VERSO IL CONGRESSO

Guerra tra le salmerie di Renzi

Il sindaco di Firenze sarà a Torino il 6 dicembre e troverà un esercito provato dalle lotte intestine. Lettiani e bindiani in fibrillazione, Fassino fatica a compattare il fronte, ma per ora regge l'asse con Gariglio. Redde rationem dopo le primarie

Matteo Renzi troverà un esercito in guerra, ma non col fronte avverso, bensì al suo interno, quando venerdì 6 raggiungerà Torino per chiudere la campagna congressuale. Una toccata e fuga, prima di dirigersi verso Milano, dove Lilli Gruber lo attende per un’intervista nel salottino di Otto e Mezzo.

 

Sarà accolto dai suoi seguaci nel pomeriggio, in un luogo ancora da definire (in ballottaggio ci sono la sala Gialla del Lingotto e l'ex Isozaki, ma nelle ultime ore si sta facendo largo l'ipotesi di un'intervista): serve una location da 800 posti. Ma il problema non è garantire il bagno di folla: per quello basta il nome su qualche locandina, semmai a preoccupare è l’altissimo tasso di conflittualità all’interno di un caravanserraglio che in pochi spingono e tutti puntano a guidare.

 

I più agitati sono evidentemente gli esponenti lettiani, che pur sostenendo (va detto senza troppa convinzione) il primo cittadino di Firenze, mostrano tutte le loro riserve sul dualismo che si è creato tra «i due campioni del Partito democratico» e su chi nel Pd «ha scavato i ponti». Parole del deputato verbanese Enrico Borghi (foto sotto) tra i più vicini a Enrico Letta, che ieri ha attaccato il sindaco di Firenze, durante un incontro promosso da IdeaTo, l’associazione controllata dalla potente famiglia Gallo. A Renzi viene imputata la responsabilità del clima di tensione che agita il partito e, sotterraneamente, l’ostracismo nei confronti dei fedelissimi del primier nella composizione delle liste per l’assemblea nazionale. Così potrebbe essere spiegata la firma apposta dal parlamentare nell’appello di un pezzo consistente del Pd per Sergio Chiamparino alle prossime Regionali, iniziativa sgradita a Piero Fassino e per questo sotterraneamente osteggiata dagli emissari di Filura, a partire dall’eminenza grigiastra Giancarlo Quagliotti, il quale si è incaricato di stoppare una serie di firmatari ed esternando ad altri la contrarietà sua e di quella del suo capo.

 

Lo stesso appello è stato al centro del duro alterco che ha visto protagonisti il consigliere regionale Davide Gariglio e il sindaco di Nichelino Pino Catizone, quest’ultimo tra i promotori dell’iniziativa pro-Chiamparino che di fatto ha rotto il fronte dei renziani. Un colloquio nel quale Catizone ha ribadito di non sentirsi legato a nessun vincolo se non a quello di sostenere Renzi alle prossime primarie. Dal giorno dopo scattera il libera tutti e le carte potrebbero tornare a mescolarsi secondo logiche prettamente locali. L’unico asse che regge è quello tra gli stessi Fassino e Gariglio (foto insieme), ovvero tra l’area post diessina e quella popolare che sostiene il sindaco di Firenze, sulla base, pare, di un accordo che prevede l’elezione dell’ex numero uno di Palazzo Lascaris al vertice del Pd piemontese.

 

Gariglio, per ora, è riuscito a compattare i suoi, consolidando i rapporti con i parlamentari Stefano Lepri e dell’intraprendente Francesca Bonomo, piazzando il suo golden boy Daniele Valle come vicesegretario provinciale al fianco di Fabrizio Morri, e trovando una serie di nuovi alleati a partire dai consiglieri regionali Angela Motta e Gianni Oliva. Intanto, però, rischia di perdere per strada quell’area liberal che sta iniziando a discutere e a organizzarsi attorno alle figure di Gianni Vernetti e Davide Ricca (foto accanto) quest’ultimo da agit-prop locale ha assunto nelle ultime settimane un ruolo di ufficiale di collegamento, grazie a un filo diretto con Palazzo Vecchio e in particolare con Luca Lotti, braccio destro del sindaco che sarà in terra subalpina mercoledì 4, in un incontro promosso dalla deputata Bonomo nell’auditorium della scuola Levi in va Alfieri 46 a Grugliasco (ore 21,15). Tra i più agitati figura anche il senatore bindiano Mauro Marino, uno degli ultimi saliti a bordo del carro renziano, che tuttavia si aspettava una maggiore considerazione durante la compilazione delle liste per l’assemblea nazionale. E c’è già chi parla di un redde rationem a partire dal 9 dicembre.

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