LAVORI IN CORSO

In Officina per costruire la destra “smart”

La rifondazione post berlusconiana passa attraverso un progetto in grado di coagulare le varie anime e nuove appartenenze. Coniugando valori e rappresentanza in chiave innovativa. Convention sabato a Torino con Meloni, La Russa e Ghiglia

Smette il tradizionale abito scuro per indossare un’inedita mise verde la destra piemontese che domani presenterà a Torino il suo “nuovo corso” post berlusconiano. Anzi, si infila la blusa da meccanico, giacché se da opposte sponde si rottama, da queste parti si intende assemblare i componenti per dare vita a un nuovo centrodestra “non subalterno alla sinistra” e allo stesso tempo in grado di guardare oltre gli angusti confini delle attuali formazioni. Ed è così che “Officina per l’Italia”, alla sua seconda tappa del tour lungo lo Stivale, si propone come luogo di confronto e non solo ricetto per ricomporre la diaspora. Non la “cosa nera” vagheggiata (o paventata) da alcuni, nessuna rinascita di An sotto mentite spoglie 2.0, ma un contenitore nuovo, anzi una “piattaforma” di idee e proposte operative, come spiega allo Spiffero Agostino Ghiglia, in queste ore in Giappone in missione istituzionale: «Occorre avere il coraggio di allargare l’orizzonte, introducendo temi nuovi, quali il rapporto tra economia e ambiente, la green economy, l’uso del territorio e delle risorse, strumenti di welfare in linea con l’invecchiamento della popolazione, le nuove tecnologie e i loro linguaggi. In una parola ci vuole un modello “smart” in grado di superare le appartenenze ormai sclerotizzate per aprirsi a nuovi soggetti del mondo dell’impresa, delle professioni, della cultura». E a questi stakeholder sarà loro offerta sabato pomeriggio (a partire dalle 17) la tribuna dell’hotel Fortino che, a dispetto dell’insegna, tutto sarà meno che la ridotta dei nostalgici.

 

«Abbiamo bisogno come il pane di idee nuove – conferma Roberto Ravello, giovane assessore regionale all’Ambiente e gran cerimoniere dell’iniziativa -. Abbiamo invitato rappresentanti dell’associazionismo datoriale, le categorie professionali, l’Università: a tutti chiediamo un contributo, anche critico, ma costruttivo, perché con i piagnistei non si va da nessuna parte». Rompere l’atrofizzazione e l’autoreferenzialità è il leit-motiv scelto da Giorgia Meloni che, con Ignazio La Russa, aprirà i lavori: il terzo della trimurti di vertice, Guido Crosetto, ha dato forfait, alle prese con poppate e pannolini dopo la nascita della sua secondogenita. «Deve essere un luogo di sintesi e non di etichette e posizionamento», conclude Ghiglia, delineando per il futuro un soggetto duttile e inclusivo, addirittura di impronta “federalista” e non più monocratico e centralista. Una sfida che per il momento gravita intorno al perno di Fratelli d’Italia, ma che ha progetti ben più ambiziosi: «È tempo di riunire e di rimettersi al lavoro con l’unico scopo di lasciare a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato - ha detto recentemente la Meloni -. Oggi può nascere qualcosa di grande, di sincero, di umile e credibile. Una piccola, grande epopea, grazie a donne e uomini liberi e coraggiosi. La sfida è lanciata e Fratelli d’Italia c’è. E speriamo che ci vogliano essere tanti altri, perché quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri ma altri costruiscono mulini a vento. E noi vorremmo costruire questo mulino a vento».

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