Piemonte paga ma lo Stato è avaro
Carlo Manacorda 07:45 Giovedì 23 Ottobre 2014 3Ottiene 13 miliardi, molti meno di Lazio, Lombardia e Campania, nonostante contribuisca con 124,9 miliardi al Pil. La spesa pro-capite è di 8.936 euro, molto inferiore alla media nazionale. Ecco perché non hanno senso i tagli lineari. E i costi standard?
Il Piemonte è tra i maggiori contribuenti ma dallo Stato riceve, in proporzione alla media nazionale e rispetto a numerose altre regioni, “ritorni” decisamente penalizzanti: rispetto ai 124,9 miliardi con i quali contribuisce al Pil nazionale (7,99%), le ritornano in termini di spesa pubblica “solo” 13 miliardi. Lo rivela uno studio del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria generale dello Stato su: “La spesa statale regionalizzata – Anno 2012”. Il report – giunto al terzo anno – analizza la distribuzione per regione dei pagamenti complessivi effettuati dallo Stato e da altri enti pubblici con risorse nazionali e comunitarie. Finalità dell’analisi, espressamente indicata in copertina: “Garantire la corretta programmazione e la regolare gestione delle risorse pubbliche”.
Se è questo è il suo obiettivo, nelle 274 pagine di cui si compone e nelle numerose tabelle si dovrebbero trovare elementi che ne comprovano una coerente applicazione. I numeri che vi compaiono non sembrano però andare in questa direzione. Se da un lato infatti si fa un gran parlare, per contenere la spesa pubblica, di “costi standard” per prestazioni e servizi pubblici da applicare su tutto il territorio nazionale – obiettivo che dovrebbe fare esporre una distribuzione delle risorse pubbliche omogenea in tutto il Paese –, dall’altro lo Studio offre un quadro di tale spesa che, senza interventi correttivi, pare impedire la possibilità di pervenire all’applicazione di detti costi. Le contribuzioni a ciascuna regione assumono connotazioni di “personalizzazione”. E così troviamo regioni figlie, beneficiate dalle erogazioni pubbliche, e regioni figliastre penalizzate da queste. Ne consegue che esistono cittadini di serie A che dispongono di una spesa pubblica “pro-capite” ben più vantaggiosa di quelli di serie B. Ci sono regioni che contribuiscono significativamente alla creazione della ricchezza nazionale (Pil) ma che ottengono contribuzioni dallo Stato più basse di quelle che concorrono meno alla sua formazione. Vediamo qualche particolare.
Lo Studio indica una spesa complessiva delle regioni, per l’anno 2012, coperta da contribuzioni a carico del bilancio dello Stato, da fondi comunitari e da erogazioni di altri enti pubblici (al netto degli interessi su titoli di Stato) di 542,6 miliardi di euro. La distribuzione tra le regioni delle risorse a carico del bilancio dello Stato sembra tuttavia seguire strade lontane dalla “corretta programmazione delle risorse pubbliche”. Questa situazione non consente ovviamente, come vorrebbe lo Studio, la “regolare gestione delle risorse pubbliche”. Troviamo in testa Lazio e Lombardia rispettivamente con 27,9 e 27,1 miliardi di euro, benché la Lombardia abbia una popolazione di 9,8 milioni circa di abitanti e il Lazio 5,5 milioni circa di abitanti. Campania e Sicilia gravano sul bilancio dello Stato per 23 miliardi circa di euro ciascuna benché la Campania abbia circa 800 mila abitanti in più. Piemonte e Emilia-Romagna se la giocano alla pari. Ottengono 13 miliardi dallo Stato avendo una quasi parità di abitanti (Piemonte 4.374.052, Emilia-Romagna 4.377.487). Come si vede, già le cifre complessive presentano andamenti oscillanti che non consentono di capire, con chiarezza, in base a quali parametri sia avvenuta l’assegnazione delle risorse.
Se poi si va sulla spesa “pro-capite”, svetta la Valle d’Aosta con 19.475 euro per cittadino, seguita da Friuli-Venezia Giulia con 12.311 euro. A seguire Lazio e Liguria con circa 11 mila. La tabella della Ragioneria dello Stato indica una spesa regionale media per cittadino di 9.115 euro. Spendono meno Campania (8.070), Emilia-Romagna (9.044), Lombardia (8.271), Marche (8.702), Piemonte (8.936), Puglia (8.554), Sicilia (8.825), Toscana ((8.884) e Veneto (7.921).
Se non ragioniamo in termini di “federalismo solidale”, le situazioni più stridenti si trovano guardando al contributo dato al Pil dalle regioni rispetto alla regionalizzazione della spesa pubblica. Stando alla tabella dello Studio, stabilito il Pil 2012 in 1.564 miliardi di euro, la Lombardia vi contribuisce per 331,4 miliardi (21,18%), con una spesa regionalizzata complessiva di 80,6 miliardi (14,86%); l’Emilia-Romagna porta al Pil 140,9 miliardi (9,01%), con una spesa complessiva regionalizzata di 39,4 miliardi (7,27%); il Piemonte contribuisce al Pil per 124,9 miliardi (7,99%) e incide sulla spesa regionalizzata complessiva per 39,0 miliardi (7,19%); il Veneto contribuisce al Pil per 146,6 miliardi (9,37%), e incide sulla spesa regionalizzata per 38,5 miliardi (7,11%). 13 regioni danno un apporto al Pil inferiore all’incidenza della loro spesa regionalizzata complessiva.
Guardando allo studio, ci si può chiedere se sarà mai possibile pervenire a un quadro equilibrato tra le varie realtà regionali fino al punto di poter stabilire (o anche soltanto ipotizzare) che la spesa diventi omogenea per tutte. Si dovrebbe partire da questi dati per vedere come applicare effettivamente la spending review. E magari gli stessi dati potrebbe essere utilizzati nell’annunciato confronto tra Governo e regioni per la definizione della legge di stabilità 2015. Ma forse gli autorevolissimi studi della Ragioneria generale dello Stato servono soltanto a noiosi personaggi, frequentatori di biblioteche. La politica e il legislatore vanno ormai di fretta. Un taglio lineare si fa in pochi minuti. Un’analisi comparativa per una più equilibrata distribuzione delle risorse richiederebbe tempi ben maggiori.


