GLORIE NOSTRANE

Toti Dudù la Regione non vuol più

Il consigliere politico di Berlusconi attacca la legge Delrio: "Non erano le Province il problema" e si dissocia dai vitalizi d'oro in Piemonte. La prossima volta si ricordi dei suoi luogotenenti torinesi (e non solo) che corrono col Pd per "fare" la Città Metropolitana

«Diciamoci la verità» pare pronto a rivelare l’ultimo segreto di Fatima Giovanni Toti, il gran consigliere di Silvio Berlusconi, intervistato sui vitalizi d’oro in Piemonte a L’aria che tira, su La7: «invece che la Delrio, che ha fintamente abolito le Province, sarebbe stato il caso di intervenire sulle Regioni, che sono state il vero moltiplicatore di spesa pubblica in questo paese». Parlapà. La rivoluzione è servita. Non fosse che in Piemonte, come del resto in mezza Italia, i suoi si sono concessi armi e bagagli al Pd proprio per costruire assieme i nuovi enti che siano Province o Città metropolitane. Allo stesso tavolo coi democrat nella spartingaia metropolitana, pienamente allineati sulla necessità di dar vita a una fase nuova dell’assetto istituzionale sul territorio, con annessa suddivisione delle poltrone in base ai rapporti di forza in campo. Insomma, nessuna trincea, anzi.  

 

Per questo l’intervento di Toti è stato vissuto con un certo fastidio dalle parti di corso Vinzaglio, quartier generale dei berluscones sabaudi. Basti pensare che nel servizio appena andato in onda, a finire nel mirino era quella legge sulle pensioni dei consiglieri approvata nella scorsa legislatura da quella maggioranza di centrodestra di cui Forza Italia era parte integrante, anzi nell’ultimo anno il suo assessore al Bilancio era quel Gilberto Pichetto, che oggi guida la pattuglia piemontese a Palazzo Lascaris in una “feroce” opposizione a Sergio Chiamparino. E Toti si dissocia, anzi fosse stato per lui a quest’ora a saltare sarebbero state proprio le regioni, ente che spesso ha messo in luce l’atavica incapacità del centrodestra, e di Forza Italia in particolare, di creare una classe dirigente adeguata a guidare i governi locali sul territorio. Un partito incapace di prescindere dal suo leader che ha prodotto esperienze fallimentari come quella di Enzo Ghigo (1995-2005) e poi Roberto Cota (2010-2014).  

 

Una perla, quella dell’ultimo arrivato nel cerchio magico di Arcore, giunta dopo altre notizie sensazionali che vanno dalla difesa del parlamentare Antonio Razzi (“E’ una persona seria”) a qualche consiglio di spending review al governo Renzi (“in Italia spendiamo 800 miliardi per le auto statali”). Miliardi??? Si vabbè. Lo stesso Toti che durante la trasmissione si è amabilmente concesso alle angherie del “professor” Vittorio Sgarbi, il quale lo ha paragonato a Dudù, facendo peraltro scattare in lui un moto di compiacimento. «Toti è il fratello di Dudù – ha tirato corto il critico – se mettevano Dudù capolista le prendeva anche lui», parlando delle preferenze ottenute da Toti alle Europee, dopo essere stato catapultato al primo posto dall’ex Cavaliere nella lista di Forza Italia del Nord-Ovest. E Toti se la rideva.

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