La piantiamo con il Terzo Valico
17:31 Domenica 10 Novembre 2013 2Il movimento che si oppone all’opera ha marciato pacificamente nell’area del cantiere rimpiazzando gli alberi che sono stati tagliati. Al grido di “Giù le mani dalla nostra terra” si denuncia il pericolo amianto. Un fronte unico tra Piemonte e Liguria
Ieri la Liguria, oggi il Piemonte, la protesta contro il Terzo Valico supera i confini, in perfetta sintonia con il progetto ad alta velocità tanto osteggiato dalle popolazioni delle due regioni. Oggi in provincia di Alessandria alcune centinaia di persone hanno marciato in corteo dal comune di Arquata a località Radimero, dove hanno rimosso le recinzioni montate in settimana dagli operai del Cociv nell’area del cantiere in cui la talpa dovrà cominciare a scavare. Al grido di “Giù le mani dalla nostra terra” i dimostranti, controllati dalle forze dell’ordine, hanno ripiantato gli alberi che erano stati tagliati.
Da martedì scorso, il consorzio incaricato dei lavori, ha cominciato a tagliare l’erba e togliere alcuni rovi dal campo e iniziato la recinzione parziale dell’area con una rete di plastica arancione. Proprio in quella zona, ha ricordato il Comitato No Tav Terzo Valico di Arquata, si dovrebbe cominciare a scavare il tunnel di valico in direzione Genova. Con le stesse parole d’ordine - “mandare via il Cociv” e “riprendiamoci la nostra terra” contro quei 53 kilometri, di cui 36 in galleria, tra Genova e Tortona/Novi Ligure - si è svolta ieri una mobilitazione a Valpocevera, nell’entroterra genovese. Un’opera giudicata «costosa, inutile e dannosa, per l’ambiente e per la salute». “Profitto per pochi, rovina per tutti” c’era scritto sullo striscione alla testa del corteo e, ancora, “L’amianto c’è e ci ammazza senza fretta” . «I dati — ha spiegato Davide Ghiglione del movimento No Tav Terzo Valico — indicano che i flussi del trasporto di merci sono in calo e le linee non sono assolutamente sature, per questo è inutile. Inoltre, è assurdo che oltre 6,2 miliardi di euro vengano spesi per quest’opera, quando vengono tagliati settori fondamentali, come la sanità e l’istruzione».



