RIMPASTO

Rumors a Palazzo: Gariglio vicesindaco

Potrebbe essere l'ex presidente del Consiglio regionale il sostituto di Dealessandri. Con lui si sanerebbe la ferita aperta alle primarie cittadine. Se così fosse, semaforo rosso per Mangone e, forse, pure per Lo Russo. Opzione Tricarico

Nelle ultime 24 ore è stata una suggestione che si è rincorsa di bocca in bocca nel mondo politico torinese, e dopo il monito della deputata renziana Silvia Fregolent sullo Spiffero, c’è chi ha iniziato a mettere insieme i pezzi. E se fosse Davide Gariglio il vicesindaco di cui avrebbe bisogno Piero Fassino a Palazzo Civico?

 

Da una parte il consigliere regionale garantirebbe la fine delle ostilità dell’irrequieta ala renziana in Sala Rossa che, dopo il voltafaccia di Claudio Lubatti, rivendica una rappresentanza in giunta; dall’altra un suo ingresso nell’esecutivo, dopo le primarie cittadine del 2011, sarebbe il suggello di una pacificazione a lungo prospettata tra la componente ex Ds del partito e chi, sostenendo l’ex numero uno di Palazzo Lascaris e poi il sindaco fiorentino, chiedeva un rinnovamento nella classe dirigente della politica torinese. L'interessato tace, anche perchè colpito da un grave lutto familiare (sabato scorso è morto il papà), ma non ha mai fatto mistero di guardare a Palazzo Civico come naturale prosecuzione della sua carriera politica. Inoltre, fatto non proprio marginale, un ticket Fassino-Gariglio avrebbe riflessi sul futuro, preconizzando una sorta di passaggio del testimone nel 2016.

 

A rilanciare questo disegno è il sindaco di Nichelino Pino Catizone, anche lui molto vicino a Matteo Renzi, ma allo stesso tempo “amico di Piero”: «Non siamo alla ricerca di poltrone – mette subito le mani avanti – avanziamo una proposta che dal punto di vista politico e amministrativo rafforzerebbe notevolmente Fassino. Gariglio in questo senso potrebbe accettare per mero spirito di servizio». Non solo: tra gli effetti collaterali che questa prospettiva porta con sé ci sarebbe anche l’ingresso in Consiglio regionale di Massimo Pace, primo escluso nella lista del Pd e fedelissimo del primo cittadino settimese Aldo Corgiat, uno dei capataz del partito maggiormente in fibrillazione.

 

Chi rimarrebbe deluso da questo disegno è certamente l’ex assessore Domenico Mangone, tra i più stretti alleati di Gariglio e anche lui tra i renziani della “seconda” ora. E probabilmente le porte sarebbero sbarrate anche per il capogruppo democratico Stefano Lo Russo, che certo non entrerebbe nella squadra di Fassino per occuparsi di qualche delega minore. E allora torna a farsi spazio l’opzione Roberto Tricarico, tra i più apprezzati assessori della giunta Chiamparino, braccio destro del neo sindaco di Roma Ignazio Marino, che tuttavia ha più volte manifestato l’intenzione di rimanere a Torino. In Sala Rossa può contare su molti amici, anche se non si può parlare di una vera e propria corrente a lui fedele e permetterebbe a Fassino di acquisire un credito con un altro sindaco influente del Pd, Marino appunto, che potrebbe essere decisivo in vista delle prossime elezioni al vertice dell’Anci nazionale.