#RESET RIMANDATO

Il Pd congela il dissenso, aspettando Roma

Dopo le contestazioni di ieri, il partito torinese affronta la direzione provinciale. La segretaria Bragantini prova l'ennesima manovra per restare a galla e gestire la sua successione. Stoppata. Si attende l'assemblea nazionale dell'11 maggio

In tempi di Pallacorda, lanci di uova, contestazioni e autoconvocazioni, i monarchi del Pd torinese non hanno nessuna intenzione di fare la fine di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Non vogliono abdicare, ma sono pronti a condividere la gestione del partito allargando la corte, come nel caso di quel direttorio, sorta  di comitato di salute pubblica, di cui la segretaria Paola Bragantini aveva già persino individuato i componenti. Una commissione che, assieme alla segreteria, avrebbe dovuto traghettare il Pd al congresso e che sarebbe dovuta essere guidata da tre bersaniani – l’eminenza grigiastra Giancarlo Quagliotti, Pasquale Centin e il vecchio pci Luciano Marengo, quest’ultimo, a quanto pare, lo avrebbe appreso per vie traverse – e due renziani, Daniele Valle e Silvia Fregolent.

 

Ma proprio dalla casamatta bersaniana e da quelli che un tempo erano i sodali politici della Bragantini sono arrivati i primi niet a un’operazione chiaramente escogitata per garantire lo status quo, attraverso il consolidamento dell'asse tra fassiniani e la famiglia Gallo, grazie al quale la segretaria è riuscita a galleggiare in questi mesi di bufera. Intanto, l’ennesimo colpo di mano tentato ha agitato molto le acque in casa democratica, sia tra gli ex bersaniani, che non hanno nessuna intenzione di essere rappresentati dagli ex Pci da sempre al fianco di Piero Fassino, che tra i rottamatori, dove Valle e Fregolent rappresentano la componente cattolica di Davide Gariglio, una e non certo l’unica ad aver sostenuto il sindaco fiorentino. Gli autoconvocati non fiatano. Loro che si sono sempre ben guardati dallo scatenare un attacco frontale nei confronti della Bragantini, con la speranza di recitare un ruolo da protagonisti nella gestione del partito che verrà, alla fine rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

 

Il caminetto è saltato nel giro di poche ore e ieri ha iniziato a circolare un ordine del giorno del senatore Stefano Esposito in vista della direzione provinciale di domani. Un documento che congela ogni decisione su iniziative e percorsi da intraprendere fino all’11 maggio, quando è programmata l’assemblea nazionale, in cui “verranno definite le procedure congressuali e il gruppo dirigente che le garantirà, dopo le dimissioni del presidente, del segretario e di tutta la segreteria nazionale”. Con l’impegno di riconvocare la direzione provinciale “il primo giorno utile dopo l’11 maggio”. L’odg sta girando via mail e ha già ottenuto riscontri trasversali, dal sindaco di Nichelino renziano Pino Catizone all’ala più sinistra del partito rappresentata dai consiglieri provinciali Caterina Romeo e Pino Sammartano, oltre al presidente della IV circoscrizione Claudio Cerrato. Nell’ordine del giorno, inoltre, Esposito auspica “che medesimo percorso di discussione e deliberativo avvenga nella  direzione regionale piemontese”. Senza bisogno della ghigliottina.