CORSO REGINA

Antitumorali e dose unica Saitta vuol vedere le carte

L'assessore alla Sanità convoca i vertici dell'Asl alessandrina dopo che i Nas hanno messo i sigilli ai laboratori in cui si preparano i medicinali chemioterapici. All'esame anche il dossier sulla distribuzione dei farmaci "spacchettati"

Dopo i laboratori per la preparazione dei chemioterapici chiusi dai Nas perché non a norma e a rischio per chi ci lavora, le perplessità su appalti da decine di milioni di euro per spacchettare e distribuire farmaci in dose unica, adesso pure una delibera per affidare a una ditta privata il confezionamento dei farmaci antitumorali, firmata appena tra giorni dopo le elezioni regionali quando ormai la vecchia giunta aveva fatto gli scatoloni e Chiamparino doveva incominciare a pensare quella nuova. Anche per il tutt’altro che impulsivo Antonio Saitta ce n’è d’avanzo per cambiare passo e abbreviare i tempi nell’affrontare una delle prime grane che si è trovato arrivando in Corso Regina.

 

L’assessore regionale alla Sanità ha deciso di non aspettare i primi di luglio e la sua annunciata trasferta alessandrina per vederci chiaro su quanto succede nella Asl mandrogna. Ieri ha fatto convocare per lunedì mattina nel suo ufficio il direttore generale Paolo Marforio.  Che la vicenda preoccupi Saitta e che non sia circoscrivibile solo ai confini alessandrini lo testimonia un’altra decisione dello stesso titolare della Sanità regionale: tra oggi e venerdì avrebbe in programma un incontro con Oscar Bertetto, il direttore della Rete oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. Lo scopo è quello di avere un quadro il più possibile definito della situazione per quanto attiene alle cure dei tumori nella regione e affrontare, di conseguenza, ogni situazione con provvedimenti che vadano nel senso opposto a quello delle “piccole repubbliche autonome” che le aziende sanitarie non devono essere, ma che invece talvolta rischiano di apparire.

 

Non poche le risposte che il direttore generale della Asl di Alessandria sarà chiamato a dare e che probabilmente metterà nero su bianco in una relazione che gli era stata chiesta da Torino già nei giorni scorsi non appena conosciuto l’esito dell’ispezione dei carabinieri in alcuni ospedali della provincia. Forse la domanda più banale, ma non per questo meno grave sarà proprio su questo fatto: com’è possibile che un’azienda che ha tra i suoi compiti anche quello di garantire la sicurezza sanitaria e vigilare affinché tutto sia in regola, aveva due laboratori, quello di Novi Ligure e quello di Ovada, non a norma e mancanti dell’impianto obbligatorio per il ricambio dell’aria? Perché è stato necessario l’intervento di Nas e Spresal per chiuderli a tutela della salute degli operatori? Chi aveva il compito e la responsabilità di vigilare sul rispetto delle normative e perché non lo avrebbe fatto? È vero che addirittura un’associazione di volontariato si era offerta mesi addietro, con una lettera inviata alla direzione dell’Azienda, di finanziare l’acquisto delle apparecchiature, attestando che le carenze in fatto di sicurezza nel laboratorio antiblastici  erano note anche al di fuori degli addetti ai lavori? Per non dire della responsabilità che ricade sul vertice della Asl in quanto datore di lavoro di coloro che, come rilevato dai Nas, avrebbero operato in locali non a norma rispetto alla tutela della salute. Se è vero com’è vero che nessun rischio è stato corso dai pazienti, altrettanto certo è che si tratta di una vicenda difficilmente giustificabile, anche e soprattutto con le poche righe di comunicato con le quale l’Asl ha annunciato di aver centralizzato nel laboratorio di Tortona le lavorazioni fatte, fino all’arrivo dei Nas, a Ovada e Novi Ligure.

