ENTI LOCALI

Vercelli dichiara guerra al Governo

Il presidente della Provincia Vercellotti chiede a Chiamparino di costituirsi di fronte alla Consulta contro i tagli. Tre miliardi in tre anni: "Sono incostituzionali". Biella è già in dissesto, Verbania, Novara e Asti quasi, per le altre è questione di tempo

La provincia di Vercelli dichiara guerra al Governo. Sarà che è l’unica in tutto il Piemonte di centrodestra, o forse che è la sola rimasta ancora di origine elettiva, giacché il mandato di Carlo Riva Vercellotti scadrà il prossimo anno, fatto sta che in questi giorni ha avanzato formale richiesta alla Regione di costituirsi di fronte alla Corte Costituzionale contro la Legge di Stabilità e in particolare contro il comma 418. La questione non riguarda la riforma Delrio e la trasformazione delle province in organi di secondo livello, piuttosto l’operazione ancor più invasiva di sopprimere l’ente per asfissia. L’ultima finanziaria del Governo, infatti, prevede un prelievo alle province di un miliardo nel 2015, due l’anno successivo e infine tre miliardi nel 2017. «Tanto basta per azzerare degli enti già sull’orlo del crac finanziario» dice il presidente Riva Vercelotti, tra le figure emergenti di Forza Italia in Piemonte. Al momento delle otto province piemontesi 3 sono in stato di pre dissesto (Novara, Verbania e Asti), affossate dai tagli per finanziare gli 80 euro del governo Renzi, una è già in dissesto (Biella), per le altre (Cuneo, Alessandria e Vercelli, oltre alla Città metropolitana di Torino) è solo questione di tempo.

 

«Attraverso questi prelievi vengono di fatto azzerati i contributi, impedendoci di poter assolvere ai nostri compiti». E proprio questo è il tema. Secondo l’articolo 119 della Costituzione il conferimento di funzioni agli enti locali non può prescindere da un trasferimento di risorse, ogni ente deve essere in condizione di poter assolvere ai propri compiti, che si tratti del servizio di raccolta rifiuti o dello sgombero neve, tanto per fare due esempi. Attraverso la legge Delrio, invece, lo stato assegna alle province una serie di funzioni, senza però garantire le risorse per assolverle. Di qui la decisione del presidente di Vercelli di procedere con un’azione giudiziaria. Una settimana fa ha chiesto formalmente al Cal – il Consiglio per le autonomie locali – di avanzare formale richiesta alla Regione di procedere di fronte alla Corte Costituzionale, giacché solo le regioni possono ricorrere alla Consulta, non le province.   

 

Dell’iniziativa è stato messo al corrente anche il vicepresidente della Città metropolitana di Torino Alberto Avetta che ieri l’ha comunicata nella segreteria regionale del Pd, alla presenza anche di Piero Fassino e del vicepresidente della Regione Aldo Reschigna. Secondo il sindaco metropolitano il ricorso “non è campato in aria” e anzi lo stesso Fassino si sarebbe sfogato nei giorni scorsi durante una riunione dell’Anci, minacciando di restituire le chiavi della Città metropolitana al governo se non dovesse allentare la stretta. Ora la parola passa a Sergio Chiamparino che dovrà decidere se aprire un fronte con Palazzo Chigi, mentre in Lombardia e Puglia già si stanno organizzando per un’operazione di questo tipo.

 

Intanto, sulla questione deleghe, in Regione si stanno mettendo gli ultimi aspetti: martedì è stata convocata una riunione del gruppo Pd assieme alla giunta, il giorno seguente i consiglieri democratici parteciperanno a un seminario assieme ai tecnici: sul tavolo resta la questione degli esuberi per i quali si dovrà trovare una soluzione entro il 2019. 

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