Da Vannacci a Rizzo: remigrazione da Futuro Nazionale
Davide Depascale 16:28 Venerdì 02 Ottobre 2026Dopo le defezioni dalla Sardegna, da Latina e da Benevento, a Cuneo tredici comitati e circa 550 tesserati lasciano il partito del Generale per Italia Domani, nuovo progetto politico dell'ex comunista che domani celebra il congresso fondativo: "Ci stanno cercando da tutta Italia"
Generale, dietro la collina ci sta Marco Rizzo. Dopo le fuoriuscite dalla Sardegna, altri gruppi territoriali annunciano l’addio a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Ora è la volta della provincia di Cuneo: tredici comitati, per un bacino dichiarato di circa 550 tesserati, contestano le modalità di nomina dei vertici locali e regionali.
Secondo uno dei suoi referenti e firmatario della lettera, Giovanni Seia, in Fn “non c’è meritocrazia né democrazia”, contestando la nomina e le sue modalità del segretario provinciale Beppe Lauria e del coordinatore regionale, il deputato Emanuele Pozzolo. Così guarda a Italia Domani, il nuovo partito di Rizzo dopo la rottura con Democrazia Sovrana e Popolare, che domani celebra il congresso fondativo e si prepara ad accoglierne altri: “Nell’ultima settimana sono arrivati 1500 nuovi tesserati, più della metà arrivano da Vannacci”, racconta a Lo Spiffero.
La lettera
A muoversi sono i referenti di tredici comitati territoriali della Granda, che dichiarano di rappresentare complessivamente circa 550 tesserati. La loro decisione è stata formalizzata in una lettera firmata da Giovanni Seia, referente cuneese ed ex tessera numero 423 di Futuro Nazionale. Dieci comitati hanno già una struttura definita, mentre altri tre — Bra, Caramagna e Rocca de’ Baldi — vengono indicati come in fase di definizione. I promotori parlano di una sospensione dal partito e dichiarano di essere in contatto con Italia Domani.
Al centro della protesta c’è soprattutto il metodo di selezione dei dirigenti territoriali. I fuoriusciti contestano la nomina di Lauria alla guida provinciale di Cuneo e di Pozzolo alla segreteria regionale piemontese, sostenendo che tali incarichi avrebbero dovuto essere definiti attraverso un percorso congressuale e non direttamente dalla struttura nazionale.
È una ricostruzione che gli autori della lettera presentano come la ragione principale della rottura. Secondo Seia e gli altri referenti, le nomine avrebbero prodotto una spaccatura nel partito piemontese e sarebbero il sintomo di un problema più generale di democrazia interna.
Il nodo Alemanno
La seconda ragione della rottura è politica e identitaria. Una parte dei militanti che stanno lasciando Futuro Nazionale sostiene di non riconoscersi nell’evoluzione assunta dal partito dopo l’ingresso di esponenti provenienti da Indipendenza, il movimento fondato dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e confluito nel partito di Vannacci.
È proprio questa scelta ad avere contribuito, secondo Seia, alla sua decisione di rompere con il partito. Il referente cuneese sostiene che Futuro Nazionale si sia progressivamente riempito di esponenti di estrema destra e afferma di non riconoscersi in quella collocazione.
“Vannacci ha appaltato il partito”
Seia non risparmia critiche nemmeno al leader. “Lui è stato un grande militare perché come incursore riesce a sfondare le linee nemiche, ma per farlo ha bisogno di una grande squadra dietro”, mentre politicamente allo stato attuale lo definisce “un gigante dai piedi d’argilla”.
Il giudizio più duro riguarda il rapporto tra il leader e la struttura organizzativa. Secondo Seia, Vannacci avrebbe sostanzialmente delegato la gestione politica del partito ai nuovi arrivati provenienti da Indipendenza. Da qui la sua definizione di un partito nel quale il generale avrebbe appaltato l’organizzazione ad Alemanno e ai suoi camerati.
