Malan: “Rifondare il centrodestra” E intanto punta a guidare il partito
08:31 Sabato 05 Luglio 2014 6Il senatore di Forza Italia gioca di sponda con Crosetto: “Ha ragione a invocare un confronto a partire dal territorio”. Primarie? “Un modo per selezionare nuovi leader dovremo trovarlo”. E secondo chi lo conosce bene si prepara a prendersi il Piemonte
La riforma del Senato non è il meglio che si potesse chiedere, ma se c’è un accordo…, io non sono tra i dissidenti, che comunque hanno le loro ragioni. Forza Italia? Ha bisogno di riorganizzarsi e rilanciare la sua azione, ovviamente con Silvio Berlusconi. Resta lì il senatore forzista Lucio Malan, al confine, anche se alla riunione dei gruppi parlamentari con il grande capo dell'altro giorno si è schierato con i ribelli. Da una parte c’è il Cerchio Magico berlusconiano, dall’altro Raffaele Fitto, Daniele Capezzone e l’area più critica nei confronti dei fedelissimi dell’ex premier. Resta, ovviamente berlusconiano - ricordiamo che ha scritto il libro agiografico “SuperSilvio” - ma non ha intenzione di appiattirsi sulla nuova corte che circonda il principe di Arcore e ha ormai messo sotto assedio Palazzo Grazioli. Pensa a Roma, ma non perde mai d’occhio Torino e il Piemonte, dove «Sergio Chiamparino non è Renzi, con lui si può dialogare, ma se inizia a far cose sbagliate dobbiamo incalzarlo e opporci».
Scruta l’orizzonte il barbet Malan: da una parte quei pochi che godono di un radicamento sul territorio e un seguito che va al di là della luce riflessa dell’ex Cavaliere chiedono consultazioni popolari per individuare il successore di B., dall'altra gli ultimi giapponesi arroccati attorno al leader di un partito che lo stesso Denis Verdini ormai definisce “senza carisma”. Lui per ora resta in mezzo, ma non tra coloro che son sospesi: «Dobbiamo promuovere un riassetto del nostro partito, adeguandolo alla nuova situazione, con Berlusconi messo fuori gioco dalla magistratura, la sinistra che per la prima volta dopo Berlinguer ha un leader forte, per quanto evanescente dal punto di vista politico». Renzi è il suo principale obiettivo, dopotutto attaccare il numero uno dell’altro schieramento è coerente qualunque piega prenda la situazione interna a Forza Italia: «Renzi è un piccolo Benito Mussolini», per cui «è un dovere morale di ogni cittadino che ami la democrazia opporsi a Renzi».
Ma Renzi in questo momento gli interesserebbe poco, soprattutto se non minasse il suo scranno di Palazzo Madama (“È una cagata pazzesca. Io questa roba qui non la voto, a meno che non sia ampiamente modificato e per disciplina di partito” ha detto per definire il disegno di legge di riforma costituzionale del Governo). Chi lo conosce bene dice che negli ultimi tempi avrebbe mostrato molto più interesse del solito alle vicende piemontesi. Lui non si sbilancia, abbozza, lascia intendere. Che voglia prendere in mano il partito piemontese nella prossima riorganizzazione di cui lui stesso parla? «Io ho sempre fatto del mio meglio, se poi se ne trova uno migliore ben venga». E ce ne sono migliori di lei? «Non lo so, non lo so» si schernisce, ride. Sembra in preda a una frenesia immobile. Di una cosa è certo, quando parla di riorganizzare il partito: «Serve aprire un canale anche con chi se ne è andato e trovo giusto partire dal Piemonte, una regione del Nord con le sue specificità, dove si è consumata una frattura dolorosa prima delle regionali». E’ quello che dice Guido Crosetto, che questo mese dovrebbe venire allo scoperto con una iniziativa che coinvolga il tessuto produttivo e imprenditoriale piemontese, “in un posto dove non faccia troppo caldo” come lui
stesso ha affermato allo Spiffero. «Ha ragione – dice Malan senza ombra di dubbio – dobbiamo ripartire dal Piemonte, abbiamo un sacco di temi che ci uniscono per opporci al renzismo-leninismo imperante». Ma Crosetto se ne andò dal partito perché non ci furono le primarie e poi ruppe l’alleanza con Gilberto Pichetto in Regione di nuovo perché chiedeva consultazioni popolari per individuare il leader della coalizione: «Parliamoci chiaro: è ovvio che dovremo trovare un modo per selezionare una nuova classe dirigente, le si chiami primarie, consultazioni o in altro modo. Sono processi che nascondono dei rischi (per esempio non è detto che chi sa organizzare più pullman di elettori sia il miglior leader possibile), ma qualcosa si dovrà fare». E in Piemonte? «Vedremo. Guardi che Pichetto è stato un ottimo amministratore, ha fatto grandi cose in quell’anno in Regione». Ma ora non c’è più niente da amministrare… «Basta non dico più niente».


