SANITA'

Farmaci, l’Asl costretta al dietrofront

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sui presidi antitumorali, la Regione "consiglia" all'azienda alessandrina di revocare la delibera per la gara di assegnazione del servizio. Al vaglio il ruolo del gruppo privato Ingegneria biomedica Santa Lucia

“Attenzione: la presente procedura è stata revocata”. Uno stringato avviso pubblicato sul sito dell’Asl di Alessandria  mette la pietra tombale sulla delibera che avrebbe dovuto dare avvio alla gara per la fornitura di un’apparecchiatura per preparare i farmaci antitumorali, delle sacche contenitrici e del software per la tracciatura dell’intero processo. Davanti alla paletta alzata da Antonio Saitta, il direttore generale dell’azienda alessandrina Paolo Marforio ha dovuto fare inversione a “u” e gettare alle ortiche, insieme alla delibera, il progetto di concentrare a Tortona la preparazione degli antitumorali per tutti gli ospedali del territorio, ovvero Acqui Terme, Ovada, Novi Ligure, Casale Monferrato e Tortona. Scritta e firmata, non si sa quanto casualmente,  nel periodo di sede vacante dell’assessorato e precisamente appena tre giorni dopo le elezioni, la delibera nelle intenzioni della dirigenza sanitaria mandrogna avrebbe dovuto aprire la strada alla gara per l’affidamento della preparazione dei chemioterapici in regime di service della durata di nove anni a una società privata. Un progetto che spiegherebbe anche la mancata messa a norma dei laboratori in cui si preparavano i farmaci negli ospedali di Novi Ligure e di Ovada, chiusi in seguito a un’ispezione dei Nas che avevano riscontrato la totale mancanza del sistema di ricircolo dell’aria come previsto a tutela della salute degli operatori.

 

Per il board dell’Asl bastava aprire la finestra, intanto di lì a poco tutto sarebbe stato concentrato a Tortona, come nei piani che si sarebbero incominciati a stilare almeno un anno fa quando ad alcuni incontri operativi tra farmacisti e oncologi dell’asl parteciparono pure alcuni funzionari del gruppo privato piacentino Ingegneria Biomedica Santa Lucia. Questa circostanza, rivelata dallo Spiffero e mai smentita dall’Asl, sarebbe uno degli aspetti a dir poco non graditi dal nuovo inquilino di corso Regina che sulla vicenda si è rivolto subito al direttore della rete Oncologica Oscar Bertetto affidandogli il compito di elaborare entro luglio un protocollo, da condividere con l’assessorato e le aziende sanitarie, che ridefinisca le motivazioni scientifiche ed economiche che individuano l’area alessandrina e più esattamente l’Aso diretta da Nicola Giorgione, come sede della procedura unica del farmaco. Un’ipotesi che, vista anche la scelta fatta ieri da Saitta della stessa Aso Santi Antonio e Biagio-Cesare Arrigo, come capofila per l’Asl di Marforio e quella astigiana diretta da Valter Galante, sembra pressoché ormai una certezza.

 

Se è vero come pare che Saitta non abbia gradito dover scoprire da sé l’esistenza di quella delibera, tantomeno leggere della partecipazione di rappresentanti di un gruppo privato a una riunione propedeutiche all’indizione di una gara d’appalto, altrettanto vero e inequivocabile era stato l’invito che lo stesso assessore aveva rivolto ai vertici dell’Asl alessandrina a non andare avanti su quella strada. Più che un invito, ovviamente. Tant’è che sono passati pochi giorni e la gara da non meno di un milione e trecentomila euro è stata annullata. Una sconfessione, nei fatti, delle scelte operate dall’azienda alessandrina anche in aperto contrasto con le linee stilate dalla Rete oncologica il cui direttore, di fronte alla questione mandrogna, aveva detto chiaramente a Saitta:  «Se non mi sarà data la possibilità come direttore della Rete di incidere sulle decisioni dei direttori generali delle Asl, in materia oncologica, il 31 dicembre prossimo lascerò l’incarico e tornerò a fare il mio lavoro alle Molinette».

 

Il ragionamento di Bertetto davanti a quella delibera, oggi finita nel cestino, e a tutto quanto c’era dietro era stato in sostanza questo: a che serve la Rete oncologica se poi ci sono Asl che, anziché adeguarsi  alle indicazioni e seguire linee comuni, fanno di testa loro come fossero repubbliche indipendenti, anzi monarchie assolute? La risposta dall’uomo scelto da Chiamparino per gestire la sanità piemontese era arrivata rapida e chiara: piena fiducia a Bertetto e stop alle scelte non concertate. Pur infarcita da parole soppesate e degne della più autentica tradizione dorotea, la sconfessione della linea Marforio (con al suo fianco il direttore sanitario Francesco Ricagni e l’amministrativo Stefano Manfredi) era stata chiara. Inevitabile la conseguenza: gettare alle ortiche quella gara d’appalto preparata quando in corso Regina il gatto non c’era proprio e i topi, magari chissà, pensavano di ballare. (sr)

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