ULTIME PRIMARIE

Pd, rush finale per il vertice piemontese

Reggerà il patto tra Gariglio e Fassino? I renziani temono il lettiano Borghi, e c'è chi pensa a una soluzione hard come Catizone. Nel fronte avverso circolano i nomi di Chiama e Pentenero. Gazebo aperti già a gennaio? Piemontesi in direzione nazionale

Matteo Renzi accelera e con lui tutto il Partito democratico. Varata in 24 ore la nuova segreteria, oggi l'assemblea è stata chiamata a ratificare i nomi della Direzione. Anche il finora bistrattato Piemonte ottiene qualche piccola gratificazione, seppur nelle posizioni di rincalzo. Eletti nel direttivo i sindaci (indicati dallo stesso Renzi in quota società civile) Rita Rossa (Alessandriae Pino Catizone (Nichelino), le deputate Silvia Fregolent e Francesca Bonomo e l'albese Marta Giovannini. Per le minoranze entrano la parlamentare cuperliana Anna Rossomando (Cuperlo) e l'assessore a Palazzo Civico Ilda Curti e il biellese Paolo Cosseddu (Civati). Entrano di diritto, come primo cittadino di città metropolitana Piero FassinoPaola Bragantini ed Enrico Morando sono stati inseriti nella Commissione di Garanzia. Confermata l'elezione di Gianni Cuperlo al vertice del parlamentino democratico, con buona pace del sindaco di Torino che, da ultimo segretario dei Ds e primo fondatore del Pd, ambiva ai galloni di padre nobile di un partito che promette di rinascere sotto le mani taumaturgiche di Renzi. E tra gli scontenti va inserito certamente anche l'ex ministro Cesare Damiano, che si è addirittura astenuto sul voto della Direzione dopo aver appreso la sua esclusione e Aldo Corgiat su cui puntavano tutti i Sinistra in Rete. Il suo nome era stato a lungo in ballottaggio con quello della Rossomando, ma avrebbe pagato il passo falso compiuto accreditandosi ai dalemiani per interposta persona, ovvero Luciano Marengo. Indispettendo così i Giovani Turchi che in questo momento detengono la golden share sull'area cuperliana e che quindi hanno premiato l'avvocatessa.    

 

Espletata anche questa incombenza, il nuovo segretario sarebbe intenzionato, ora, a procedere a spron battuto con i congressi regionali. In Piemonte le ragioni per anticipare sulla data prefissata di marzo sono ancora più stringenti, a partire dalla sempre più periclitante posizione di Roberto Cota al vertice di piazza Castello. Il 9 gennaio il Tar potrebbe sentenziare la fine anticipata della legislatura per firme false, il 28 febbraio è la deadline fissata dai consiglieri democratici, per dimettersi in massa da Palazzo Lascaris (a questo proposito il consigliere Mauro Laus ha ribadito proprio questa mattina in assemblea la necessità di dimettersi il prima possibile per mandare a casa questa maggioranza). E poi ci sono le primarie nei Comuni che vanno alle urne, la campagna per le Europee. Insomma, è in arrivo la bufera e il Pd non può affrontarla ragionando sui propri equilibri interni, serve al più presto un assetto stabile della dirigenza. La data delle primarie potrebbe quindi essere anticipata alla fine di gennaio, al più tardi nelle prime settimane di febbraio, “magari in concomitanza con le consultazioni per i sindaci che vanno alle urne, così evitiamo di portare i nostri ai gazebo una volta al mese” propone un dirigente.

 

Intanto gli schieramenti iniziano a posizionarsi, anche se dopo il risultato nazionale di Renzi, la partita sembra tutta interna alla variegata squadra dei rottamatori. C’è chi dà per certa la candidatura del consigliere regionale Davide Gariglio, forte di un patto di ferro con Piero Fassino che ha già portato alla guida del partito torinese Fabrizio Morri. Reggerà? E soprattutto, va bene a tutti? Non sembrerebbe così pacifico. Le perplessità maggiori si starebbero manifestando proprio in quell’area laica che cerca spazio tra l’anima ex diessina e quella ex Popolare, peraltro uscita rafforzata dalle ultime primarie nazionali. Persone come Davide Ricca, lo stesso Catizone, l’ex sindaco di Grugliasco Marcello Mazzù e tutti quelli che, pur sostenendo convintamente il segretario, non intendono essere annessi a una delle due fazioni. Nessuno lo ammette, ma tra coloro che starebbero accarezzando l’idea di guidare il nuovo partito regionale ci sarebbe proprio l’attua sindaco di Nichelino, ormai in scadenza. Uno dal profilo decisamente spigoloso, forse utile ora che c’è da alzare un po’ il livello dello scontro per dare la spallata a Cota. “E’ un nome possibile” dice in modo sibillino un renziano ante litteram. Ma il principale avversario di Gariglio – che paga anche l’appartenenza a un organismo totalmente delegittimato, come il Consiglio regionale, pur essendo uscito indenne dalle inchieste della magistratura - non viene da Torino, bensì da Verbania e si tratta del deputato Enrico Borghi (a sinistra), uomo vicinissimo al premier Enrico Letta, stimato dallo stesso sindaco di Torino, che in virtù di un accordo nazionale tra segretario e presidente del Consiglio potrebbe ritrovarsi catapultato in via Masserano. Senza contare che, nonostante le limitazioni imposte dallo statuto, c'è anche il sindaco di Novara Andrea Ballarè che non ha affatto abbandonato l'ambizione di guidare il partito regionale. 

 

Intanto provano a riorganizzarsi anche i seguaci di Gianni Cuperlo, usciti tramortiti dallo scontro dell’8 dicembre: l’appuntamento è per lunedì sera quando torneranno a incontrarsi dopo la batosta per organizzare le truppe. Di certo alle prossime primarie presenteranno un candidato, se non altro per marcare uno spazio, ma di nomi per ora non si è discusso apertamente. In qualche capannello o telefonata informale, è iniziato a circolare quello di Carlo Chiama (a destra), attuale assessore al Lavoro della Provincia di Torino, amministratore capace e uomo molto apprezzato anche nell’altro schieramento. C’è da verificare la sua disponibilità a una corsa che parte certamente in salita. In alternativa continua a circolare il nome della consigliera regionale Gianna Pentenero

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