 

Quello di concentrare in un unico laboratorio, a Tortona, tutte le preparazioni degli antitumorali della provincia è un obiettivo non nuovo e del quale si trova traccia in documenti dell’Asl già del 2012 così come nell’ultimo atto aziendale. Ma fino ad oggi era rimasto sulla carta. Difficile davvero immaginare che a Marforio non venga chiesto conto anche di questo. Come di altro. Per esempio di quella delibera che ha firmato lo scorso 29 maggio e con la quale si stabilisce di indire una gara per “la fornitura di un dispositivo per la preparazione delle sacche per la somministrazione di farmaci antiblastici in maniera tale da permettere la preparazione centralizzata presso la sede del servizio farmaceutico di Tortona e il successivo trasporto ai presidi ospedalieri di Casale Monferrato, Novi Ligure, Acqui Terme, Tortona e Ovada”. Costo stimato per un contratto di nove anni: un milione 305mila euro. Nel capitolato viene anche citata la necessità che il sistema sia fornito “un applicativo software di prescrizione che garantisca la completa tracciabilità farmaco-paziente-medico-farmacista-infermiere e una sicura conservazione dei dati”. Insomma, un po’ come accade ora con il sistema della dose unica del farmaco, altro argomento nell’agenda di Saitta per lunedì mattina.

 

Come già scritto dallo Spiffero, l’Asl di Alessandria nel 2010 delibera di adottare la dose unica del farmaco con una gara che, vinta da Ingegneria Biomedica Santa Lucia, prevede una spesa di circa 23 milioni di euro in dieci anni. Dopo il via libera dall’assessorato, guidato all’epoca da Caterina Ferrero, Alessandria parte seguita a ruota nella richiesta dalla Asl TO3. Sono bastati pochi mesi e un cambio di giunta per trasformare un diniego in un assenso. Già, perché l’assessore alla Sanità della giunta Bresso, Eleonora Artesio quella richiesta dell’Asl per la dose unica l’aveva respinta: gli svantaggi superavano i vantaggi. Artesio si era basata su uno studio che adesso è tra le carte in evidenza del suo attuale successore: “Progetto di fattibilità dose unica del farmaco nel contesto ospedaliero piemontese”. È datato 11 maggio 2009 e porta i nomi di chi lo ha elaborato: per il Politecnico di Torino Simona Iaropoli, Carlo Rafele e Elio Sgherzi; per l’Asl di Asti Lidia Beccuti, Claudio Ivaldi e Valter Galante, quest’ultimo attuale direttore generale dell’Asl astigiana e con un passato seppur breve di assessore regionale alla Sanità.

 

La scelta dell’Asl di Asti era caduta per un fatto molto semplice, ma importante: la prima esperienza sul metodo della dose unica del farmaco a livello italiano venne fatta dal 2001 nell’ospedale di Nizza Monferrato. Cento pagine di analisi, dati, raffronti anche con esperienze straniere, da cui in sintesi si evince che la tracciabilità delle prescrizioni elettroniche, una sorta di cartella clinica informatica, riducono la possibilità di errore, ma da questo ad attribuire all’intero sistema (compreso lo spacchettamento e la successiva confezione della dose unica) una convenienza economica ce ne passa. Scrivono gli autori dello studio: “Sulla base dei dati e delle informazioni raccolte ed elaborate, non vi sono evidenze economiche della convenienza nell’utilizzo della dose unica”. Tanto bastò a Eleonora Artesio per rinviare al mittente la richiesta dell’Asl alessandrina. Che, cambiata la giunta regionale, ci riprovò stavolta con successo.

 

Nei reparti arrivano Mario e Sofia, ovvero l’armadio automatizzato e il software. Proprio come nella vicina Valle d’Aosta dove l’Asl, nel 2010 in concomitanza con Alessandria, avviò la sperimentazione con le apparecchiature di Ingegneria Biomedica Santa Lucia. All’ombra del Monte Bianco, nel settembre dello scorso anno, avendo necessità, proprio come accade ora ad Alessandria, di dotarsi di un sistema per “tracciare la prescrizione, la produzione e la somministrazione dei farmaci antiblastici e un software dedicato garantirebbe maggiore sicurezza” l’Asl “preso atto” che il software Sofia dispone di un modulo per gli antiblastici ha affidato per il 2013 il servizio a Ingegneria Biomedica Santa Lucia per un costo di 217mila euro. La Val d’Aosta, però ha una sola Asl ed ha tanti abitanti suppergiù  quanto la città di Alessandria. Anche per questo Saitta sembra conti molto sul colloquio con un esperto del settore come Bertetto. Prima dell’incontro, anticipato a lunedì con il direttore generale dell’Asl mandrogna. Il primo ad essere convocato in Corso Regina. (s.r.)

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