“Con i piemontesi cambieremo la Regione”
08:30 Sabato 03 Maggio 2014 13Trasparenza, partecipazione e conti a posto senza tagli ai servizi sociali. Questi i capisaldi del programma di Bono, candidato presidente del M5s, che risponde puntuale alle domande dello Spiffero. "È dura, ma si può fare. Se vinciamo noi"
Trasparenza, partecipazione, razionalizzazione della spesa pubblica senza penalizzare i servizi ma combattendo sprechi e lottizzazioni politiche. Sono le “stelle” polari del programma di Davide Bono, aspirante presidente della Regione del M5s, in un firmamento in cui i cittadini dovranno essere coinvolti sulle principali scelte dell’amministrazione. «Ritengo che la situazione finanziaria, economica e sociale della Regione Piemonte necessiterà di un amplissimo dibattito e coinvolgimento di tutte le parti sociali e politiche affinché l’azione di Governo possa essere realmente efficace. Trincerarsi dietro il gioco delle parti e della spartizione della torta (ormai assai succinta) sancirà il definitivo tramonto dell’istituzione regionale, con il loro commissariamento e riassorbimento nel livello centrale». Bono risponde in modo puntuale alle domande che gli ha rivolto Carlo Manacorda nel suo recente column sullo Spiffero (“Innanzitutto voglio ringraziare il prof. Manacorda per il suo stimolo ad un dibattito più serio ed approfondito riguardo le proposte di candidature e i relativi programmi di governo”), e non nasconde affatto le difficoltà di un’impresa nella quale giunte di ogni colore hanno mostrato la corda: «È dura, ma si può fare. Se vinciamo noi».
LEGALITA’ E TRASPARENZA - «Il M5s di suo già garantisce un’amministrazione libera ed indipendente dal dover compiere e poi giustificare scelte a correnti, capibastone, lobbisti e clientele varie. In questa legislatura abbiamo chiesto che il dlgs 33/2013 venisse applicato non solo e non tanto in Consiglio Regionale con la nomina (effettuata) del Responsabile Anti-Corruzione, ma soprattutto in Giunta Regionale, non ancora effettuata. Sarà un caso che nessuno si sia voluto prestare e che la Giunta Cota
non abbia insistito?». Ma questo non è che un aspetto: la legalità va a braccetto con la trasparenza negli atti e nella fruibilità di essi da parte dei cittadini. «Ho maturato sufficiente esperienza amministrativa per capire che non è (solo) il cambio del Presidente che può far voltare completamente pagina ad un Ente così grosso con un bilancio di 11 miliardi di euro, se non è accompagnato da un cambio concreto delle metodologie di amministrazione. Con oltre 2000 tra dirigenti e funzionari operanti in Regione, c’è bisogno di strumenti innovativi di programmazione, controllo di gestione e analisi dei risultati in base agli obiettivi dati, tramite una rivoluzione di trasparenza e partecipazione». La Regione da struttura elefantiaca e burocratica deve diventare “amica” dei piemontesi: «La trasparenza significa mettere tutti i dati online, ma non solo. Accessibilità incondizionata a tutti e, come giustamente sostenuto dal prof. Manacorda, facilità di lettura e comprensione. Sarebbe del tutto inutile dare un insieme di dati comprensibile solo ai tecnici».
CHIAREZZA E PRIORITA’ NELLA SPESA - «A proposito del bilancio, la prefazione al Rendiconto contiene una serie di dati sufficientemente comprensibili, ma ancora più utili sono le Relazioni annuali della Corte dei Conti per una disamina generale. Si capisce ad esempio come ogni anno le uscite impegnate siano superiori di almeno 600 milioni di euro alle entrate accertate: mentre nei bilanci politici si
abbia sempre un pareggio fittizio. Basterebbe quindi legare le uscite previsionali alle entrate storiche che sono circa 10,4 miliardi di euro l’anno. Se poi ci fossero nell’anno entrate aggiuntive dallo Stato potrebbero costituire un tesoretto (e non un debito) per gli anni successivi. A fronte di una programmazione tramite DPEFR serio e puntuale. Per quanto riguarda l’accessibilità dei dati economici e non solo, servirebbe una banca dati con un motore di ricerca a disposizione di tutti (magistratura, giornalisti, cittadini). Con ricerca per importi, per funzionari firmatari, per titoli di spesa, per categorie di spesa, upb e, infine, Direzioni e Assessorati. Ogni determina di spesa dovrebbe ricondurre alla motivazione e all’origine della stessa, cioè legge, delibera di giunta o altro, con in più la prova dell’avvenuta ricerca del miglior offerente (bando di gara o comunque analisi di mercato, laddove possibile)».
