SANITA' & POLITICA

“Saitta cambi verso o me ne vado”. Aut aut di Bertetto al neo assessore

Il direttore della Rete oncologica del Piemonte pone le sue condizioni alla nuova amministrazione: incidere sulle decisioni dei direttori generali delle Asl e stabilire regole comuni sulla preparazione dei farmaci. Vertice in corso Regina

A cosa serve la Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta se poi ci sono Asl che, anziché adeguarsi  alle indicazioni e seguire linee comuni, fanno di testa loro come fossero repubbliche indipendenti, anzi monarchie assolute? O si cambia verso o quest’organismo dovrà ammettere la sconfitta subìta ad opera di qualche conventicola, autonomista per ragioni che ancora sfuggono. Semmai bandiera bianca dovesse essere, a sventolarla firmando una resa senza condizioni ad altri “poteri”, comunque non sarà di certo colui che guida il dipartimento interaziendale, l’oncologo Oscar Bertetto. «Se non mi sarà data la possibilità come direttore della Rete di incidere sulle decisioni dei direttori generali delle Asl, in materia oncologica, il 31 dicembre prossimo lascerò l’incarico e tornerò a fare il mio lavoro alle Molinette».

 

Non è un ultimatum polemico quello che Bertetto annuncia, rispondendo alla richiesta dello Spiffero di esprimere un parere qualificato sulla situazione dell’oncologia piemontese dopo gli ultimi avvenimenti che vedono al centro dell’attenzione l’Asl di Alessandria e per i quali in tarda mattinata, l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta incontrerà negli uffici di Corso Regina il direttore generale Paolo Marforio. Che le dimissioni, nell’eventualità che non avvenga un cambio di rotta, siano una conseguenza obbligata e pure un atto di responsabilità, Bertetto lo ripeterà stamane a Saitta, visto che il suo incontro con il titolare della Sanità piemontese precederà quello con il numero uno dell’azienda alessandrina che la scorsa settimana ha subito la chiusura da parte dei Nas di due suoi laboratori per la preparazione dei farmaci antitumorali perché non a norma e addirittura mancanti dell’indispensabile sistema di ricambio dell’aria a tutela della salute degli operatori.

 

La spinosa questione della sanità mandrogna, arrivata sul tavolo di Saitta ancor prima che avesse il tempo di sedersi alla sua nuova scrivania, non si ferma ai laboratori da tempo fuorilegge. Ad indurlo ad accelerare i tempi, senza attendere la sua visita ad Alessandria programmata per i primi di luglio e convocare oggi  il direttore generale Marforio ci sono altri fatti non meno meritevoli di chiarimenti. C’è anzitutto l’adozione del controverso sistema della dose unica del farmaco che l’Asl di Alessandria, dopo esserselo visto bocciare dall’allora assessore Eleonora Artesio sulla base di uno studio - redatto, tra gli altri, dall’attuale direttore generale dell’Asl astigiana e anch’egli ex inquilino di Corso Regina nell’amministrazione Ghigo, Valter Galante – era riuscita ad avere il placet non appena insediatasi la giunta Cota con Caterina Ferrero in assessorato.

 

Poco meno di venticinque milioni di euro per dieci anni: tanto costa lo spacchettamento delle confezioni di medicinali e il sistema di armadi robotizzati, affidato con gara alla Ingegneria Biomedica Santa Lucia, gruppo piacentino che come emerso da un’inchiesta ha erogato finanziamenti, in sé  leciti sia pure viziati da irregolarità, al Partito democratico di Alessandria nel 2012 per complessivi 48mila euro. Una spesa a dir poco considerevole a fronte di non comprovati risparmi, negati anzi dallo studio commissionato nel 2009 dall’Artesio e dal fatto che solo la Asl To3 chiese di seguire l’esempio. Dove, a fronte di esborsi milionari, sarebbero mancati i soldi necessari per mettere a norma i laboratori per la preparazione degli antiblastici, incappando poi nelle maglie della giustizia che ora dovrà stabilire le responsabilità delle omissioni. Per non dire che l’irregolarità dei laboratori stessi, di Novi Ligure e di Ovada, era nota anche al di fuori dei vertici dell’Asl, tanto da indurre un’associazione di volontariato in campo oncologico ad offrirsi, formalmente con una lettera inviata al direttore generale mesi fa, di finanziare i lavori di messa in sicurezza nel nosocomio ovadese.

