CENTROSINISTRA

Assalto democratico alla Sala Rossa

Pd contro i Moderati per lo scranno più alto del Consiglio di Torino. Paolino chiede a Portas di rinunciare e riceve in cambio un pernacchione. Fassino tenta di mediare. Ma i centristi non hanno un nome autorevole in grado di raccogliere consensi

Sconclusionato e, per certi versi velleitario. Per ora si conclude con un nulla di fatto l’arrembaggio democratico allo scranno più alto della Sala Rossa. La questione è venuta a galla da quando l’attuale presidente Giovanni Maria Ferraris è stato eletto in Regione, dove Sergio Chiamparino lo ha pure promosso in Giunta: la legge non prevede incompatibilità, lo Statuto della Città sì, quindi sarà necessario trovare un sostituto. Ma chi? 

 

Il dilemma è stato affrontato ieri (prima nella riunione del gruppo Pd, poi in quella estesa alla maggioranza) in ogni sua articolazione, ma alla fine le posizioni in campo divergono e il corto circuito è inevitabile. Come quando, con un discorso preso a prestito dal manuale di doroteismo, il capogruppo Pd Michele Paolino tenta di convincere il leader dei Moderati Giacomo Portas a fare un passo indietro “per salvaguardare la tenuta della maggioranza”. Sul piatto mette la presidenza di una commissione, pare l’Ambiente, quella al momento affidata a Sel, ma per tutta risposta gli viene sbattuto in faccia che “se finora la maggioranza ha tenuto è stato proprio grazie ai Moderati che non hanno mai fatto mancare il numero legale e votato con lealtà. Fosse stato per il Pd…”. Prendi e porta a casa. E’ stato uno dei pochi momenti di tensione in una riunione di maggioranza per il resto caratterizzata da un livello di decibel rimasto sotto controllo, in cui anche il vendoliano Michele Curto ha ribadito un concetto semplice: “Se c’è un patto con i Moderati va rispettato”, salvo poi ricordare che “andrebbero rispettati anche quelli con Sel”, facendo riferimento a qualche partita ancora aperta con Fassino sulle nomine e soprattutto su quell’assessore che il gruppo ha sempre mal digerito perché “con lei ogni giorno ha la sua pena”.

 

La discussione interna al Pd era avvenuta poco prima e lì l’armata Brancaleone democratica aveva dato il meglio di sé: Luca Cassiani designa Marta Levi, Lucia Centillo tira in ballo Alessandro Altamura, tutti o quasi fanno i conti senza l’oste. Evidentemente sfugge che al momento i Moderati possono contare su sette consiglieri e sono più che decisivi per tenere in piedi la sbrindellata maggioranza in aula. A ribadire il concetto ci pensano Mimmo Carretta, Andrea Araldi e Silvio Viale. Eh già, dunque che fare? La riunione si conclude con Paolino che ottiene rocambolescamente il via libera per trattare la questione direttamente con Portas e si sa com’è andata a finire. A centrare il tema è Altamura, che su quello scranno c’è stato seduto: “In questo momento non è opportuno aprire un fronte con i Moderati, nonostante una classe dirigente, la loro, poco lusinghiera”. Ed eccolo il vero nodo.

 

La verità è che quella poltrona spetta al partito di Portas che però non ha un uomo o una donna spendibili. Il nome più gettonato è infatti quello di Giovanni Porcino, figlio dell’ex onorevole Gaetano, per tutti Champignon (e già il nome non aiuta). Eletto nell’Idv, poi trasmigrato prima al Misto poi in Centro Democratico e ora nella formazione centrista, ha 26 anni una laurea in giurisprudenza e ancora tanto da imparare se è vero che la maggioranza dei colleghi ancora non conosce la sua voce: “Ha il record degli interventi non fatti in aula” scherza un democratico. Lo stesso Fassino nella riunione di maggioranza ha espresso seri dubbi sull’acerbo consigliere, soprattutto in prossimità di impegni importanti cui sarà chiamata l’amministrazione, a partire dall’approvazione di un altro Bilancio anoressico, prevista entro il 31 luglio. Che fine farebbe Porcino in balìa di Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia o, peggio dei grillini Vittorio Bertola e Chiara Appendino? Fassino non vuole correre il rischio di trovarsi a discutere con un’aula ingestibile e anarchica. Lui stesso ha provato a suggerire a Portas delle soluzioni: “Dell’Utri?”, non si può c’è quella vicenda giudiziaria sulle spese pazze in Regione che lo coinvolge, “Troiano?”, è federato con i Moderati non è ancora organico, “Chiavarino, che subentrerebbe al posto di Ferraris?”, altra strada difficilmente praticabile.

 

La partita resta aperta, difficile che i Moderati arretrino anche di fronte a un Pd che dimostra di essere diviso in mille rivoli e mal gestito da un capogruppo evanescente che prima cavalca l’onda e poi affoga. Spetterà a Fassino e Portas trovare una soluzione. Senza fretta, forse addirittura dopo l’estate.   

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