Il viaggio a Firenze
Nella lettera di addio, i comitati cuneesi indicano un altro momento di rottura nella circolare del 23 settembre. Secondo la loro ricostruzione, ai referenti sarebbe stato chiesto di non utilizzare più il simbolo del partito, di non aprire nuovi comitati senza autorizzazione della segreteria e di sottoporre alla struttura regionale le iniziative politiche e quelle sui social.
I promotori sostengono inoltre di aver tentato senza successo di ottenere chiarimenti dai vertici regionali e nazionali. Raccontano di aver cercato il contatto con Pozzolo e Vannacci e di essersi successivamente recati nella sede nazionale di Firenze, dove affermano di essere stati ricevuti con freddezza dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni. È qui che la protesta organizzativa si trasforma definitivamente in rottura politica.
La diaspora vannacciana
La vicenda cuneese si inserisce in un movimento più ampio. Nei giorni scorsi era stata riportata la fuoriuscita di un gruppo di Sassari che sostiene di aver portato circa 500 iscritti verso Italia Domani. A queste sono seguite le defezioni da Cuneo, Latina e Benevento, con complessivamente circa 700 iscritti coinvolti: a Latina il referente Massimo Perrone avrebbe annunciato l’uscita di un comitato indicato in 98 iscritti, mentre a Benevento Federico Paolucci ha invece riferito di circa 40 iscritti che hanno lasciato il partito. E ne sarebbero in arrivo altri, da Catania ma anche da Torino e dalla Romagna.
E la destinazione che va per la maggiore tra i fuoriusciti è il nuovo partito di quella che un tempo era chiamata la testa più lucida del comunismo italiano. Il progetto è nato alla fine dell’estate dopo l’uscita di Rizzo da Democrazia Sovrana e Popolare, formazione che aveva contribuito a fondare insieme a Francesco Toscano: “Mi stanno cercando in tanti, evidentemente dopo Reggio Calabria i nodi vengono al pettine e l’insoddisfazione cresce”, gongola lo storico esponente comunista, passato prima dal Pci, poi in Rifondazione Comunista, da questa ai Comunisti Italiani per sostenere il governo di Massimo D’Alema – nasce qui lo slogan “Rizzo pelato servo della Nato” – e poi nel Partito Comunista, prima della svolta sovranista degli ultimi anni.
Domani con Rizzo
Il passaggio dei gruppi territoriali avviene alla vigilia di un appuntamento centrale per il nuovo partito dell’ex parlamentare comunista: domani è in programma a Roma il congresso fondativo di Italia Domani, allo Spazio Novecento dell’Eur.
Il programma prevede una sessione mattutina riservata a iscritti e delegati, con le votazioni per assemblea nazionale, direzione e segreteria, e una sessione pubblica nel pomeriggio. Tra gli ospiti annunciati figurano, tra gli altri, firme dei quotidiani di destra come Mario Giordano, Francesco Borgonovo, Hoara Borselli, ma anche Francesca Pascale, già compagna di Silvio Berlusconi, e una vecchia conoscenza del mondo vannacciano torinese: il poliziotto Eugenio Bravo, segretario del Siulp Torino che ha più volte ospitato il Generale nei convegni organizzati dal sindacato ed è anche intervenuto all’assemblea costituente di Futuro Nazionale. Visita di cortesia o anche lui è tra i delusi?
Il passaggio da un partito all’altro è ancora in evoluzione e resta da verificare quanti dei circa 550 tesserati indicati dai referenti cuneesi aderiranno effettivamente a Italia Domani. Ma il segnale politico è già evidente: a pochi mesi dalla nascita di Futuro Nazionale, la sfida per Vannacci non è più soltanto quella di costruire una nuova formazione nazionale. È anche quella di trattenere una rete territoriale che inizia a sfaldarsi, guardando verso altri lidi.