 

Precipitata la situazione con l’ispezione dei Nas e dello Spresal, i vertici dell’azienda si sono limitati a comunicare lo spostamento della lavorazione degli antitumorali da Ovada e Novi Ligure al laboratorio di Tortona, quello che negli intendimenti della direzione generale avrebbe dovuto e dovrebbe essere, salvo un non escludibile intervento della Regione, il centro unico per la preparazione di questi farmaci destinati ai quattro ospedali dall’Asl: Casale Monferrato, Tortona, Novi Ligure, Ovada e Acqui Terme. E proprio sui questo progetto entra in scena, o per meglio dire avrebbe dovuto essere tenuta in considerazione la Rete oncologica diretta da Oscar Bertetto. Ma così non è stato. «Ho indetto numerosi incontri con gli oncologi alessandrini al fine di omogeneizzare il processo della preparazione dei farmaci, analizzare i problemi, trovare soluzioni  e definire un percorso unico, come spetta di fare alla Rete» racconta il direttore del dipartimento interaziendale. Alle riunioni partecipano anche gli specialisti dell’Azienda Ospedaliera “S.S. Antonio e Biagio e C. Arrigo” di Alessandria «perché da me e non solo da me, ritenuta la struttura più idonea e logisticamente migliore dove concentrare la preparazione degli antitumorali, destinati sia agli ospedali del territorio sia per quelli dall’azienda ospedaliera che eroga oltre il 60% dell’intero fabbisogno provinciale».

 

Condiviso dall’Aso, diretta da Nicola Giorgione, il percorso tracciato da Bertetto non viene, tuttavia, seguito dalla Asl diretta da Paolo Marforio, affiancato per la parte sanitaria dal direttore Francesco Ricagni e per quella amministrativa da Stefano Manfredi. «Hanno deciso di testa loro», dice senza troppi giri di parole Bertetto che conferma pure di non essere stato «per nulla coinvolto e informato» della decisione di non tenere conto dell’indicazione circa il centro unico all’Aso alessandrina, imboccando invece la via che porta a concentrare nel laboratorio di Tortona la preparazione degli antitumorali. A ulteriore conferma  di essere inascoltato e fors’anche mal sopportato dai vertici  aziendali, per Oscar Bertetto non c’è solo questo. Lo scorso 29 maggio, due giorni dopo le elezioni regionali, con la giunta ancora da comporre,l’Asl mandrogna mette nero su bianco in una delibera la decisione di bandire una gara per “la fornitura di un dispositivo per la preparazione delle sacche per la somministrazione di farmaci antiblastici in maniera tale da permettere la preparazione centralizzata presso la sede del servizio farmaceutico di Tortona e il successivo trasporto ai presidi ospedalieri di Casale Monferrato, Novi Ligure, Acqui Terme, Tortona e Ovada”. Almeno di questo, verrebbe da pensare, ne avranno parlato se non con l’assessore che ancora doveva essere nominato, almeno con il direttore della Rete oncologica che tra i suoi compiti primari ha l’azione volta al superamento delle disomogeneità territoriali, a livello di servizi sanitari e prestazioni erogate. «Assolutamente no – risponde Bertetto, con malcelata irritazione –. Nessuno mi ha detto nulla di questa delibera».

 

Datata quando l’assessorato era sguarnito, di fatto nascosta al direttore del dipartimento interaziendale, la delibera con cui si è deciso di affidare a un privato il “service” tecnico e informatico con un pagamento di poco meno di sei euro per ciascuna sacca di antitumorale confezionata «va ovviamente nella direzione completamente diversa da quella che era stata individuata nel corso degli incontri con gli oncologi alessandrini» ribadisce Bertetto che di gente che rema contro sembra averne a sufficienza.

 

Con gli scatoloni già pronti per il trasloco l’ex assessore Ugo Cavallera, il 12 maggio scorso, aveva firmato la delibera per la ridefinizione della rete ospedaliera. Nessuno in Corso Regina si premurò di parlare con la rete oncologica e così il direttore dalla sera alla mattina scoprì che i letti del Cottolengo a supporto del San Giovanni Bosco erano stati cancellati. «Per fortuna l’assessore Saitta ha immediatamente congelato la delibera evitando situazioni facilmente immaginabili».

 

Di tutto questo parleranno stamani Saitta e Bertetto. Probabilmente anche di quella «situazione che vede un’eccessiva tensione – come accenna il direttore della Rete - tra gli oncologi e i vertici dell’Asl di Alessandria, che per il bene di tutti e il buon funzionamento dei servizi dovrebbe vedere i rapporti ricondotti a un clima di necessaria serenità».  Se è vero come risulterebbe a Bertetto che dai vertici dell’Asl sarebbe stata manifestata l’intenzione di deferire agli organismi disciplinari chi tra i medici avrebbe osato sostenere di fronte alla direzione che  quanto definito dalla Rete Oncologica era stato disatteso, con conseguenze evidenti come la vicenda dei laboratori fuorilegge, beh immaginare che quello di oggi con Marforio sia per Antonio Saitta un incontro per molti aspetti decisivo non è forse galoppare troppo di fantasia. Insomma, sarà interessante scoprire al termine della mattinata se davvero Oscar Bertetto sarà costretto a lasciare, in assenza di una svolta buona, la direzione del dipartimento. Oppure se saranno altri a dover metter in conto di dover preparare le valigie. (s.r.)

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