POLITICA & GIUSTIZIA

Corte dei Conti, Regioni contro. "Riforma dannosa per i cittadini"

Il decreto che cambia la giustizia contabile al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Centrosinistra sulle barricate. Fraiolo, capo della Procura del Piemonte: "La nuova legge depotenzia il nostro ruolo. A rischio il recupero di risorse spese male"

Si consumerà sul terreno delle Regioni l’ulteriore battaglia della guerra contro la riforma della Corte dei Conti, ingaggiata da un vasto fronte che va dai partiti di opposizione alla gran parte della stessa magistratura con l’Amcc (l'Associzione magistrati Corte dei Conti) che ha definito i cambiamenti introdotti dal Governo “pericolosi per le tutela dei diritti dei cittadini”.

Ottenuta la bollinatura, ovvero il via libera della Ragioneria Generale dello Stato, il decreto attuativo uscito lo scorso 4 agosto da Palazzo Chigi è ora atteso all’esame della Conferenza Stato-Regioni: un passaggio cruciale visto che l’intesa da parte degli enti territoriali deve essere frutto di un’approvazione all’unanimità che ben difficilmente arriverà vista la posizione nettamente contraria delle Regioni amministrate dal centrosinistra.

La prospettiva pressoché certa di veder allungare i tempi di questa tappa, così come di quelle successive per l’analisi del testo nelle commissioni parlamentari, si intreccia con il dibattito sempre più acceso sulle conseguenze di una riforma a cui i suoi detrattori imputano un malcelato intento di un controllo politico della magistratura contabile e un non meno rilevante depotenziamento.

Più poteri a Roma 

Tra i cambiamenti più eclatanti e discussi della riforma ci sono i maggiori poteri assegnati a Roma, ovvero al Procuratore Generale la cui firma sarà indispensabile per atti che contestino danni erariali da 10 milioni di euro in su a presidenti di regione, sindaci e assessori di capoluoghi, anche di provincia o città metropolitana, ma che potrà avocare le indagini in una numerosa fattispecie di casi.

Tra le innovazioni oggetto di forte contestazione c’è anche quello che è oggettivamente difficile non definire come un depotenziamento del ruolo delle Procure della Corte nelle singole regioni. “Con l’entrata in vigore della nuova legge al vertice di una Procura non sarà più previsto un magistrato con il grado di presidente di Sezione, ma di grado inferiore”, spiega Fernanda Fraioli che questo ruolo lo riveste in Piemonte, proprio con il grado di presidente di sezione come attualmente accade anche nelle altre 18 Procure della Corte dei Conti sul territorio nazionale.

Il fronte piemontese

Magistrato di lungo corso al culmine della carriera e con ruoli rivestiti in varie regioni, autrice di testi sul diritto della sanità, Fraioli guida la Procura in Piemonte dal novembre del 2024. Dal suo ufficio hanno preso le mosse tante indagini in più di un settore della pubblica amministrazione, compreso quello della sanità.

Altre indagini di cui ovviamente non è dato sapere potrebbero essere in corso, perché quella della magistratura contabile è un’azione quasi sempre meno eclatante e sotto i riflettori di altre, ma non meno importante visto che si tratta dell’impiego – diretto o indiretto - del denaro pubblico.

Procuratori "degradati"

Un’azione che con l’attuazione completa della riforma – secondo chi la contesta – rischia si essere fortemente compromessa. “Siamo di fronte a un depotenziamento. Io non la considero una cattiveria nei nostri confronti del legislatore, assolutamente. Osservo, però – spiega Fraioli nel colloquio con lo Spiffero – gli effetti che si potranno produrre. Se la legge vuole queste cose, significa che va nella stessa direzione degli altri articoli che configurano diversamente la colpa e il dolo. La rivoluzione, se così la vogliamo definire, non si limita alle Procure, ma è evidente che ci sia una diminutio del ruolo delle stesse Procure che oggi hanno al vertice magistrati all’ultimo grandino della carriera e domani non sarà più così. I vertici delle Procure nelle varie sezioni regionali sono i dominus di quell’ufficio e i rapporti con la Procura Generale sono di collaborazione, ma domani questo rapporto cambierà”.

Avocazione con un click

Una gerarchia destinata a mutare con una funzione del vertice centrale che avrà la possibilità “semplicemente con un click di avocare a sé il fascicolo e di decidere”, senza neppure l’onere di motivare questo atto. “Un’altra aberrazione assurda della nuova legge – prosegue il Procuratore per il Piemonte – è rappresentata dalla possibilità di inviare dalla Procura Generale in quelle regionali personali in supporto. Non è lesa maestà, ma rispetto dei ruoli e delle funzioni”.

Fraioli ripete quel concetto di lesa maestà per escluderlo con forza anche e soprattutto nella battaglia che i magistrati contabili non rinunciano a combattere “per far comprendere al potere politico che in ballo c’è un problema di efficienza: congegnata in questo modo la riforma, la Corte non può funzionare. E non deve funzionare per noi magistrati, ma per gli amministratori pubblici e la popolazione. Noi siamo i custodi di ciò che è pubblico in termini di risorse economiche e anche umane”.

I conti della sanità

Una prospettiva che in Piemonte, proprio per la situazione dei conti della sanità, può apparire ancora più preoccupante, perlomeno da chi intravvede rischi e conseguenze dalla riforma attesa proprio al vaglio delle Regioni.

Le recenti notizie dell’intervento della Corte dei Conti con la chiamata in audizione del direttore generale di Agenas Angelo Tanese e del capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei per verificare il sistema di monitoraggio delle liste d’attesa e l’esito delle ingenti risorse finanziarie impegnate, arrivano proprio mentre c’è chi paventa una mano pesante della politica sulla giustizia contabile.

“La funzione delle Procura quando chiama qualcuno perché lo ritiene responsabile, nello specifico del settore sanitario - spiega il capo della Procura piemontese -  rimanda a spese sostenute dalla struttura pubblica che significano meno risorse per i servizi, liste di attesa più lunghe perché ci sono casi di gestione non corretta. La nostra azione come Procura è puntuale, andando a occuparci di cose precise in uno specifico momento. Se viene limitata la possibilità di perseguire chi crea un danno, non si consente all’amministrazione sanitaria o di altro genere di rientrare di quelle somme spese illegittimamente. Le nostre condanne portano a riportare i soldi alla collettività e tutti gli illeciti che non si riusciranno a perseguire a causa della nuova legge saranno risorse che l’amministrazione, a maggior ragione quella sanitaria, non riuscirà a riavere. Ecco il grosso danno per i cittadini”.

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