Pagare tardi conviene ai grandi, Piemonte sopra la media ma sei fatture su dieci oltre la scadenza
13:07 Sabato 12 Settembre 2026Solo il 43,4% delle imprese rispetta i termini, lontano da Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Le microaziende sono le più puntuali, tra i big salda nei tempi appena uno su cinque. E la Pa accelera, ma lascia sotto il tappeto 64 miliardi di debiti
C’è stato un tempo in cui il cattivo pagatore per antonomasia era lo Stato. Oggi la Pubblica amministrazione ha imparato almeno a stare dietro alle fatture, mentre nel privato sono soprattutto i pesci grossi a prendersela comoda. E il Piemonte, pur piazzandosi nella parte alta della graduatoria nazionale, non può certo brindare: appena il 43,4% dei pagamenti tra imprese viene effettuato entro la scadenza prevista: quasi sei fatture su dieci sono saldate in ritardo.
È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, basato sui dati Cribis del secondo trimestre 2026. In Italia la puntualità nei rapporti commerciali tra aziende è scesa al 42%, due punti in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Piemonte settimo, Lombardia lontana
Il Piemonte con il suo 43,4% fa dunque meglio della media nazionale e conquista il settimo posto tra le regioni. Ma basta guardare qualche chilometro più in là per ridimensionare il risultato. La Lombardia viaggia al 51,6%, prima in Italia, l’Emilia-Romagna al 51,2 e il Veneto al 51. Seguono Marche (49,7), Trentino-Alto Adige (44,3) e Friuli-Venezia Giulia (43,6). Poi arriva il Piemonte.
Alle sue spalle il divario diventa invece consistente: Umbria 37,1%, Basilicata 35,4%, Valle d’Aosta 35,2%, Campania e Molise entrambe al 34,6%, Puglia 33,9%, Liguria 33,3%, Abruzzo 32,5%, Sardegna 30,8% e Lazio 30,5%. Chiudono Toscana (29,2), Sicilia (27,2) e Calabria (26,7%).
Il Piemonte, insomma, sta dalla parte buona della classifica, ma resta a 8,2 punti dalla Lombardia, a 7,8 dall’Emilia-Romagna e a 7,6 dal Veneto. Un distacco non irrilevante per una regione che continua a misurarsi con le principali aree industriali del Nord.
Nessuna tra migliori e peggiori
Il rapporto fotografa anche le province, ma pubblica soltanto i due estremi della graduatoria: le dieci più virtuose e le dieci meno virtuose. Non consente quindi di stabilire l’esatta posizione di Torino, Cuneo, Alessandria, Asti, Biella, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola, né di attribuire a ciascuna una percentuale. Un dato, però, c’è: nessuna provincia piemontese compare né tra le prime dieci né tra le ultime dieci.
La vetta è monopolizzata dal Nord: Sondrio prima, seguita da Bergamo, Belluno, Lecco e Brescia. Poi Forlì-Cesena, Padova, Reggio Emilia, Mantova e Vicenza. Dall’altra parte della graduatoria si concentrano invece Sud e Isole: dal centunesimo posto di Crotone si scende attraverso Agrigento, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Palermo e Trapani fino a Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa, ultima delle 110 province.
Le otto province piemontesi restano dunque tutte nel grande gruppo di mezzo. Dal solo dato regionale si può dire che complessivamente fanno meglio della media italiana; non si può invece stabilire, sulla base di questo rapporto, chi abbia il portafoglio più veloce.
I piccoli pagano, i grandi aspettano
Ma il dato più sorprendente arriva dividendo le imprese per dimensione. E manda all’aria parecchi luoghi comuni. Le più puntuali sono le microimprese, che rispettano le scadenze nel 42,7% dei casi. Seguono le piccole con il 41,8%. Tra le medie si scende al 35,7%. Poi c’è il tonfo: soltanto il 21,1% delle grandi imprese paga entro i termini concordati. Poco più di una su cinque.
La Cgia usa parole piuttosto nette. I grandi committenti, grazie alla loro forza contrattuale nei confronti dei fornitori, finiscono per utilizzare la dilazione dei pagamenti come una forma di finanziamento a costo zero. Chi sta a monte conserva liquidità, chi sta a valle deve arrangiarsi. Magari chiedendo anticipazioni bancarie o ricorrendo al factoring, e quindi pagando interessi per avere oggi soldi che avrebbe già dovuto incassare.
Un meccanismo particolarmente delicato per un sistema come quello piemontese, fatto di una miriade di piccole e medie aziende inserite nelle filiere industriali. E le dimensioni del fenomeno sono enormi: il valore delle fatture elettroniche relative ai rapporti commerciali tra imprese private ammonta in Italia a circa 3.000 miliardi di euro l’anno. I settori dove le cattive abitudini sono più diffuse sono costruzioni, grande distribuzione, bar e ristoranti e servizi alla persona.
La Pa adesso corre. Col trucco
Nel frattempo è accaduto qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza: la Pubblica amministrazione ha accelerato i pagamenti. Anche grazie agli obiettivi imposti dall’Unione europea per accedere alle risorse del Next Generation Eu, nel 2025 il tempo medio tra ricevimento e pagamento della fattura è sceso a 27,2 giorni, dai 29,9 del 2024. Gran parte delle amministrazioni è ormai sotto i limiti di legge, fissati normalmente a 30 giorni e a 60 per alcune forniture, in particolare quelle sanitarie.
C’è però un trucco che rischia di abbellire il risultato. La Cgia segnala come sarebbe sempre più diffusa la richiesta rivolta alle imprese di ritardare l’emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l’invio delle fatture. Se la fattura parte dopo, anche il cronometro parte dopo e la Pa può risultare impeccabile nei tempi.
Veloci a pagare, lentissimi a saldare tutto
Il vero scheletro nell’armadio pubblico, però, pesa 64,2 miliardi di euro. È lo stock dei debiti commerciali correnti accumulati dalla Pubblica amministrazione italiana nel 2025. Erano 56,1 miliardi nel 2022, sono saliti a 60 nel 2023, scesi a 58,8 nel 2024 e quindi schizzati a 64,2 miliardi. Una cifra pari al 2,8% del Pil, che assegna all’Italia il poco invidiabile primato nell’Unione europea. La media dei Ventisette è appena l’1,6%. Seguono Belgio al 2,6%, Lussemburgo al 2,5 e Romania al 2,2. Germania, Grecia e Finlandia sono all’1,8%, mentre la Francia è all’1,5 e la Spagna allo 0,7.
Come si conciliano allora pagamenti più rapidi e debiti che aumentano? Semplice: le fatture che vengono pagate sono saldate più velocemente, ma non vengono pagate tutte. Nel 2025 l’amministrazione statale doveva ai propri fornitori 27,8 miliardi, ma ne ha effettivamente versati 21,1. È rimasto insoluto circa un quarto dell’importo complessivo e in un solo anno il debito commerciale è aumentato di 6,7 miliardi.
Alla fine il conto torna, ma non per chi aspetta di essere pagato. La Pa ha migliorato il cronometro lasciando però una montagna di fatture arretrate; nel privato, invece, sono proprio i soggetti con le spalle più larghe a mostrare le peggiori abitudini. E il Piemonte può consolarsi con il settimo posto nazionale, ma fino a un certo punto: il 43,4% paga puntuale, il restante 56,6% no. Per chi deve incassare, più che la classifica conta il bonifico.



