CARTE BOLLATE

“Cota legittimo, Tar in grave errore”

Nel ricorso gli avvocati del governatore smontano la sentenza e puntano sulle irregolarità dei Pensionati di Bresso che farebbero il paio con quella di Giovine: "si neutralizzano a vicenda". Il risultato "corrisponde alla volontà degli elettori" - LEGGI L'ATTO

La Regione Piemonte ha presentato oggi ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha dichiarato l’illegittimità dell’elezione del 2010 che vide l’attuale presidente Roberto Cota prevalere sulla rivale del Pd Mercedes Bresso per circa 10 mila voti. «Il ricorso al Consiglio di Stato è stato notificato – conferma il governatore sub judice -. Abbiamo ragione e la sentenza del Tar è un atto gravissimo. Chiediamo che il Consiglio di Stato si pronunci al più presto per consentirci di completare il mandato democraticamente conferitoci dagli elettori». Nel ricorso depositato oggi dalla Regione Piemonte in Consiglio di Stato, che porta il numero 556, si chiede «la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata». La decisione «arreca alla appellante Regione un pregiudizio gravissimo e non riparabile nei pur rapidi tempi della decisione di merito, ponendo l’organo consiliare in una situazione di sostanziale inoperatività ed incertezza, sia per ciò che concerne l'attività di ordinaria amministrazione e urgente, sia per le funzioni legislative ad esso attribuite per Statuto regionale». E quindi «in assenza di qualsivoglia pregiudizio per altri e diversi interessi - scrivono i legali di Cota - ed in vista della garanzia di continuità, sino alla decisione di merito, delle funzioni regionali, si chiede la sospensione dell'esecutività della sentenza impugnata».

 

Negli atti redatti dall’avvocato professor Angelo Clarizia, dopo aver ripercorso le tappe della querelle giudiziaria, al termine delle 61 pagine si chiede «la integrale riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, Sezione Prima, del 15 gennaio 2014, n. 66». Secondo la difesa  i giudici avrebbero dovuto rimandare la loro decisione finale fino alla sentenza della querela di falso sulle firme a sostegno dei “Pensionati per Cota” di Michele Giovine e considerare la sentenza che annulla la lista dei “Pensionati e invalidi per Bresso” di Luigina Staunovo Polacco e poi riconteggiare i voti: togliendo i voti dei due partiti illegittimi il risultato finale sarebbe rimasto invariato, dando la vittoria a Cota con 6.085 voti di distacco sull’ex presidente. Sbagliata la decisione dei giudici amministrativi che hanno decretato la nullità di una sola lista e invalidato le elezioni seguendo la tesi secondo cui «l’assommarsi di liste illegittime, anche se collocate su fronti contrapposti della competizione elettorale, giammai attenua, ma al più aggrava l’effetto di alterazione della corretta espressione del voto». L’avvocato Clarizia sottolinea che le due liste illegittime valgono l’1,5% dei voti e si tratta di una «alterazione assolutamente circoscritta e trascurabile» per la quale «non esiste alcun interesse da parte di alcuno alla rinnovazione della competizione elettorale in considerazione».

 

«L’eccezione di tardività ed inammissibilità del ricorso incidentale, accolta dal Tribunale, era ed è irrilevante a fronte di elementi di conoscenza legittimamente entrati nel processo». Invocare «il principio dispositivo e la necessità che sia introdotta una apposita domanda – specifica Clarizia - in presenza di una norma processuale che attribuisce al Giudice il potere officioso di rilevare la nullità è, all’evidenza, una contraddizione in termini: se la nullità è per legge rilevabile d’ufficio dal Giudice è evidente che questo potere prescinde da qualsivoglia domanda (o eccezione) in tal senso, a tale scopo essendo solo sufficiente che la nullità emerga dagli atti e dalle deduzioni difensive acquisite al processo: nel senso, cioè, che sul punto vi sia stato – com’è pacifico – un adeguato contraddittorio».

 

«Analogamente, nella specie la materia del contendere è delineata dalla validità dell’atto di proclamazione degli eletti che la ricorrente ha contestato in funzione della invalida ammissione di una lista per affermata nullità dell’atto di presentazione delle liste; affermazione condivisa dal Tar; le controparti – ivi compresa la concludente Regione – hanno eccepito che lo stesso vizio inficia altra lista (Invalidi per Bresso) e questo argomento è stato dedotto nel processo sin dal 2012, sviluppandosi su di esso un nutrito contraddittorio. «Per tali ragioni, è errata anche l’affermazione (par. 1.16 della sentenza gravata) secondo cui “in difetto di tale impugnazione” – incidentale, n.d.r. – “si configura impossibile un riconteggio in pejus dei voti attribuiti alla lista Bresso e, pertanto, l’utilità concreta eventualmente ricavabile dalle ricorrenti in esito ad una favorevole valutazione del ricorso principale - in quanto rapportata alle sole deduzioni e istanze contenute nel ricorso principale - in alcun modo può risentire delle argomentazioni contenute nel ricorso incidentale”».

 

Clarizia, inoltre, incalza i giudici di Palazzo Spada sull’espressione del voto. Ovvero, sul fatto che bisogna comunque considerare validi i voti per Cota al di là della validità della lista di Giovine perché il regolamento elettorale sostiene che «qualora l’elettore esprima il suo voto soltanto per una lista provinciale il voto si intende validamente espresso anche a favore della lista regionale collegata». Il Tar del Piemonte li ha invece ritenuti incerti, contraddicendo la sentenza del 2002 del Consiglio di Stato sul Consiglio regionale abruzzese. «Davvero qui il giudice indossa le vesti di legislatore, consapevole di aver annullato una consultazione elettorale in esito della quale il presidente Cota ha conseguito il successo elettorale per aver ottenuto il maggiore consenso popolare dell’elettorale piemontese».

