FINANZA & POTERI

“Le Fondazioni escano dalle banche”

Dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla Cassa di Risparmio di Cuneo, i radicali chiedono di tagliare i legami tra gli istituti di credito e la politica. "Ennesimo caso di intreccio incestuoso". E affondano il coltello sulla gestione

Le Fondazioni ora escano dalle banche. Dopo la bufera che si è abbattuta sulla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, i cui vertici sono sotto indagine per frode fiscale, ostacolo alle attività di vigilanza e appropriazione indebita, i Radicali sollecitano “un passo indietro” della politica negli assetti degli istituti di credito. Riferendosi proprio all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Cuneo, pm Chiara Canepa, nella quale sono coinvolti il presidente dell’ente, Ezio Falco, il segretario generale, Fulvio Molinengo, e sei consiglieri di amministrazione su sette – persone che «sono lì grazie anche dalla politica» - Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani, torna a chiedere di spezzare «il legame proprietario tra questi enti politicizzati e le banche, dove i nominati, sempre gli stessi, si scambiano le poltrone tra le fondazioni e le banche. Come nel caso della Fondazione di Cuneo, azionista sia di Banca Regionale Europea (Bre) che di Ubi Banca. Intessendo inoltre rapporti trasversali tra organismi decidenti e controllanti».

 

Nel merito della vicenda cuneese, mentre emerge che vi sarebbero anche società del gruppo Ubi tra le 340 multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, il dirigente radicale rileva che contrariamente a quanto si dichiara nei documenti di bilancio 2013 della Fondazione, laddove si afferma che “Il Patrimonio viene gestito rispettando criteri prudenziali e di diversificazione del rischio, con l’obiettivo di generare una redditività adeguata”, la realtà è che «gli investimenti in Banca Regionale Europea e in Ubi Banca non hanno generato “una redditività adeguata”, ma sono serviti solo a mantenere le banche nelle mani della politica, danneggiando sia le banche stesse che la Fondazione. Esemplare il dato delle erogazioni al territorio - che dovrebbe essere l’attività istituzionale delle Fondazioni –, diminuite tra il 2008 e il 2013 di un terzo senza che questo destasse scalpore».

 

Da qui l’esigenza di far tornare la politica nell’alveo delle proprie competenze. «La politica deve regolare i mercati, e non controllare gli attori finanziari – conclude Federico -. La finalità dei partiti di raccogliere il consenso, non è compatibile con le finalità di un’impresa e di una banca, che è quello di massimizzare il valore e accrescere la redditività. La politica si limiti a dettare le regole e liberi le banche dall'abbraccio delle Fondazioni. Per far ripartire il sistema dell’impresa e degli investimenti è più che mai urgente che le Fondazioni bancarie escano dal capitale azionario degli istituti di credito. Questa è la nostra proposta, contenuta nella campagna “#Sbanchiamoli-Fuori i partiti dalle banche. Credito a chi lo merita”».