CHIESA E SOCIETA'

Nosiglia tra chi “muore di speranza”

L'arcivescovo di Torino si recherà domani in visita nelle case occupate dai rifugiati. "Un segno tangibile di vicinanza agli ultimi e a chi vive nelle periferie", in sintonia con la volontà di Papa Francesco, che l’8 luglio sarà a Lampedusa

Domani, sabato 6 luglio, l’Arcivescovo Cesare Nosiglia si recherà in visita privata nelle case di Torino, occupate da oltre 600 rifugiati e titolari di protezione. Si tratta delle tre palazzine degli ex Mercati ortofrutticoli all’ingrosso (circa 450 occupanti), dello stabile in via Paganini (80 rifugiati) e dell’edificio in corso Chieri (altri 80 circa). La visita era in programma da tempo. Il 19 giugno scorso, infatti, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, prima della veglia di preghiera «Morire di speranza» in ricordo dei morti in mare, mons. Nosiglia aveva avuto un colloquio con una ventina di rifugiati e aveva espresso loro l’intenzione di andare a trovarli nei centri dove vivono. L’incontro di domani darà seguito a quella promessa.

 

La visita avrà inizio nelle palazzine dell’ex MOI, in via Giordano Bruno, dove il presule incontrerà una rappresentanza degli occupanti. All’uscita alle ore 11.30 l’Arcivescovo condividerà le sue riflessioni e impressioni con i giornalisti che, nel frattempo, vorranno raggiungerlo. Il tour proseguirà poi presso la struttura di via Paganini-via Bologna. L’iniziativa, spiegano dalla Curia, intende essere segno tangibile di vicinanza agli ultimi e a chi vive nelle periferie, in piena sintonia con la volontà di Papa Francesco, che l’8 luglio prossimo visiterà i centri di accoglienza di Lampedusa.

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