 

«Erra quindi il Tar quando parla di “alterazione della corretta espressione del voto” poiché l’oggetto del contendere si appunta sugli effetti prodotti dall’invalida ammissione di una o più liste alla competizione elettorale; se questi effetti sono tali da neutralizzarsi a vicenda, con la conseguenza che il risultato corrisponde alla effettiva manifestazione di volontà del corpo elettorale, anche l’interesse generale sotteso all’azione popolare, finalizzato ad assicurare la correttezza della procedura elettorale, viene inevitabilmente meno». Di conseguenza, «ed in via rescissoria» ove fosse accertata la nullità dell’atto di ammissione della lista “Invalidi per Bresso”, «il risultato della competizione elettorale resterebbe immutato».

 

In sintesi, scrive l’avvocato Clarizia è incontrovertibile che: «il Presidente Roberto Cota ha vinto le elezioni regionali del Piemonte 2010 con 1.043.275 voti; il candidato a presidente Mercedes Bresso ha ottenuto invece 1.033.989 voti; il delta differenziale a favore del Pres. Roberto Cota è di 9.286 voti; le ricorrenti Bresso e Staunovo hanno impugnato la sola lista provinciale di Torino dei Pensionati con Cota; la difesa di Michele Giovine ha dimostrato (seguendo il ragionamento delle controparti) la completa falsità di tutte le candidature e di tutte le 8 presentazioni di lista e degli 8 collegamenti dei Pensionati Invalidi per Bresso, autenticati falsamente; la lista provinciale Pensionati con Cota nella circoscrizione di Torino ha ottenuto 15.765 voti; le liste provinciali Pensionati e Invalidi con Bresso nelle otto province piemontesi, Torino, Cuneo, Alessandria, Novara, Asti, Vercelli, Biella e Verbania, (relativamente alle quali gli otto atti principali di presentazioni delle liste devono essere dichiarati falsi e cancellati secondo le statuizioni della Cassazione) hanno ottenuto 12.564 voti».

 

«Il procedimento è assai semplice, ed evidenzia come si tratta di prova di resistenza che vanifica l’interesse ad una rinnovazione della competizione elettorale. La differenza tra i voti attribuiti alle due liste “illegittime” è pari a 15.765 – 12.564 =3.201 voti, che rimarrebbero ancora a favore del Presidente Cota. La conseguenza è che l’accertamento della nullità delle liste non modifica (Pensionati per Cota e Invalidi per Bresso) l’esito della competizione poiché la ricorrente già candidata alla carica di Presidente della Regione rimane distaccata dal Pres. Cota per un differenziale di 9.286 – 3.201 = 6.085 voti a vantaggio di quest'ultimo».

 

Doppio falso, quindi falso rafforzato? No, sostengono Cota e i suoi legali. «Né, al riguardo, può parlarsi di “aggravamento” – come fa il Tar – dell’effetto “perturbatore” poiché la somma dei voti attribuiti alle due liste costituisce all’incirca l’1,5% (28.329 voti) dei suffragi complessivamente attribuiti ai due schieramenti (2.077.264 voti): non esiste pertanto alcun interesse da parte di alcuno, in qualunque veste si presenti (di candidato, di consigliere eletto o di cittadino elettore) alla rinnovazione della competizione elettorale in considerazione non solo del risultato finale dello scrutinio ma della alterazione assolutamente circoscritta e trascurabile che l’ammissione delle due liste ha prodotto in seno alla competizione».

 

Altro tema oggetto di contestazione è l’accertamento del falso elettorale tramite querela di falso e l’equiparazione dei diversi livelli: «Il Tribunale, decidendo senza attendere l’esito del giudizio civile per querela di falso, ha violato la legge poiché ha emesso una pronuncia di accertamento del falso in via principale: ha violato quindi l’art. 8, comma 2°, cod. proc. amm. che, ribadendo una tradizione ultrasecolare, riserva “all’autorità giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali concernenti lo stato e la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio, e la risoluzione dell’incidente di falso”».

 

«Quindi, anche in caso di annullamento dell’ammissione della lista “Pensionati per Cota” i voti espressi a favore della sola lista annullata ed automaticamente computati a favore del pres. Cota, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 43 del 1995, resterebbero validamente assegnati al pres. Cota». «Ecco allora che le considerazioni del Tar circa la natura “incerta” dei voti attribuiti alla lista “Pensionati per Cota” si dissolvono totalmente, a fronte della affermazione di una presunzione legale di suffragio espresso a favore del candidato Presidente e dell’inammissibile procedimento induttivo volto ad ipotizzare una diversa condotta dell’elettore a fronte del dato legislativo – art. 2, ultimo alinea, l. 43/95 – che impone di far prevalere su una illazione dubitativa il favor voti».

 

«L’errore sostanziale sta nel fatto che, acquisita la premessa decisiva che i suffragi espressi in favore delle liste collegate al candidato presidente non possono essere spazzati via sulla base di presunzioni che annullano la sovranità popolare, il risultato sarebbe stato quello della elisione vicendevole delle liste, con presa d’atto, in ogni caso, del successo elettorale del Presidente Cota».




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