riduzione delle risorse europee destinate alla Politica agricola comune. Agricoltura e competitività, insiste, non possono diventare due capitoli contrapposti.
Sul fronte dei carburanti, Meloni annuncia per la prossima settimana un nuovo intervento sulle accise, questa volta maggiormente selettivo e rivolto alle fasce più in difficoltà. Sull’ex Ilva, dopo la decisione della Corte d’appello di Milano sull’area a caldo, assicura che il governo continuerà a lavorare e riconvocherà il tavolo.
Niente risotto, si va a Novara
Terminato il giro tra gli stand, però, niente pranzo vercellese. Meloni lascia Risò e punta verso il Novarese. Non soltanto perché l’aereo l’aspetta all’aeroporto militare di Cameri, dove era atterrata in mattinata. La premier approfitta infatti del trasferimento per infilare altre due tappe, questa volta lontano dai gazebo della politica e dentro due aziende simbolo del Made in Italy piemontese. Un tour in cui verosimilimente c’è lo zampino del luogotenente meloniano Gaetano Nastri.
La prima è Sambonet, a Orfengo, storica realtà della tavola e della cucina italiana. Sambonet nasce nel 1856 e oggi, all’interno del gruppo Arcturus, porta nel mondo posate, oggetti per la tavola, pentole e utensili, con un forte legame tra manifattura e design italiano. Poi rotta verso Lesa, sul Lago Maggiore, per Herno, altro gioiello industriale del territorio. Fondata nel 1948 da Giuseppe Marenzi e Alessandra Diana, partendo dagli impermeabili realizzati per affrontare pioggia e umidità del lago, l’azienda è diventata uno dei marchi italiani più riconosciuti nel settore luxury, ancora controllato dalla famiglia Marenzi e con una quota di export che vale circa il 70 per cento del fatturato.
Una coda della giornata tutt’altro che casuale: dopo aver predicato a Vercelli la difesa delle produzioni italiane, Meloni va a vedere due imprese che quella bandiera la esportano nel mondo. E forse anche un modo per chiudere la trasferta piemontese lasciandosi alle spalle la politica locale. A Vercelli i colonnelli di Fratelli d’Italia si erano messi tutti in fila. La premier, però, aveva già imboccato la strada per Novara.



