SANITÀ

Stremati dall'attesa dei pannoloni.
Le falle dietro lo scaricabarile

In Piemonte continua l'odissea per moltissime famiglie di anziani e disabili. L'appello di due fratelli con l'anziana madre allettata. Ma nelle good news di Riboldi manca quella più attesa. Chiesto ad Amos di raddoppiare le confezioni. L'attenzione della magistratura

“Da settimane siamo costretti a comprare gli ausili a nostre spese, in quanto la prevista consegna nella data concordata del 20 agosto non è mai avvenuta. Sono state inoltrate decine di mail e fatte centinaia di telefonate senza ottenere la soluzione del problema”. Quella che Fabio e Gabriella di Moncalieri raccontano con dovizia di particolari è la storia di due fratelli che si prendono cura della loro mamma novantenne e di un sistema che, in Piemonte, non fa altrettanto con gli anziani e i disabili.

Una storia che, purtroppo, non è un’eccezione. Le consegne dei pannoloni non effettuate sono ancora migliaia ed è impossibile conteggiare le telefonate che continuano a essere fatte a un numero che quasi mai risponde e che, dopo cinque secondi di vana attesa, fa cadere la linea. Richieste che finiscono nel vuoto. Peggio: contro un muro di gomma, sul quale rimbalzano anche le responsabilità in uno stucchevole scaricabarile.

Tanti i casi come quello che i figli della signora Anna riferiscono in una lettera indirizzata all’assessore Federico Riboldi e fornita allo Spiffero. A fronte di una richiesta fatta il 18 luglio, la consegna indicata un mese dopo non c’è mai stata e, intanto, è trascorso un altro mese senza che accadesse nulla, mentre “il numero di telefono assistenziale messo a disposizione degli utenti per segnalare la mancata consegna risulta perennemente occupato, con la segreteria telefonica satura, quindi impossibilitata alla ricezione dei messaggi”.

Servono 2mila pacchi al giorno

Una data importante, quella citata nella lettera per la mancata consegna. Proprio alla fine di agosto, infatti, il disservizio aveva già assunto dimensioni più che allarmanti, a dispetto dell’atteso cambio di passo annunciato dall’assessore. La gestione del magazzino e la preparazione dei pacchi erano state affidate ad Amos, dopo la rescissione del contratto con il precedente appaltatore a causa delle inadempienze.

È in quei giorni che la società, partecipata interamente da cinque aziende sanitarie regionali, riceve una richiesta dall’Asl di Asti. Quest’ultima è capofila dell’affidamento in house e socia di Amos insieme alle due Asl di Cuneo, al Santa Croce e Carle e all’Irccs di Alessandria.

L’Asl diretta da Giovanni Gorgoni, in accordo con la Direzione regionale della Sanità, guidata da Antonino Sottile, chiede ad Amos di aumentare fino a 2mila pacchi al giorno la preparazione degli ausili per recuperare gli arretrati. Un incremento indispensabile, ipotizzato almeno per alcune settimane, che però non si è mai verificato.

Nel frattempo Amos – anche attraverso la prolissa nota di un legale – precisa fatti e circostanze, spiegando che i disservizi nelle consegne non dipendono dalla società, bensì dai corrieri cui l’Asl astigiana ha affidato gli appalti per distribuire a domicilio i pannoloni. Una tesi tornata nei giorni scorsi in un’altra lettera, questa volta inviata dalla direzione di Amos nientemeno che ai suoi azionisti poche ore prima dell’assemblea in cui si sarebbe discusso della questione.

La lettera di Amos

Una mossa dalla finalità incerta, ma che sicuramente ha suscitato irritazione in più di un destinatario e che, comunque, non ha affatto risolto i problemi delle famiglie degli anziani e dei disabili. Problemi semmai mitigati, anche se solo parzialmente, dall’intervento delle farmacie, cui la Regione si è rivolta per garantire la distribuzione attraverso un sistema collaudato e attuabile proprio in casi come questo.

“Oltre ad aver fatto le telefonate, ci siamo recati al magazzino della Macrolog in via Leonardo da Vinci a Grugliasco – ricordano i fratelli di Moncalieri, riferendosi alla sede di una delle ditte incaricate delle consegne a domicilio – dove veniva rilasciato un foglio in cui si attestava che la fornitura era mancante. Chiedevamo da dove dovesse arrivare la fornitura – si legge ancora nella lettera – e rispondevano: dai magazzini di Fossano”, ovvero quelli utilizzati da Amos.

Il vertice al grattacielo

Un particolare importante, quello ricordato dai figli dell’anziana costretti ad acquistare i pannoloni, perché spiega un altro passaggio avvenuto nei giorni scorsi, esattamente giovedì, quando al grattacielo della Regione, negli uffici della Direzione Sanità, sono tornati a riunirsi i vertici delle aziende che detengono il capitale sociale di Amos.

Il clima è teso: non per contrasti interni o con il vertice tecnico della Sanità, ma proprio per quei disagi che continuano a gravare su una parte considerevole di una platea di oltre 70mila piemontesi e per quella mancata risposta della società in house alla richiesta di fornire ai corrieri un numero superiore di pacchi giornalieri.

La richiesta reiterata ad Amos dopo il vertice in Regione non solo mette in evidenza come quella precedente non sia stata esaudita, pur essendo trascorso un mese, ma soprattutto fa vacillare la tesi che addossa la responsabilità delle mancate consegne ai vettori delle società che hanno in appalto questo servizio finale della filiera.

Corrieri: più pacchi, più soldi

Il fatto stesso che i corrieri, in base all’appalto assegnato dall’Asl di Asti, vengano retribuiti in funzione del numero di pacchi consegnati renderebbe difficilmente spiegabile un loro comportamento del tutto antieconomico: far viaggiare autocarri e furgoni semivuoti, sostenendo i costi del carburante, per incassare meno del previsto.

Se proprio l’Asl capofila, insieme alla Direzione regionale, ha chiesto nuovamente ai vertici della società – diretta da Mariateresa Buttigliengo e il cui cda è presieduto dall’ex consigliera regionale Maria Carla Chiapello – di quasi raddoppiare la preparazione delle confezioni giornaliere, appare evidente come quanto sta accadendo non sia riconducibile soltanto ai corrieri. E diventa ormai difficile non definire uno scandalo ciò che da settimane si sta consumando ai danni delle fasce più deboli della popolazione.

Il silenzio dell’assessore

I due fratelli di Moncalieri scrivono a Riboldi di “aver esaurito le forze, non sapendo più a chi rivolgere il nostro appello”. E la loro “odissea che una famiglia che si prende cura di un proprio famigliare deve sopportare” è quella di moltissimi altri. Ma nelle immancabili e costanti “good news della sanità” propalate dall’apparato comunicativo dell’assessore manca ancora quella più attesa e importante: la fine di un disservizio che continua ormai da mesi.

E chissà che qualche novità non arrivi da altri palazzi. Segnalazioni ed esposti sui pesanti disservizi sarebbero finiti, già da qualche tempo, anche sul tavolo di alcuni uffici giudiziari, che avrebbero avviato accertamenti e indagini per verificare l’esistenza di eventuali irregolarità e responsabilità. Voci in tal senso circolano con insistenza negli ultimi giorni e una loro conferma non stupirebbe affatto. Anzi.

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