REGIONALI

Basta primarie. Ma piacciono a destra

Il Pd mette un freno alle consultazioni: "inflazionate, facciamole solo quando servono". E per incoronare Chiamparino sono superflue. La fregola colpisce invece i neofiti di Ncd e Fratelli d'Italia, ancora in cerca di un candidato

Mentre il virus delle primarie contagia il centrodestra (ne resta immune solo Forza Italia), nel Pd che ne è stato il principale (e finora unico) focolaio c’è chi vorrebbe disintossicarsi. Lo strumento è ormai ampiamente inflazionato, come testimoniato dalla bassissima affluenza (appena 24mila elettori) registrata ieri nei gazebo democratici, chiamati a eleggere il nuovo leader regionale e così il partito del no alle consultazioni interne aumenta i propri consensi anche tra chi, come il neo segretario Davide Gariglio – che domani incontrerà il candidato in pectore Sergio Chiamparino per un caffè  – chiede retoricamente agli alleati: «Che senso avrebbero se l’esito è scontato?».

 

CENTRODESTRA - Discorso diametralmente opposto nell’altro schieramento. Con il passare delle ore, infatti, si fa sempre più ampio e agguerrito nell’alveo berlusconiano il fronte di chi chiede consultazioni interne per individuare il successore di Roberto Cota. A partire da Enrico Costa, leader piemontese del Nuovo Centrodestra, che è arrivato a minacciare una corsa in solitaria qualora non venisse adottato questo strumento, al numero uno di Fratelli d’Italia Agostino Ghiglia che nei giorni scorsi si compiaceva di come le primarie, «strumento di democrazia diretta che ci spinse ad uscire dal Pdl per l’impossibilità, all’epoca, di costruire dal basso una nuova classe dirigente , stiano diventando il linguaggio comune del centrodestra». E oggi è lo stesso esponente di FdI che rilancia: «Si ragioni sull’indizione di primarie di coalizione per la scelta dei candidati sindaco in tutti i Comuni superiori ai quindicimila abitanti».

 

CENTROSINISTRA – Slanci che stridono con le posizioni tranchant da parte di chi fino a ieri avrebbe utilizzato le primarie anche per eleggere il presidente dell’assemblea di condominio. Per Gianna Pentenero, candidata alla segreteria dil partito e rappresentante dell’area cuperliana «non ci sono le condizioni per farle, in quanto fin dal principio avevamo detto che avrebbero avuto senso solo se “vere”, dove per vere si intende una competizione tra candidati portatori di progetti tra loro alternativi». E ancora: «Noi abbiamo un candidato autorevole, forte e serio che è una risorsa non solo per il partito ma per tutto il Piemonte. Ora il nostro compito è quello di concentrarci nella campagna elettorale». Le sue perplessità non nascono tanto dalla bassa affluenza di ieri, quanto piuttosto dall’essenza stessa di una competizione che oggi non sarebbe capita dagli elettori. E a questo proposito invita il neo segretario Gariglio a chiudere al più presto la querelle per iniziare a impegnarsi nelle elezioni di maggio.

 

Detto fatto. Certamente nell’incontro di domani tra il neo segretario e Chiamparino il tema sarà affrontato e una probabilmente sciolto una volta per tutte. Difficile pensare a un’apertura nei confronti degli alleati, che nei giorni scorsi si erano fatti vivi con le disponibilità alla discesa in campo di Giorgio Airaudo e del leader dei Moderati Mimmo Portas. Gariglio però tiene a precisare un concetto: «La scarsa affluenza di ieri non centra nulla, anche perché ampiamente prevista e frutto di scelte sbagliate e, aggiungo, compiute ad arte proprio per evitare l’abbinamento con le consultazioni nazionali», tesi sulla quale concorda pienamente anche il candidato civatiano Daniele Viotti, che definisce «scellerata» la decisione assunta a suo tempo da chi governava il partito e «curioso che a parlare di flop oggi siano proprio quelli che hanno provocato questa situazione», con riferimento all’ala bersaniana del partito, poi passata quasi in blocco con Gianni Cuperlo.

 

Per Viotti le primarie restano uno strumento fondamentale per la scelta della classe dirigente, così come il radicale Silvio Viale che arriva a definirle «ineludibili». Gariglio, però, questa volta frena: «Io sono pragmatico – è l’incipit - e mi chiedo e chiedo ai nostri alleati, cui va tutto il nostro rispetto e assicuriamo pari dignità, che senso ha indire delle consultazioni quando il principale partito della coalizione è schierato compatto su un candidato? Di fatto l’esito è scontato». Poi però assicura: «Affronterò il tema già nelle prossime ore incontrando i leader di tutte le formazioni del centrosinistra».

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