BASTA POLTRONIFICI – Stesso discorso deve valere, ovviamente, per le nomine «che devono essere rigorosamente sottratte alla discrezionalità politica con la classica spartizione di 2 alla maggioranza e 1 all’opposizione, riconsegnandola in mano ai lavoratori e ai cittadini secondo il modello dei Comitati di Gestione tedeschi. Serve una nomina per l’Asl, il Regio o per FinPiemonte? Dovrebbero essere i dipendenti stessi a nominare il cda tra persone al loro interno, selezionando automaticamente il più competente ed il più capace, andando ad evitare molte spese sia dirette (acquisizione di professionalità esterne) che indirette (per via del tempo necessario a far comprendere al nuovo manager l’ambito nuovo in cui si trova)».
PARTECIPAZIONE E COMUNITA’ - «Crediamo infatti molto nella partecipazione: sia i lavoratori che i cittadini tutti dovrebbero poter decidere della destinazione delle loro risorse e del corretto utilizzo. Introduzione di referendum consultivi (possibilmente online per risparmiare tempo e denaro) su tutte le scelte economicamente e socialmente fortemente impattanti (ad esempio sulla localizzazione di un nuovo
presidio ospedaliero o su una linea ferroviaria) e possibilità di poter valutare l’operato dei propri amministratori pubblici, grazie alla creazione di una comunità socio-politica online. Crediamo infatti che, come sta succedendo su diversi social network, dove le persone si aggregano sull’appartenenza ad una città o ad un quartiere, si possa pensare di aggregare le persone sulla base di un’appartenenza ad un’area più grande, come la Regione Piemonte. Queste potrebbero quindi diventare progressivamente protagoniste della vita socio-politico-economica della propria Regione, senza doversi più limitare alla scelta passiva di un candidato o una lista, una volta ogni cinque anni. Ciò comporterebbe diversi vantaggi: dalla segnalazione di comportamenti scorretti o veri e propri reati anche in modo anonimo (whistleblowing tipo wikileaks) alla possibilità di digitalizzare globalmente i rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione, con risparmio di code, cartacce e burocrazia varia. Insomma nel 2014 si può veramente aspirare ad una rivoluzione digitale della trasparenza e della partecipazione, per semplificare e annullare i vizi della pubblica amministrazione, senza cedere alle facili sirene del “diamo tutto ai privati”».
RISPARMI - «Già di per sé questo porterebbe a dei risparmi enormi (parliamo di decine di decine di milioni di euro se applicato estesamente alla sanità con evitamento di errori prescrittivi con l’adozione del “fascicolo sanitario elettronico”) senza bisogno di attuare i tagli della “spending review”. La spesa pubblica infatti va efficientata e razionalizzata, senza svendite né alienazioni che comportano un introito immediato, ma una perdita costante nel tempo. Infine, ben venga un’ulteriore ristrutturazione del debito, in particolar modo quello contratto con i famosi derivati dalla Giunta Bresso, ma va innanzitutto onorato: avremo rate di circa 600 milioni di euro l’anno, ciò vuol dire che, essendo le entrate a 10,4 miliardi di euro l’anno, le uscite non potranno superare i 9,8 miliardi l’anno, di cui 8,3 di solo sanità». Vaste programme? «È dura, ma si può fare. Se vinciamo noi».



