PARTECIPATE

Ipla, countdown contro i licenziamenti

I lavoratori dell'istituto pubblico per l'ambiente chiedono risposte sul proprio futuro. Prorogata la cassa in deroga per altri tre mesi. Lunedì presidio sotto il palazzo della Regione: "Non c'è lo straccio di un piano industriale". Posti a rischio

Il countdown è iniziato, come testimonia la pubblicità ospitata in questi giorni dallo Spiffero. Entro quattro giorni la Regione Piemonte dovrà trovare una risposta alla crisi dell’Ipla, l’Istituto per le piante da legno e l’ambiente, secondo l’acronimo, più in generale l’azienda pubblica fiore all’occhiello nei campi della green economy, della tutela del paesaggio e del suolo, finita in crisi di liquidità per la mancanza di commesse e per una situazione finanziaria deficitaria per via anche dei ritardi nei pagamenti da parte degli enti committenti.

 

Con ben due ordini del giorno, il Consiglio regionale si è impegnato a trovare una soluzione entro l’anno per salvare l’azienda e con essa 48 posti di lavoro: in gran parte operai e impiegati da un anno in cassa integrazione. «Alla vigilia di Natale ci è arrivata la lettera con la proroga per altri tre mesi della cassa in deroga» spiega Daniela Bombonati, dipendente e sindacalista. Lunedì 30 – lo stesso giorno in cui il governatore Roberto Cota ha fissato la consueta conferenza stampa di fine anno - i lavoratori dell’Ipla torneranno a manifestare sotto il palazzo della giunta regionale «per chiedere che si trovi una soluzione».

 

L’Ipla è una società controllata da Regione Piemonte che ne detiene il 98% delle quote. Al termine del 2011 aveva debiti per 7,9 milioni di euro e crediti per 5,6 milioni da parte dei propri clienti. Solo per la il programma di lotta alle zanzare i comuni che hanno aderito devono versare ancora oltre un milione di euro, che la Regione fatica a riscuotere. Si tratta di un isittuto che peraltro è acefalo, dopo il siluramento del direttore Mauro Piazzi, sostituito solo momentaneamente con il facente funzioni Luca Rossi: «Il vero problema è che manca un piano industriale per il rilancio della società. Non abbiamo degli interlocutori politici, non c’è un’idea di come superare questa crisi» prosegue la Bombonati. E come in un circolo vizioso questo stato di impasse ha provocato un ulteriore crollo delle commesse: chi darebbe un lavoro a una società che oggi c’è e domani chissà? E pazienza se ad affidare le commesse sono proprio quegli enti soci che dovrebbero salvare la società. E il gatto continua a mordersi la coda.  Per il 2014 i tecnici hanno previsto incarichi per circa 2 milioni di euro, l’assessore alle Partecipate Agostino Ghiglia avrebbe affermato di avere lavori per altri 500mila euro, dunque per evitare i licenziamenti e tenere in piedi l’azienda servono commesse per almeno un altro milione.

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