Fassino riallaccia la corrente
08:19 Lunedì 23 Giugno 2014 3Il sindaco vede nero e convoca i fedelissimi a casa Laus. Defezioni e malumori. Probabile forfait dei bindiani, ancora in cerca d’autore. Assente La Ganga. Bragantini punta alla leadership e spera nell’incoronazione da parte del coordinatore nazionale
Fassino riallaccia la corrente. Dal piano nobile di Palazzo civico il sindaco scruta l’orizzonte politico e vede sempre meno chiari i destini di quella componente, i cosiddetti renziani dell’ultima ora, di cui è indiscusso leader. Divisa in tre tronconi – il ceppo “storico” che ruota attorno a Gallo e Quagliotti, l’area “pragmatica” di Laus (in cui ha recentemente preso a gravitare l’assessore Claudio Lubatti) e gli “ascari” di Stara, Bragantini, Lo Russo – la corrente fassiniana fatica a darsi un’organizzazione stabile, una gerarchia condivisa e una strategia comune. Rischiando, nonostante la numerosa salmeria, di finire ai margini del gioco e nell’irrilevanza, come dimostra l’esito della recente trattativa sulla giunta regionale, dove a fronte di quattro consiglieri (i torinesi Laus, Raffaele Gallo e Nadia Conticelli e l’alessandrino Valter Ottria) la componente non è riuscita a scucire a Sergio Chiamparino nemmeno un assessore. Questa sera, reduce dal coordinamento dei sindaci delle città metropolitane svoltosi a Cagliari, Piero Fassino tenterà di riallacciare i fili e dare nuovo impulso alla corrente, forse delineando un nuovo assetto del gruppo dirigente.
Il summit si terrà non a caso nel quartier generale del presidente di Palazzo Lascaris in pectore Mauro Laus, ovvero a casa dell’esponente destinato a rivestire (dopo il sindaco, ovviamente) la principale carica istituzionale, anche se l’interessato avrebbe di gran lunga preferito indossare i panni dell’assessore e in quella direzione tutti i maggiorenti della corrente, da Fassino in giù, si erano detti pronti a lavorare. Le cose sono andate diversamente, lo stesso Laus ha ottenuto un buon risultato elettorale ma conseguito sostanzialmente con le proprie forze e l’apporto degli “amici” si è rivelato minimo e del tutto ininfluente. Ma non è l’unica faglia aperta in quella che aveva l’ambizione di costituirsi come il grande corpaccione del Pd, luogo di sintesi e di contaminazione identitaria, insomma una variante del doroteismo in salsa renziana. Con ogni probabilità diserteranno il summit il senatore Mauro Marino e il fido scudiero Michele
Paolino, ex bindiani in cerca d’autore che, neppure troppo segretamente, coltivano la speranza di dar vita a un terzo polo autonomo nell’alveo della maggioranza renziana, anche se le ultime uscite del periclitante capogruppo democratico in Sala Rossa farebbero pensare a un distacco pure dagli stessi rottamatori. Questa mattina Marino riunisce i suoi e deciderà se aderire o meno all'invito giunto via sms dall’eminenza grigiastra fassiniana Giancarlo Quagliotti, ma ha altresì fatto sapere che la sua eventuale presenza nei locali di via Frejus non andrebbe comunque letta come un’affiliazione organica. Chi darà certamente forfait (ufficialmente perchè impegnato in cure termali) è l’ex ras socialista Giusi La Ganga, oggi consigliere comunale a Torino, da ultimo ai ferri corti con gli altri caporioni torinesi a partire da Salvatore Gallo e Andrea Stara, che in occasione delle recenti trattative per le Regionali hanno fatto incetta di posti. Chi vive attivamente il partito torinese, inoltre, è pronto a giurare che non abbiano contribuito a rasserenare gli animi anche le recenti nomine effettuate dal segretario Fabrizio Morri che ha promosso il collaboratore dell’assessore Claudio Lubatti (lui sarà presente assieme al collega Stefano Lo Russo) Saverio Mazza, a responsabile organizzativo, mentre Tina Pepe (area Stara-Paola Bragantini), entrata a pieno titolo nella segreteria, si occuperà di tesseramento e circoli d’ambiente. Tra gli assenti anche la sindaca di Alessandria Rita Rossa, secondo la quale si tratta di una riunione troppo “torinese”.
Intanto nella casamatta fassiniana prosegue la schermaglia generazionale che vede impegnati su un fronte Bragantini, Lubatti e Lo Russo (con Laus più defilato) e sull’altro i Gallo e Quagliotti. C'è chi sostiene che stasera la deputata di Barriera potrebbe già essere incoronata dal Lungo, altri sostengono che il sindaco se ne guarderà bene per evitare di indispettire chi ancora “non la vede” in quel ruolo. Lei, intanto, cerca legittimazione a livello nazionale e in quest’ottica va letta l’iniziativa che sta organizzando per venerdì prossimo, in via Masserano, con il parlamentare Ettore Rosato, coordinatore nazionale della componente Fassinian-Franceschiniana, il quale tuttavia potrebbe dare forfait dopo essere stato sconsigliato a partecipare da alcuni colleghi torinesi, per “l’inopportunità di battezzare una leadership che trova pochi riconoscimenti sul territorio”.
Tra i primi temi all’ordine del giorno l’azione politica all’interno del partito, dove gli ultimi eventi hanno mutato in parte la geografia. Non sfugge che l’elezione di Matteo Orfini alla presidenza nazionale è la testimonianza di una disponibilità al dialogo dei Giovani Turchi nei confronti della maggioranza renziana e probabilmente il sindaco di Torino spera di poter intercettare quel mondo anche a livello locale, anche se visti gli attori in campo l’operazione rischia di risultare quantomeno velleitaria. Il tutto mentre l’ex ministro Cesare Damiano continua la sua traversata nel deserto, per la prima volta in trent’anni senza Fassino alle spalle, al fianco dei cuperliani più ortodossi, e Andrea Giorgis aderisce alla neo “Area Riformista” battezzata a Massa Marittima dal bersaniano Roberto Speranza.



