L'altra voce di Torino

Parlare, oggi, della storica testata della Gazzetta del Popolo può apparire un fatto singolare e, come ovvio, squisitamente storico. Appunto, da consegnare agli archivi storici. Eppure proprio quella testata, la sua storia concreta, il suo ruolo e la sua funzione - paradossalmente quasi unica in Italia - sono, ancora oggi, ricche di significato e soprattutto cariche di innovazione e di buon giornalismo. Ha fatto bene, pertanto, la Fondazione Carlo Donat-Cattin organizzare al riguardo un apposito convegno che si terrà mercoledì prossimo a Torino. Convegno che ha un titolo altrettanto significativo per la storia giornalistica di Torino e del Piemonte: “L’altra voce di Torino. Claudio Donat-Cattin e l’autogestione della Gazzetta del Popolo”.

Perché proprio attorno alla storia e alle vicende che hanno caratterizzato questo quotidiano torinese si intrecciano molti elementi che non solo è bene conoscere nel dettaglio ma anche, e soprattutto, approfondire per la funzione specifica che quel giornale ha avuto nel panorama giornalistico e politico di Torino, del Piemonte e dell’intero paese. Sono molti i tasselli che si incrociano in questo mosaico e che, sicuramente, saranno declinati ed approfonditi durante il convegno presso la Fondazione torinese.

Innanzitutto dal 1° agosto del 1974 e per lunghi 14 mesi, proprio la Gazzetta del Popolo di Torino - che, tra l’altro, è uno dei quotidiani più antichi del nostro paese - uscì in autogestione. Ovvero, e attraverso una prassi del tutto originale, fu scritta, stampata e diffusa nelle edicole e nelle strade dai suoi giornalisti e dai poligrafici. Un’operazione, appunto, del tutto inusuale, nonché molto coraggiosa e innovativa, che ebbe in Claudio Donat-Cattin uno dei suoi leader principali e più carismatici. Claudio Donat-Cattin, scomparso nel 2022, primogenito di Carlo, lo storico “Ministro dei lavoratori” e leader indiscusso della sinistra sociale della Dc nonché statista, che ha poi avuto nel corso degli anni una ricca, intensa e significativa carriera giornalistica. È stato, infatti, vicedirettore della Gazzetta del Popolo - giocando, appunto, un ruolo di primo piano nella conduzione e nella gestione concreta del quotidiano -, vicedirettore de il Giorno, vicedirettore di Raiuno, ideatore e autore della trasmissione di Raiuno “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa. Una carriera, quindi, di grande importanza ma che ebbe inizio proprio alla Gazzetta del Popolo come giornalista della cronaca di Torino, sindacalista dell’Associazione Stampa Subalpina e della Federazione Nazionale della Stampa italiana.

Ma, ed è la seconda considerazione, rileggere oggi la storia e la concreta esperienza della Gazzetta della Popolo ci porta alla conclusione che la Gazzetta non solo ha garantito per molti anni un forte e qualificato pluralismo editoriale, giornalistico, politico e culturale ma, soprattutto, ha contribuito a creare un pezzo - ancorché di grande qualità professionale - della storia del giornalismo italiano. E cioè, giornalisti che hanno poi rivestito ruoli importanti e significativi nella carta stampata e nella televisione italiana. E questo grazie alla “scuola” maturata proprio alla Gazzetta del Popolo di Torino, in quella storica sede del quotidiano di corso Valdocco 2.

Certo, la Gazzetta ha chiuso i suoi battenti a fine dicembre del 1983 dopo 135 anni di pubblicazioni e per le note difficoltà economiche. Ma ancora oggi, ad oltre 40 anni dalla sua chiusura, quando si parla della Gazzetta del Popolo si cita un quotidiano che è entrato nella storia del giornalismo torinese, piemontese e nazionale. Un giornale antico, già testimone delle vicende risorgimentali e che ha saputo reggere la sfida e la concorrenza con altre “potenze” giornalistiche grazie, soprattutto, se non quasi esclusivamente, alla capacità, alla professionalità e alla qualità dei suoi attori principali. Cioè giornalisti e poligrafici. E grazie, soprattutto, al coraggio e all’innovazione dei suoi protagonisti.

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