ROMANZO QUIRINALE

Il “toso” Fassino ha l’età per il Quirinale

Il sindaco leghista di Verona Tosi lancia il collega torinese: "Ha le caratteristiche giuste per rappresentare tutti". E lui, a braccetto di Prodi, sfila alla marcia parigina come un presidente in pectore: passaggio del testimone e comune destino?

Romano Prodi e Piero Fassino. L’uno accanto all’altro davanti all’Eliseo. E alle telecamere. Un caso forse, o forse no. Certo l’immagine, nel giorno della marcia repubblicana a Parigi, non può che richiamare nella strana coppia il passato e il futuro del Quirinale. Il Professore impallinato da cui Bersani vuole ripartire per eleggere il successore di Napolitano e il sindaco di Torino le cui ambizioni di salire al Colle sono arcinote. Ma c’è un fatto, avvenuto alcune ore prima delle trasferta parigina di Fassino in rappresentanza dei Comuni italiani che in qualche modo potrebbe averlo lusingato o, come maligna chi sposa la tesi del “nominato-bruciato” , avergli fatto fare gli scongiuri. “Lo vedo bene al Quirinale”: a dare il viatico al Lungo è stato il suo collega veronese Flavio Tosi a margine di “Svegliati centrodestra”, convegno romano che l’ha visto protagonista assieme a Giorgia Meloni e Raffaele Fitto.

 

L’endorsement che arriva dal Nord Est ma soprattutto dal centrodestra Tosi lo esplicita allo Spiffero: “Ovvio che se mi chiede un candidato della mia parte dico Roberto Maroni, ma visto che bisogna essere realisti tra i tanti nomi di personaggi della sinistra che circolano, da Prodi alla Finocchiaro, io dico Fassino. Lo conosco e ha le qualità che servono”. Il sindaco di Verona spazza via la moderna retorica dell’imprenditore così come quella dell’artista o dell’uomo lontano dalla politica. “Per fare il presidente della Repubblica occorre una personalità che conosca bene il funzionamento dello Stato, la politica, che sappia ascoltare e unire. Fassino ha queste caratteristiche. Anche in Anci sa rappresentare tutti i sindaci, di ogni appartenenza. Mi pare sia un’esperienza, che unita alle altre, possa farlo essere un buon candidato per il Quirinale”.

 

Da mesi ormai sempre più lontano dalla Lega di Matteo Salvini e sempre più riferimento di riferimento di quella Santa Alleanza con Meloni, basata soprattutto sulla primarie e impegnato nella difficile “ma indispensabile ricomposizione del centrodestra poiché oggi come oggi  non è certo in grado di essere un antagonista di Matteo Renzi”, Flavio Tosi sembra essere l’approdo di un altro importante pezzo della diaspora, quel Fitto, non invitato, ovvero escluso, dalla convention plenaria azzurra di Roccaraso. Sarà dunque il percorso, di trattative, per individuare il successore di Napolitano l’occasione per ricompattare se non tutto buona parte del centrodestra. “E’ quello che auspico. E anche per questo credo che il nome di Fassino potrebbe essere quello giusto”. Dopo un sindaco premier, anche un primo cittadino al Quirinale, insomma? “Fare il sindaco è un’esperienza molto, molto importante. Anche per fare il Capo dello Stato”. Insomma, per Tosi, Fassino le carte in regola le ha tutte.

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