COMUNE DI TORINO

Rimpasto, piatto forte a Lo Russo

L'attuale capogruppo pare destinato a rilevare da Dealessandri il testimone: sarà vicesindaco e assessore all'Urbanistica. Almeno secondo i piani di Quagliotti, l'uomo "ombra" di Fassino. Ancora in alto mare la trattativa con "renziani" e Moderati

Quand’anche non così imminente – come assicurano le veline diffuse dal piano nobile di Palazzo Civico – il tema del rimpasto tiene banco nei conciliaboli politici del centrosinistra torinese. Nemmeno il tempo di ponderare le risoluzioni del vertice di maggioranza di ieri sera, nel quale Piero Fassino ha sancito l’avvio della cosiddetta “fase due” dell’amministrazione comunale, che già circolano più o meno verosimili futuri assetti di giunta. Gran parte del lavoro di ricognizione è assunto da Giancarlo Quagliotti, l’architetto delle retrovie fassiniane, che gira con decine di foglietti nei quali sono annotati i desiderata dei vari partner dell’insubordinata coalizione e le possibili soluzioni.

 

I boatos raccolti poco prima dell’inizio del consiglio comunale odierno danno per certo il congedo di Tom Dealessandri, anello di congiunzione con la stagione chiampariniana e uomo-macchina dell’amministrazione. A rilevarne il testimone sarebbe – sempre secondo le indiscrezioni del momento – il capogruppo del Partito democratico Stefano Lo Russo, a cui verrebbe anche affidata la super delega dell’Urbanistica, a giudizio di molti consiglieri e operatori del settore finora poco valorizzata dall’attuale titolare, l’assessora Ilda Curti. È noto che il sindaco preferirebbe promuovere al rango di numero due Gianguido Passoni, a fronte del buon lavoro svolto nell’impervia missione di mettere in sicurezza le casse del Comune, ma da politico navigato è pronto a fare un passo indietro in nome della realpolitik. Il già oberato assessore al Bilancio (ha pure la responsabilità del Personale) potrebbe essere ulteriore gravato con la delega alle Partecipate, bilanciando in questo modo il peso di Lo Russo.

 

E sempre a proposito di realpolitik Fassino è disponibile a venire incontro alle richieste dei “renziani”, ricavando uno strapuntino per un esponente di quell’area che ha mostrato maggiore turbolenza. Porta sbarrata a Domenico Mangone (che potrebbe trovare “pace” seduto al vertice di una municipalizzata), il ragionamento è aperto sull’ingresso di Domenica Genisio o,in subordine, di Daniele Valle. Basterà a sedare le intemperanze o chiederanno la testa del “fellone” Claudio Lubatti, ex garigliano passato armi e bagagli alla corte fassiniana? E i Moderati, in virtù dell’alleanza – anzi, della “federazione” - con la famiglia Porcino difenderanno l’oggettivamente indifendibile Mariacristina Spinosa o tratteranno la sopravvivenza allo scranno più alto della Sala Rossa dell’altrettanto contestato Giovanni Maria Ferraris?