Scelta Civica, congresso di liquidazione
08:00 Sabato 24 Gennaio 2015 3I montiani piemontesi, orfani del fondatore e incerti sulle prospettive future, eleggono i 27 delegati alle assise nazionali che l'8 febbraio dovranno designare una nuova leadership. Susta: "Forti del nostro patrimonio", ormai largamente dilapidato
Alleati leali del Pd, ma lontanissimi dall’idea di bussare alle porte del Nazareno per quello che per alcuni di loro potrebbe essere un ritorno a casa. Così, all’insegna dei “piccolo, ma determinato” il partito fondato da Mario Monti celebra oggi il suo congresso regionale. Un pugno di iscritti, racimolati – per dirla con Benedetto Della Vedova, anima critica dei lodenisti – «non tra gli elettori e nell'opinione pubblica, ma tra i “giri” personali di alcuni di noi», eleggerà i 27 delegati (14 in rappresentanza della provincia di Torino, 13 del resto del Piemonte) che comporranno il plenum dei 360 notabili chiamato, il prossimo 8 febbraio nelle assise nazionali a scegliere un nuovo segretario e, soprattutto, a decidere se e come proseguire l’avventura iniziata a rimorchio dell’ex premier alle Politiche del 2013. Tira aria di smobilitazione, inutile negarlo. E che la parabola sia ormai alla fine si evince dalla richiesta fatta dal suo fondatore di entrare nel gruppo “Per le Autonomie” di cui ora fa parte anche Giorgio Napolitano, richiesta respinta per i tagli del suo governo alle Regioni a statuto speciale.
Forti di quello che il senatore Gianluca Susta, capogruppo a Palazzo Madama rivendica come «un patrimonio riformatore, europeista, antistatalista» i montiani piemontesi si riuniscono all’hotel Luxor di via Gioberti per tirare le fila di «un anno oggettivamente difficile», dopo scissioni che hanno segnato il partito, ma che «sono state politiche e non di carattere personale», come quella di Mario Mauro, ma anche dopo i primi mesi della giunta Chiamparino che, come ribadisce Susta, che nell’era Bresso, quando ancora militava nel Pd, fu vicepresidente della Regione, «appoggiamo convintamente in una visione progressista e non conservatrice”. E proprio i due consiglieri di Palazzo Lascaris, Gabriele Molinari e Alfredo Monaco, reduci dalla tormentata maratona della riorganizzazione ospedaliera, potrebbero raccontare, con dovizia di particolari, le tensioni che attraversano una maggioranza, quella di centrosinistra al governo del Piemonte, che a dispetto della consistenza bulgara mostra già a pochi mesi le prime crepe.
Con l’intenzione di mettersi alle spalle ormai definitivamente l’incubo di quella storpiatura che portava “scelta” a diventare nella pubblicistica antipatizzante “sciolta” e a prefigurare l’imminente conclusione dell’esperienza varata dal Professore con grandi ambizioni, poi ridimensionate dalle urne, i fedelissimi del loden si preparano anche ai prossimi appuntamenti amministrativi nella regione. «Saremo a Venaria così, come con nostri candidati a Moncalieri e ad Arona». L’obiettivo anche di questo congresso regionale è, insomma quello di “unire coloro che credono in un riformismo che sappia tenere insieme valori di libertà e solidarietà”. Ne parleranno, oltre lo stesso Susta, i parlamentari Giovanni Monchiero, Mariano Rabino e Paolo Vitelli. Con un occhio allo scenario nazionale sul quale si misurano tre candidati alla leadership: il sottosegretario agli Esteri Della Vedova, che pensa più a un ruolo di “commissario liquidatore”, e quelle più “continuiste” del collega sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti e di Luciana Cazzaniga, militante della prima ora e fondatrice di “Base civica”.
E mentre sul sito di Scelta Civica del Piemonte si annota come da dicembre ad oggi il numero delle tesser sia aumentato in maniera considerevole, lasciando spazio a chi maligna di qualche rincorsa alla poltrona, Susta precisa che oggi di incarichi non se ne parla. L’elezione degli organismi dirigenti avverrà tra un paio di settimane. Per ora solo programmi e politica: per essere “Protagonisti del Cambiamento”, come pomposamente recita lo slogan congressuale


