Quella classe dirigente Dc
Giorgio Merlo 13:53 Sabato 26 Settembre 2026
C’è una palese e persin violenta contraddizione che emerge in modo sempre più macroscopico. E cioè, in tutti i circoli e i salotti radical chic di sinistra del nostro paese, periodicamente, si continua imperterriti a ridicolizzare, ad umiliare se non addirittura ad infangare la storia e l’esperienza politica e di governo cinquantennale della Democrazia Cristiana. I vari Mieli, Gruber, Cazzullo, Formigli, Augias e compagnia cantante non perdono occasione, quando commentano le vicende politiche del passato, di emettere sentenze inappellabili contro il ruolo e il progetto politico e di governo della Dc. E, nello specifico, della sua classe dirigente. Cioè dei leader e soprattutto degli statisti che hanno caratterizzato la storia del più grande partito popolare, interclassista e di massa dal secondo dopoguerra in poi nel nostro paese.
Ora, e al di là del pregiudizio ideologico e politico atavico ed incallito della cosiddetta “intellighenzia” di sinistra - politica, intellettuale, accademica, giornalistica e televisiva - è indubbio che proprio la classe dirigente della Dc continua ad essere un “modello” per chiunque possa e voglia declinare una cultura di governo nel nostro paese. Per svariate motivazioni. Dallo “stile” inconfondibile di quei leader alla capacità di sapere tradurre concretamente le istanze e le domande di larghi settori della società italiana in provvedimenti di governo; dalla coerenza sui “fondamentali”- penso, per fare un solo esempio, alla politica estera e a quella in materia istituzionale - al saldo ancoraggio alla cultura politica che storicamente ha caratterizzato quella esperienza politica. E, in ultimo ma non per ordine di importanza, alla preparazione e alla competenza, politica e tecnica, che ha sempre contraddistinto il comportamento concreto della classe dirigente di quel partito.
Alla luce di queste persin semplici considerazioni, sarebbe difficile, molto difficile, tracciare dei confronti seri ed attendibili con le classi dirigenti contemporanee. E questo per la semplice ragione che non c’è alcun ingrediente che possa accomunare quella antica e lontana esperienza politica con quella attuale. Cultura di governo, cultura politica di riferimento, conoscenza e lettura della società in cui si agisce, stile istituzionale e competenza politica non sono tasselli intercambiabili. Certo, quella era una classe dirigente che non rispondeva affatto alle costanti che oggi sono molto gettonate. E cioè, dal populismo al massimalismo, dall’estremismo al radicalismo. Perché queste sono derive che, anche senza il permesso dei salotti radical chic, sono e restano alternativi ed incompatibili con qualsiasi seria e credibile cultura di governo. Derive che, purtroppo, sono perfettamente sovrapponibili alle attuali classi dirigenti. Presenti in dosi massicce sia nella coalizione di centro destra e sia, soprattutto, nell’attuale alleanza di sinistra e progressista.
Ecco perché quando si continua a parlare della Dc e della sua classe dirigente ci vorrebbe meno approssimazione da parte dei nostri predicatori radical chic. È del tutto comprensibile l’odio e il disprezzo radicati verso la Dc e verso tutto ciò che ha rappresentato quel partito nella storia politica e democratica del nostro paese. Ma sarebbe curioso sapere, e conoscere, quali sono state le classi dirigenti di governo più preparate, più competenti, più serie, più affidabili, più rappresentative, più credibili e più apprezzate a livello europeo ed internazionale nella storia democratica del nostro paese dal secondo dopoguerra in poi. Sarebbe importante, al riguardo, che i vari Augias, Mieli, Cazzullo, Floris, Gruber e Formigli ci istruissero meglio e con maggior approfondimento. Anche perché molti di noi non si sono ancora accorti di questa straordinaria novità e, soprattutto, di questa rara autorevolezza politica e di governo delle classi dirigenti dopo quella declinata dagli uomini e dalle donne della Democrazia Cristiana.



