CONVENTION

Per chi scatta l’ora della Leopolda

Politici, manager e imprenditori. Si allarga la platea dei sostenitori del premier pronti a raggiungerlo al tradizionale happening fiorentino. La deputata torinese Fregolent presenterà l'evento. Fassino in forse, Chiamparino probabilmente diserterà

Non importa quando sia avvenuta la conversione, renziani della prima, seconda e terza ora dal Piemonte muovono verso Firenze per la prima Leopolda da quando Matteo Renzi si è insediato a Palazzo Chigi. Lì dove tutto partì cinque anni fa, quando ancora al governo c’era Berlusconi e nemmeno il volitivo Matteo, sindaco da un anno e poco più, poteva essere certo che il futuro l’avrebbe portato a guidare il Paese. Una pattuglia piuttosto nutrita di parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti politici e imprenditori, tutti in processione per rendere omaggio al segretario-premier. Una kermesse per la quale inevitabilmente l’attesa e l’attenzione crescono in modo direttamente proporzionale con le polemiche che ne caratterizzano la vigilia, dopo le sortite della minoranza capeggiata da Gianni Cuperlo che nell’ultima Direzione è tornato a chiedere a Renzi il senso di questa kermesse ora che lui è segretario e presidente del Consiglio.

 

Sempre più inserita nel Giglio Magico la deputata torinese Silvia Fregolent addirittura sarà tra i presentatori della convention che si svolgerà da venerdì a domenica, assieme ai colleghi Edoardo Fanucci, Luigi Famiglietti e Lorenza Bonaccorsi. Tra i parlamentari sarà presente la giovane Francesca Bonomo, cui peraltro dovrebbe essere affidato uno dei tanti forum tematici che si svolgeranno nella tre giorni fiorentina. Ci sarà il segretario regionale del partito, Davide Gariglio e quasi tutta la sua segreteria, a partire dai “renzianissimi” Davide Ricca e Pino Catizone (anche quest’ultimo dovrebbe coordinare un tavolo). Non mancheranno anche la deputata Paola Bragantini di Area Democratica, il correntone che fa capo a Dario Franceschini e Piero Fassino e i due senatori ex Margherita Stefano Lepri (vicecapogruppo a Palazzo Madama) e Mino Taricco. In forse Mauro Marino, impegnato in una iniziativa politica già programmata in Valsusa.

 

Si diceva di Fassino: lui l’impegno l’ha segnato in agenda, ci terrebbe particolarmente a fare una sortita domenica, ma le incombenze legate alla Legge di stabilità e al suo doppio incarico di sindaco e numero uno di Anci potrebbero all’ultimo trattenerlo a Torino. Si vedrà. Chi invece non pare troppo intenzionato a rendere omaggio al leader democratico è il dirimpettaio Sergio Chiamparino, reduce da un match non ancora concluso sui tagli alle regioni: “Difficile che vada” dicono a oggi dal suo entourage e dire che c’era quando la Leopolda era invisa alla stragrande maggioranza del partito. Rispondono presente anche i renzianissimi sindaci di Novara e Asti, Andrea Ballarè e Fabrizio Brignolo, tra i seguaci della prima ora del premier. Ancora in dubbio la presenza dei consiglieri regionali Angela Motta e Daniele Valle, anche loro renziani sin dall’inizio, che potrebbero disertare per motivi “logistici”.

 

Si muove anche un pezzo significativo del mondo accademico e imprenditoriale torinese. Secondo indiscrezioni non dovrebbe mancare l’attuale presidente di Iren, già ministro all’Istruzione e numero uno del Politecnico Francesco Profumo. Scontata la partecipazione del patron di Eataly Oscar Farinetti, mentre è ancora in dubbio la presenza dell’imprenditore chimico alessandrino Guido Ghisolfi, che pur confermando il suo pieno sostegno a Renzi di cui è stato tra i primi ammiratori, ha smentito che quest’anno abbia in alcun modo finanziato la Leopolda. “Ora Renzi è diventato premier e segretario del Pd. E un segretario del Pd ha i suoi canali di finanziamento. Renzi non ha più bisogno di finanziamenti privati”, ha spiegato il numero uno della Mossi & Ghisolfi che però si aspettava molto di più dalla sua azione di governo: “Gli darei un sei e mezzo sette. Mi ha convinto, ma complessivamente avrei voluto esser convinto e vedere immediatamente i risultati. Però gli do un’abbondante sufficienza”. Anche l’ex vicepresidente della Regione Paolo Peveraro pur dichiarandosi “sempre più renziano che mai” bigerà la Leopolda, trattenuto sotto la Mole da questioni di lavoro.

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