TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Pd, “meglio un congresso in due tempi”

L'ex senatrice Magda Negri lancia il sasso: "Separiamo la fase nazionale da quella locale". Ma lo Statuto non lo prevede e sembra difficile un accordo per mettervi mano. Su una cosa è certa: "La data non è più procrastinabile. Rischiamo lo sputtanamento"

«Siamo un partito federale, ma qualcuno vuole continuare a legare i destini delle regioni a quanto accade a Roma». A Torino come nella Capitale, tra militanti e dirigenti democratici continua a tenere banco la querelle legata alla data e alle modalità del congresso. Prima o dopo la fine dell’anno? Contestualmente o in due momenti separati tra livello nazionale e quello regionale? Con primarie aperte ai cittadini o riservate ai soli iscritti? L’ex senatrice Magda Negri, recentemente designata dal numero uno piemontese Gianfranco Morgando a coordinare la segreteria piemontese non ha dubbi: meglio scindere i percorsi congressuali, solo così si valorizzerrebero al meglio le peculiarità locali. Ma per separare i due momenti servirebbe una modifica dello Statuto, ma su questo la Negri è molto meno ottimista: «Se nella prossima commissione per le primarie non si trova una soluzione all'unanimità lo Statuto non cambia» e a quel punto il segretario Guglielmo Epifani non potrà fare altro che fissare la data. E non si può tergiversare oltre. «Non possiamo più tollerare il continuo procrastinare la data - afferma in un colloquio con Lo Spiffero -. Il segretario Epifani è stato votato sulla base di un ordine del giorno nel quale lui stesso si impegnava a celebrare le assisi congressuali entro il mese di ottobre. Ora sinceramente non capisco il ruolo che sta interpretando in questa partita».

 

Negri, nella sua lunga carriera politica, iniziata giovanissima sotto le insegne della falce e martello, militante in quell'area migliorista che aveva tra i suoi maggiori esponenti l'attuale inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano e poi proseguita tra i liberal della Quercia, non ha mai ceduto al conformismo e di certo non lo fa ora che persino la storia della sinistra ha dato ragione a tante sue battaglie. «Ormai rischiamo lo sputtanamento generale» s’infuoca difronte allo spettacole che la parata di leader o aspiranti tali dà ogni giorno sui giornali. Per Magda Negri non è una questione di chi si sostiene nella competizione - «a me per esempio Renzi non convince» - ma di uscire dal «pantano» nel quale si trova il partito. Pochi giorni fa era stato un altro ex parlamentare subalpino, l’ex popolare Giorgio Merlo a rilanciare l’ipotesi di un ulteriore slittamento del congresso per blindare il governo di Enrico Letta, ora c’è addirittura chi, come i pasdaran bersaniani, vorrebbe vedere candidato il premier contro il sindaco fiorentino.

 

Intanto, nell’afosa estate torinese i maggiorenti locali ancora non si sono mossi. Tutti aspettano le regole ed è innegabile che a spostare gli equilibri sarà la candidatura o meno di Renzi. «Una cosa è certa - afferma un amministratore legato al primo cittadino fiorentino - se dovesse candidarsi lui, da Torino a Reggio Calabria, ci sarebbe la corsa a diventare rottamatori e in questo senso c’è chi già si è portato avanti con l’opera, come il sindaco Fassino che certamente vorrà esercitare una golden share». In questo senso viene connotata la candidatura che da più parti si sta avanzando dell’ex parlamentare Fabrizio Morri, storicamente legato all’ultimo segretario dei Ds.