Fuga dal cdr della Stampa
11:30 Giovedì 12 Febbraio 2015 0Dei sei componenti originari, restano solo in due nell’organismo di rappresentanza interna dei giornalisti. I maligni sussurrano di manovre “pilotate” e oggi i delegati superstiti faranno luce sul caso in assemblea. Al centro l’integrazione con il Secolo XIX
È in crisi il Comitato di redazione della Stampa: dei sei componenti che ne fanno parte ne sono rimasti due. Anche se la Commissione elettorale dice che l'organismo di rappresentanza dei giornalisti non è decaduto, di fatto perdendo due terzi dei membri oggi si trova in assoluta solitudine e con molti interrogativi sulla rappresentatività. Lunedì, con una lettera aperta a tutti i colleghi, si è dimesso Francesco Iannuzzi (redazione). Mercoledì stessa procedura per Davide Boretti (articoli minori), Paolo Festuccia (redazione romana) e Paola Guabello (province).
Restano i rappresentanti della cronaca, Guido Novaria e Marco Accossato, che per oggi, alle 17, hanno indetto un’assemblea per chiarire la situazione, ma anche per chiedere ai dimissionari di spiegare quel che hanno scritto nelle due lettere aperte. Un chiarimento che appare necessario alla luce di una spaccatura che potrebbe essere stata pilotata dall’esterno per togliere potere al Cdr nel momento in cui bisognerà fare i conti con gli effetti sul personale redazionale del matrimonio – non proprio d’amore - tra la Stampa ed il Secolo XIX sotto l’egida di una società editrice, la Itedi, storicamente voluta dagli Agnelli molti anni fa.
Il brodo di coltura di questa ennesima crisi dell’organismo sindacale starebbe, almeno per la seconda ondata di dimissioni, proprio nell’incontro ligure-piemontese dei due giornali e nella spartizione del potere. Proprietà e direzione non paiono aver gradito un appena percettibile rialzo della testa, rispetto al passato, del nuovo Cdr eletto alla fine dell’ottobre scorso e un sensibile incremento del potere da parte della Cronaca. Nella fase di spartizione dei compiti tra le due testate gli equilibri si fanno difficili. Inoltre nella lettera aperta di Iannuzzi si fa riferimento, parlandone come di “un’ossessione” al problema della Bmi, un “service” che opera all'interno della Stampa con 11 non professionisti cui è affidata gran parte della gestione del web modello Mario Calabresi (In verità, fa sapere la stessa agenzia, tra gli 11 dipendenti 7 sono giornalisti professionisti, 1 praticante, 1 pubblicista e 2 poligrafici).
Un tema, questo, che susciterebbe malumori tra quei giornalisti da anni inutilmente alla finestra o impiegati in compiti superiori a quelli che si trovano nella busta-paga. Come chi opera come inviato con compensi da redattore ordinario e che ora minaccia di rivolgersi alla magistratura del lavoro. Tra la subalpina Stampa e il ligure Secolo c’è un Appennino che si vorrebbe riempire di tunnel per creare sinergie. Ma anche in questo caso vale l’esempio dei No Tav: discutere prima e trovare un accordo, non calare dall’alto le soluzioni. Una procedura che al sistema Fiat, o Fca che dir si voglia, non piace per nulla.


