Sanità, 5 miliardi non bastano:
le Regioni ne vogliono 6,8
Stefano Rizzi 16:41 Martedì 29 Settembre 2026
Un documento della Conferenza in discussione oggi alza la posta rispetto alle indicazioni del ministro. Nel 2027 in Piemonte arriverebbero circa 600 milioni in più, Dai governatori anche la proposta di abolire i tetti di spesa sul personale
Per il ministro Orazio Schillaci la sanità, nel prossimo anno, ha bisogno di 5 miliardi in più. Ma le Regioni rilanciano e alzano la posta: la prossima legge di Bilancio deve prevederne 6,818. La cifra è quella che compare nel documento che proprio in queste ore è in discussione nella seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni, convocata per affrontare «le priorità in vista della legge di Bilancio 2027, con particolare attenzione al tema del finanziamento del Servizio sanitario nazionale».
Le ulteriori risorse richieste si basano sulla necessità, espressa dai governatori, di avere a disposizione per l’anno venturo circa 1,7 miliardi in più per il personale, poco meno di 3,5 per tutti quei capitoli di spesa non vincolati da tetti – come invece accade per gli organici – e 1,5 per l’innovazione terapeutica.
Nodo personale
Ma è proprio quello del personale il nodo principale, che lega la voce di spesa specifica a quella per la quale non è fissata alcuna soglia, componendo così la stragrande maggioranza degli stanziamenti aggiuntivi richiesti per il 2027. A questi si aggiungono – secondo il documento delle Regioni – altri 5,450 miliardi per il 2028 e 5,721 per il 2029, portando il totale del prossimo triennio a circa 18 miliardi.
Non è un caso che in Piemonte – rappresentato alla riunione della Conferenza dall’assessore Federico Riboldi – da qualche mese si sia alle prese con la ricognizione sull’impiego appropriato del personale nelle aziende sanitarie e ospedaliere, accompagnata dal contestato congelamento delle assunzioni in attesa dell’esito della verifica.
Organici sotto esame
Un approfondimento dal quale potrebbe facilmente emergere il peso che sui bilanci ha il ricorso a figure esterne alle piante organiche, fornite da cooperative e società di servizi. Proprio per la natura contrattuale dell’ingaggio, questi costi non finiscono alla voce «personale», bensì in quella di «beni e servizi», priva di tetto e per la quale le Regioni chiedono, a livello nazionale, un aumento delle risorse pari a circa 3 miliardi e mezzo.
Voci diverse che, però, finiscono naturalmente nello stesso bilancio delle aziende. Sempre restando in Piemonte, queste hanno inizialmente previsto per il 2026 un disavanzo complessivo di 879 milioni, ovvero circa duecento milioni in più rispetto all’aumento che le casse regionali riceverebbero l’anno prossimo nel caso venisse accolta appieno la richiesta in discussione questo pomeriggio a Roma.
Senza più tetti
Dalla Conferenza delle Regioni non arriva soltanto la richiesta al Governo di maggiori risorse per i prossimi tre anni. Nel documento figura anche la proposta di superare l’attuale sistema dei tetti di spesa per il personale, introducendo nuovi parametri per calcolare i fabbisogni di risorse professionali e finanziarie, legati alla programmazione regionale, all’equilibrio di bilancio – tasto sempre dolente per il Piemonte – e al rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
Innovazioni che, nello schema delle Regioni, dovrebbero andare di pari passo con aumenti di stipendio per medici e infermieri, nonché con l’assegnazione di maggiori risorse per l’emergenza-urgenza. Le ultime stime indicano infatti nei Pronto Soccorso italiani una carenza di non meno di 3.500 medici, colmata ancora in molti casi ricorrendo ai gettonisti, i cui costi non vengono imputati alla voce del personale, ma appunto a quella di beni e servizi.
Una lista della spesa che non finisce qui, quella presentata dalle Regioni in vista della legge di Bilancio. E oggi è davvero difficile escludere che quei numeri possano essere rivisti al ribasso o addirittura finire in un cassetto, in attesa di tempi migliori.



