POLITICA & GIUSTIZIA

Gallo, appello a doppio taglio

A un anno dal verdetto di primo grado, l'ex ras delle tessere Pd impugna i 4 anni e 4 mesi inflitti nel processo Echidna. Ma anche la Procura ricorre contro la sentenza nei suoi confronti. Sono nove gli imputati che chiedono di rivedere il verdetto. Udienza il 26 novembre

A un anno dalla condanna, per Salvatore Gallo si riaprono le porte del tribunale. E il secondo grado del processo nato dall’inchiesta Echidna si annuncia a doppio taglio: ad appellare la sentenza del 29 settembre 2025 non è stato soltanto l’ex ras delle tessere del Pd torinese, condannato a 4 anni e 4 mesi, ma anche la Procura.

L’appuntamento è fissato per il 26 novembre, davanti alla quarta sezione penale della Corte d’Appello di Torino. A stabilirlo è il decreto di citazione firmato il primo ottobre, che mette nero su bianco un particolare tutt’altro che marginale: tra gli appellanti figura Gallo, ma poche righe più sotto compare anche il pubblico ministero, che ha impugnato la sentenza proprio nei suoi confronti e in quelli dell’avvocato Mauro Amoroso. Per l’anziano dominus che per decenni ha mosso tessere e preferenze tra socialisti e Pd, dunque, il verdetto del gup non viene rimesso in discussione soltanto nella direzione auspicata dalla difesa.

Una condanna oltre le richieste del pm

Il primo grado si era concluso il 29 settembre dello scorso anno con una pena persino più pesante di quella richiesta dall’accusa. Il pm Valerio Longi aveva chiesto per Gallo 2 anni e 10 mesi; il giudice, al termine del rito abbreviato, ne aveva inflitti 4 anni e 4 mesi. Gallo era stato condannato per peculato, indebito utilizzo di strumenti di pagamento e corruzione elettorale, mentre era stato assolto dall’accusa di tentata estorsione e da altre contestazioni.

Il suo nome era finito nell’inchiesta Echidna, nata dalle indagini sulle infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti legati all’autostrada Torino-Bardonecchia. Una distinzione che resta essenziale: Gallo non era accusato di associazione mafiosa né di legami con le cosche. Le contestazioni nei suoi confronti erano emerse nel corso delle indagini e riguardavano soprattutto il sistema di favori costruito negli anni attorno a Sitaf e Sitalfa, società nelle quali prima aveva rivestito ruoli manageriali e poi aveva mantenuto a lungo la propria influenza.

Tessere per viaggiare gratuitamente sull’A32, carte aziendali, carburante e altri benefit. A molti soggetti, tra cui anche giornalisti. Ma soprattutto la politica. Tra gli episodi per i quali è arrivata la condanna c’è lo scambio di favori finalizzato alla raccolta di preferenze alle amministrative torinesi del 2021. Secondo l’accusa, Gallo si sarebbe interessato affinché una persona ottenesse rapidamente un intervento chirurgico, ricevendo in cambio l’impegno a raccogliere voti per candidati da lui sostenuti.

L’accusa non si accontenta

Ora, però, la vicenda prende una piega ulteriore. Nel decreto appena notificato la formula non lascia spazio a dubbi: il pubblico ministero risulta appellante «nei confronti degli imputati Gallo S. e Amoroso M.». Gallo, dunque, si presenta al secondo grado con due impugnazioni sul tavolo: la propria e quella dell’accusa.

Dal solo decreto non è possibile stabilire quali capi della sentenza siano stati impugnati dalla Procura. Sarebbe quindi azzardato sostenere che l’accusa punti specificamente a ribaltare l’assoluzione per tentata estorsione o un’altra delle statuizioni favorevoli a Gallo. Quel che è certo è che il pm non ha ritenuto soddisfacente l’esito del primo grado anche per la sua posizione. Una circostanza non scontata, visto che la pena inflitta dal gup era già stata superiore di un anno e mezzo rispetto a quella richiesta dall’accusa.

Nove imputati chiedono la revisione

Gallo non è peraltro l’unico condannato a chiedere alla Corte d’Appello di rimettere mano alla sentenza. Dal decreto risultano complessivamente nove imputati appellanti: Carlo Balzamo, Mariarosa Mascolo, Giuseppe Carbone, Francesco D’Assisi Esposito, Giovanna Schiavone, Maria Rotondale, Salvatore Sergi, Pasquale Balzamo e appunto Gallo Tra loro c’è dunque anche Salvatore Sergi, ex dirigente di Sitaf, condannato in primo grado a 3 anni, mentre la Procura ne aveva chiesti due.

Il primo grado del troncone abbreviato si era chiuso con 14 condanne e quattro assoluzioni. Adesso una parte consistente di quel verdetto torna sul tavolo. La data cerchiata sul calendario è il 26 novembre. Per Gallo, ormai 85enne, sarà un nuovo passaggio giudiziario di una vicenda che ha segnato il tramonto del sistema di relazioni costruito in decenni di politica torinese. E a chiedere di cambiare la sentenza non è soltanto lui.