PARTECIPATE

Due vie d’uscita per Sitaf

Alla proposta iniziale di Fassino di cedere le quote pubbliche ad Anas si fa largo nel Pd regionale la soluzione Finpiemonte. Per Ativa (Torino-Aosta) proroga in vista, ma solo a fronte di pesanti investimenti. Una partita da svariati milioni di euro

Che sia Finpiemonte ad acquisire le quote di Sitaf in via di dismissione da parte di Comune e Provincia di Torino. La proposta arriva dal Partito democratico, che oggi ha riunito la sua segreteria in via Masserano per un incontro con i parlamentari e consiglieri regionali sul decreto Sblocca Italia. Da mesi, ormai, Piero Fassino sta cercando un modo per cedere le quote di Palazzo Civico in Sitaf, la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus

Parliamo di un’azienda certamente strategica e redditizia, che può contare su una concessione fino al 31 dicembre 2050, un’eternità. È tra le poche partecipate di Torino effettivamente appetibili sul mercato, ma è anche stata spesso al centro di scontri e polemiche nello stesso Pd, per via del ruolo che alcuni dirigenti politici hanno all'interno della società. È la cosiddetta corrente autostradale del Pd piemontese, guidata da Giancarlo Quagliotti, eminenza grigiastra di Fassino e membro della segreteria regionale del partito, nonché numero uno di Musinet, una controllata di Sitaf. Stesso discorso vale per Salvatore Gallo, ex socialista, patriarca di una famiglia in grado di piazzare un figlio, Stefano, in Comune a Torino, dove fa l’assessore, e l’altro, Raffaele, in Consiglio regionale. Salvatore Gallo è a capo di Sitalfa, altra controllata di Sitaf che si occupa di appalti, il figlio Raffaele era presente questa mattina alla riunione del Pd convocata dal segretario Davide Gariglio. Tra i personaggi minori di questo fitto sottobosco politico c’è Gioacchino Cuntrò, che assomma a sé le cariche di consigliere in Sala Rossa, tesoriere del Pd provinciale e membro del cda di Musinet, uno statista di cui, evidentemente, nessuno vuol privarsi. La lista è lunga e passa anche dal sindaco di Susa Sandro Plano, fervente No Tav e dirigente di Sitaf, società che ha tutto l’interesse a che merci e persone si continuino a spostare su gomma.

 

Fra le novità introdotte dal Governo Renzi, attraverso lo Sblocca Italia, ce ne sono alcune che riguardano le concessioni autostradali, sul cui punto è stata espressa la necessità di inserire nel testo il ruolo degli Enti locali nella futura gestione delle concessioni ai privati. «Il ruolo delle Regioni e delle Città metropolitane – dice Gariglio  – deve essere centrale nella definizione degli investimenti a cui vincolare i concessionari, con una verifica del rispetto degli impegni presi anche sul piano delle tariffe dei servizi offerti». Non sfugge che si tratta di una partita fondamentale, perché da qui passano una serie di importanti opere e infrastrutture, di cui i privati dovranno farsi carico a fronte del rinnovo delle concessioni.

 

Inutile dirlo, in ballo ci sono un bel pacchetto di milioni, sia per quanto riguarda le concessioni che le dismissioni. Secondo una vecchia perizia, il 10,65 per cento delle azioni Sitaf in mano del Comune valgono 28 milioni, mentre quelle della Provincia, l’8,69 per cento, sono stimate 23 milioni. In un primo tempo il Governo aveva dato il via libera alla cessione delle quote di via Milano e via Maria Vittoria all’Anas (azienda del settore avente come unico socio il Ministero delle Finanze), per permettere a Torino di vendere (e incassare), evitando il passaggio della maggioranza - e quindi del controllo - dai soci pubblici (oggi al 51,16%) a quelli privati. Un passaggio che, secondo alcuni, nasconde delle insidie e potrebbe diventare solo una tappa intermedia di un percorso che porterebbe alla cessione delle quote di Torino al Gruppo Gavio, già presente nel cda come socio privato con il 36,5% delle quote, attraverso la Holding Piemonte e Valle d’Aosta. “Nella riunione – continua Gariglio - si è deciso di verificare anche la possibilità di vendere a FinPiemonte con la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti”

 

La proposta di passare da Finpiemonte è stata lanciata durante le riunione di questa mattina dal senatore Stefano Esposito e valutata da tutti i presenti (tra cui i parlamentari Mauro Marino, Paola Bragantini, Daniele Borioli, Stefano Lepri e Patrizia Manassero, i consiglieri regionali Nadia Conticelli e Raffaele Gallo, il segretario del Pd torinese Fabrizio Morri e lo stesso Quagliotti), seppur con opinioni diverse. Il segretario Gariglio, che ha convocato il vertice, ha deciso di far proprio questo percorso, che prevede anche il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti. Soddisfatto Esposito, secondo il quale «così il partito si riappropria di una funzione fondamentale, ovvero quella di affrontare questioni politiche importanti e portare avanti una linea, senza limitarsi a fungere da osservatore rispetto alle azioni svolte dai nostri amministratori».

 

Sitaf, tuttavia, non è l’unica concessionaria autostradale che agisce sulla provincia di Torino, dove c’è anche Ativa, azienda che gestisce la Torino-Aosta e la tangenziale del capoluogo, con concessione in scadenza nell’agosto 2016. Su questo terreno “non sono note intenzioni di accorpamenti con altre società concessionarie – conclude Gariglio -. Si è valutata la possibilità che la concessione venga prorogata, ma solo previa la definizione delle opere pubbliche da realizzare sul territorio, a partire dai lavori di sicurezza idrogeologica di Ivrea. Il tema delle Concessioni autostradali sarà fondamentale per la futura programmazione territoriale del Piemonte, quindi bisogna lavorare  con i parlamentari per inserire le necessarie modifiche al testo».

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