PALAZZO LASCARIS

Marrone alla corte dei Savoia.
"A che titolo era lì?"

Il vicepresidente della Regione Piemonte partecipa alle celebrazioni degli Ordini Dinastici della Real Casa, con tanto di foto in abito da cerimonia. Avs interpella la Giunta e presenta un'interrogazione parlamentare sulla (presunta) compravendita dei titoli nobiliari

Che Maurizio Marrone abbia una vena nostalgica è cosa ormai risaputa, ma questa volta il Ventennio c’entra poco: le cause sono assai più “nobili”. Una serie di foto, trasformatesi rapidamente in caso politico, ritraggono il vicepresidente della Regione Piemonte, assessore al Lavoro e al Welfare nella giunta guidata da Alberto Cirio nonché esponente di punta di Fratelli d’Italia a Torino, che pensa proprio a lui come sfidante del sindaco Stefano Lo Russo nella corsa a Palazzo Civico, compare la cocolla dell’Ordine Mauriziano.

Alle sue spalle c’è il mondo degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia, riunito nel fine settimana a Torino e alla Reggia di Venaria per il Capitolo degli Ordini Cavallereschi sabaudi. Una scena che potrebbe anche essere liquidata come una rievocazione storica, non fosse per il fatto che ha come protagonista non un privato cittadino, bensì un rappresentante delle istituzioni repubblicane. E la presenza di Emanuele Filiberto, finito già nel mirino per una presunta compravendita di titoli nobiliari tramite la piattaforma Royal Protocol, non migliora di certo la posizione dell’assessore.

I quesiti di Avs

Così la presenza di Marrone, che ha postato anche uno degli scatti sul suo profilo Instagram, ha aperto a più di un interrogativo: perché era lì? In che veste? E, soprattutto, quella cocolla rappresentava soltanto l’abito di una cerimonia oppure un’onorificenza effettivamente ricevuta? Sono le domande che Alleanza Verdi e Sinistra porterà nella seduta di domani in Consiglio regionale, chiedendo comunicazioni urgenti alla Giunta. A firmare la presa di posizione sono le rappresentanti di Avs a Palazzo Lascaris, con la capogruppo Alice Ravinale e le consigliere Valentina Cera e Giulia Marro. Marrone, sostengono, ha giurato sulla Costituzione e rappresenta una delle massime cariche istituzionali del Piemonte. Da qui la contestazione sulla sua partecipazione alle celebrazioni organizzate dagli Ordini Dinastici sabaudi.

Il nodo della questione non sarebbe dunque la semplice presenza a un appuntamento mondano o storico-culturale. Il problema nascerebbe dal contesto: proprio mentre Emanuele Filiberto è finito al centro di interrogativi politici, giornalistici e giudiziari sulle modalità di conferimento delle onorificenze sabaude, un rappresentante della Repubblica si presenta a una cerimonia della stessa organizzazione e si mostra con i simboli dell'Ordine Mauriziano. Una coincidenza che considerata tutt’altro che irrilevante: “Il Piemonte non merita nostalgici della monarchia alla guida della Regione”, hanno scritto le tre esponenti di Avs, annunciando la richiesta di chiarimenti in Aula.

Due vicende che si incrociano

La polemica regionale arriva infatti nello stesso momento in cui a Roma Marco Grimaldi, deputato torinese e vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’Economia e delle Finanze, dell’Interno e della Cultura.

L'interrogazione parte proprio dal Capitolo degli Ordini Cavallereschi sabaudi dell’ultimo fine settimana: Grimaldi chiede al governo, tra le altre cose, se ritenga necessario esercitare una vigilanza sulla gestione amministrativa e sulla legittimità degli atti della Fondazione Ordine Mauriziano, ente pubblico istituito dallo Stato italiano. L’interrogazione menziona inoltre un sistema nel quale le somme sarebbero destinate all’Aicods, associazione privata con sede a Ginevra, e chiede chiarimenti sui relativi flussi economici.

Sono circostanze e ricostruzioni che costituiscono oggetto di contestazione politica e di iniziative giudiziarie: non equivalgono, di per sé, a un accertamento definitivo di responsabilità. Ma sono elementi sufficienti a rendere la fotografia di Marrone decisamente meno innocua.

Il paradosso dell’Ordine Mauriziano

C’è poi un cortocircuito tutto piemontese, e persino nominale. L’Ordine Mauriziano ha infatti una storia che affonda le proprie radici nella monarchia sabauda, ma oggi esiste anche una Fondazione Ordine Mauriziano, ente pubblico riconosciuto dall'ordinamento italiano. La denominazione, dunque, rischia di creare confusione tra piani diversi: l’istituzione pubblica e l’ordine dinastico legato alla Casa di Savoia. Ed è proprio qui che la fotografia acquista un significato istituzionale, con la legge 178 del 1951 disciplina il conferimento e l’utilizzo in Italia delle onorificenze non nazionali.

Il problema non è quindi stabilire se sia consentito ricordare la storia dei Savoia — evidentemente sì — ma capire che cosa significhi indossare oggi, da rappresentante delle istituzioni repubblicane, i simboli di un ordine dinastico. È del tutto evidente che dalla sola fotografia non è possibile dedurre che Marrone abbia ricevuto o accettato un titolo, né che abbia commesso alcuna violazione della legge. Ma è proprio questo il punto che dovrà essere chiarito.

Non solo folklore

Perché se Marrone fosse stato semplicemente un invitato a una manifestazione privata, la vicenda avrebbe un peso diverso. Se invece avesse partecipato in qualità di membro, insignito o rappresentante di un ordine dinastico, le domande diventerebbero inevitabilmente più precise.

Quale ordine? Quale incarico? Quale decorazione? Conferita da chi? In quale veste era presente il vicepresidente della Regione? E ancora: l’abito indossato nella fotografia era semplicemente quello previsto per la cerimonia o corrispondeva a un’onorificenza formalmente attribuita? Tutti dettagli che, in una vicenda del genere, dettagli non sono.

Perché un conto è la nostalgia privata per una dinastia che non regna più. Un altro è la rappresentazione pubblica di quella tradizione da parte di chi siede ai vertici di un’istituzione nata dalla Repubblica.

La Repubblica e il fantasma della monarchia

Così a ottant’anni dalla nascita della Repubblica e dalla fine della Monarchia, mentre il Parlamento discute delle attività economiche legate agli ordini sabaudi e chiede lumi sui rapporti con un ente pubblico come la Fondazione Ordine Mauriziano, il vicepresidente della Regione Piemonte compare sui social con i simboli di quella tradizione dinastica.

Ribadendo che ciò non significa automaticamente che Marrone abbia assunto un titolo nobiliare o che abbia violato una norma, rende perfettamente legittima la domanda posta dalle esponenti rossoverdi, che ora attendono una risposta.

E forse sarà proprio quella risposta a stabilire se la fotografia resterà soltanto una curiosa cartolina sabauda dal sapore retrò o si trasformerà rapidamente in una delle vicende più singolari di questo lungo autunno piemontese.

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