SOLDI NOSTRI

La Provincia di Torino è a secco Ma finanzia una Scuola dell’acqua

Nell’ultimo giorno di vita l’ente di Palazzo Cisterna eroga una cospicua sovvenzione all’associazione Hydroaid di cui l’ex assessore Ronco era presidente. Anche dall’Ato una pioggia di soldi. Allora le risorse non mancano

I rubinetti delle Province, vanno dicendo ormai da tempo i loro amministratori, sono asciutti. Eppure per riempire i soliti pozzi e abbeverare i soliti noti, i soldi di trovano. Nelle Province, così come in altri enti di quella galassia in cui si perde l’orientamento tra i mille rivoli di competenze, più o meno chiare. C’è un nome, per esempio, che ricorre sia negli atti di Palazzo Cisterna, sia in quelli dell’Autorità d’ambito territoriale, Ato 3 che riunisce 306 Comuni della Provincia di Torino: Hydroaid. E accanto a quel nome, compaiono cifre, soldi che secondo le prefiche della politica non dovrebbero più essercene e, invece, spuntano. Oltre 200mila euro, suppergiù. Altra parola chiave che, visti i precedenti non proprio edificanti del nostro Paese, dovrebbe far drizzare le orecchie: cooperazione. Già, perché Hydroaid è la “Scuola internazionale dell’acqua per lo sviluppo” e come si legge nello statuto ha “finalità sociali di solidarietà e assistenza nel campo della formazione e della ricerca per lo sviluppo di conoscenza e di competenze nel settore della gestione e tutela delle risorse idriche ed argomenti ad essa correlati. Opera a favore di aree  paesi e regioni svantaggiate e popolazioni bisognose di sostegno allo sviluppo. Organizza corsi teorico-pratici di formazione sulla gestione”, ma anche “conferenze, spettacoli e manifestazioni che abbiano attinenza con le sue finalità” senza  tralasciare di “allacciare relazioni con altri soggetti  pubblici o privati, che siano ritenute utili al migliore svolgimento dei compiti statutari”.

 

A questa associazione la Provincia di Torino, nell’ultimo suo giorno di esistenza come tale, ha erogato 32mila euro (GUARDA la delibera). La delibera firmata dal vicepresidente Alberto Avetta motiva quell’esborso ricordando che “le attività svolte da Hydroaid nell’ambito del predetto Progetto europeo WATSAM appaiono di notevole interesse anche ai fini delle attività di sviluppo e promozione  della risorsa ambientale dell’acqua, e che, in tal senso, si ritiene opportuno sostenere  finanziariamente la conseguente attività di diffusione e disseminazione dei risultati ottenuti nell’ambito del progetto medesimo”. Poco importa se le attività volte a dare visibilità ad un progetto in Etiopia finanziato dalla Commissione Europea, siano espressamente a bilancio e quindi già comprese nel finanziamento europeo. un provvedimento, secondo alcuni, che conterrebbe anche dei profili di illegittimità giacché negli ultimi sei mesi di reggenza, la giunta aveva il compito di limitarsi all'ordinaria amministrazione e non a elargire contributi un po' qua e un po' là.

 

La Provincia alle prese con i precari e un bilancio sempre più asfittico, si fa di manica larga per finanziare iniziative già sostenute dall’Unione Europea. Mozambico, Etiopia, Brasile: l’Ato non resta indietro. Con tre delibere-fotocopia (GUARDA qui, qui e qui), l’Autorità d’ambito delibera altrettanti finanziamenti per la solita Hydroaid. Per costruire pozzi? Macché. Almeno da quanto emerge dalla documentazione che elenca così gli obiettivi: divulgazione del bando di partecipazione e selezione delle candidature, formazione a distanza, attraverso l’erogazione di un corso in formato e-learning sui temi della pianificazione sostenibile dei servizi ambientali, della durata di 2 mesi. percorsi di rafforzamento professionale con formazione a Torino, attività monitorata di restituzione alla comunità di origine del candidato, coordinamento, monitoraggio, valutazione del progetto per garantire il raggiungimento degli  obiettivi prefissati e adottare eventuali misure correttive in corso d’opera;  attività di comunicazione e disseminazione dei risultati del progetto su tutto il territorio brasiliano. Per l’Etiopia si aggiunge pire l’acquisto di un pc e un analizzatore d’acqua. In Mozambico pare non aspettino altro (insieme a un traduttore dal burocratese) se non quella fornitura “ai decisori locali si strumenti utili per il design di schemi di strutture e livelli  tariffari rispondenti ai bisogni di accessibilità, valutazione e compensazione delle esternalità  reperimento delle risorse necessarie per gli investimenti, uso sostenibile della risorsa”. Se non ci fosse Hydroaid, vien da dire, come farebbero? Non in Etiopia e in Mozambico, ma soprattutto a Torino. Dove questa associazione, che vede tra i soci quegli enti pubblici che predicano risparmio e lamentano tagli tanto forti da mettere a rischio la loro stessaesistenza, sembra sempre più uno dei tanti carrozzoni su cui far salire i soliti nomi della politica. Come l’ex assessore provinciale Roberto Ronco, Pd, già presidente – guarda il caso – del munifico Ato 3 e poi passato a identico incarico proprio in Hydroaid. Lasciato pure quello approda  in Regione come stretto collaboratore dell’assessore Alberto Valmaggia. E c’è chi vocifera di un suo ritorno proprio in Hydroaid, magari come direttore. Impresa non certo impossibile per chi riesce a cavare soldi laddove dicono non ce ne siano più. Un po’ come trovare l’acqua nel deserto. Con molta meno fatica.

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