PALAZZO LASCARIS

Regione, e la nave va (tra gli scogli)

Approvato il bilancio 2015, il primo dell'era Chiamparino, su cui grava il debito monstre di 6,600 miliardi. "Abbiamo preso in mano una barca in balia delle onde e l'abbiamo rimessa sulla rotta giusta". Ma per le opposizioni manca un piano di navigazione

“Per tornare alla normalità il Piemonte farà fatica per molti anni ancora. Certo, in questi undici mesi, abbiamo fatto parecchia strada, ma davanti abbiamo un cammino lungo e faticoso”.  Non sarà un futuro di lacrime e sangue, quello che prevede il vicepresidente della regione Aldo Reschigna nel suo intervento in occasione della votazione del Bilancio di previsione 2015  - approvato Con 31 voti a favore e 15 contrari- ma neppure lontanamente rose e fiori. Per rimanere in metafora anche la luce in fondo al tunnel che Sergio Chiamparino ha detto di vedere escludendo sia quella del treno, oggi pare niente più di un tremolante lumicino. E per rendere ancor più efficace la situazione, il governatore ha usato immagini marinaresche, lui noto uomo dei monti che, come ha ammesso, soffre il mal di mare: “Abbiamo preso in mano una nave o una barca, come preferite, in balia delle onde e l’abbiamo rimessa sulla rotta giusta”. E non potrebbe essere altrimenti per una Regione “cui sui pesa un problema da 6 miliardi e 600 milioni” come ha rimarcato, facendo riferimento alla massa debitoria, lo stesso Reschigna, uomo dei conti di Piazza Castello che ha ripetuto più volte un concetto: c’è ancora molto lavoro da fare per cercare di ritornare a un barlume di normalità, “una marea di lavoro”.

 

Il documento pareggia a 11,74 miliardi in termini di competenze e 15,51 miliardi in termini di cassa. Cinque miliardi i residui passivi, novecento milioni di fondi fuori bilancio spesi per la sanità, ma soprattutto tempi di pagamento tutto fuorché normali. “Se nel comparto sanitario ci stiamo avviando a una media di tre mesi, in tutti gli altri settori paghiamo ancora a un anno e mezzo”, con tutte le conseguenze che queste attese comportano sia per gli enti locali sempre più stremati, sia e ancor più per il tessuto economico locale. Una pezza per gran parte del pregresso la si sta mettendo grazie al commissariamento affidato allo stesso Chiamparino, “non perché io sia bello o particolarmente autorevole, ma perché il governo ha visto una Regione affrontare seriamente i problemi”  come ha detto lo stesso presidente.

 

L’elenco delle difficoltà per il Piemonte è ancora lungo. È stato aumentato lo stanziamento per uno dei comparti maggiormente in difficoltà, il trasporto pubblico locale, così come per la scuola, ma anche qui la normalità è lontana dall’essere riconquistata. Solo rigore e poco sviluppo, come contestato dalle opposizioni, mancanza di visione, come denunciato dalla leghista Gianna Gancia che ha avuto da dire anche su quelle che ha definito “tangenti istituzionalizzate”, ovvero quelle erogazioni a enti che altri definivano marchette? “È triste l’immagine di una legislatura di rigore – ha osservato Reschigna - e comunque non è un quadro che corrisponde del tutto alla realtà, come testimoniano alcuni investimenti , ma soprattutto la via che intendiamo percorrere grazie all’utilizzo dei fondi strutturali europei e a una massiccia opera di alienazione del patrimonio”. Triste, ma il rigore c’è e non è affatto escluso che ci sarà ancora se per rigore si intende (anche) l’aumento di alcuni tributi. “Abbiamo aumentato l’addizionale Irpef e altri tributi  - ha detto nel suo intervento conclusivo Chiamparino –  vorremmo non aumentare più nulla…”. Tutta colpa dei tagli del governo Renzi? Assolutamente no, “questi sono figli della situazione pregressa”, di quell’eredità cu sui si è soffermato più volte anche il suo braccio destro: “Il bilancio appena approvato fa i conti con la nostra storia, con la storia dei governi regionali che si sono succeduti e che hanno lasciato una eredità pesantissima. La riduzione della capacità di spesa è evidente, il nostro impegno l’ha migliorata rispetto a dicembre, quando non c’erano risorse per le direzioni, escluse sanità e trasporti”.

 

Il caso della sanità continua ad essere emblematico in tal senso, tanto da aver portato il Piemonte a finire commissariato con quel piano di rientro  dal quale Chiamparino si dice convinto che “usciremo presto”, così come coglie l’occasione della seduta di Palazzo Lascaris per rivendicare il sistema di scelta dei direttori generali delle aziende sanitarie: “non è obbligatorio lottizzare” ha detto spiegando in battuta il metodo con cui “si è tenuta la politica fuori dalle scelte”.

 

E se la maggioranza ha espresso un giudizio favorevole sulla manovra anche perché, come ha affermato il capogruppo Pd Davide Gariglio, “i provvedimenti finanziari sono stati approfonditi emigliorati pur negli esigui spazi di manovra possibili” e “il testo èstato migliorato”, di tutt’altro avviso è l’opposizione. Davide Bono (M5s), dichiarando voto contrario, ha detto di “non aver visto un clima di collaborazione nell’analisi del Bilancio, infatti siamo arrivati al contingentamento dei tempi. Questo è il primo Bilancio della Giunta Chiamparino, con molte ombre e mancata chiarezza sul futuro, come dimostra il rinvio delle rate dei mutui della Cassa depositi e prestiti. Così i problemi di Bilancio vengono rinviati al 2017, che sarà un anno orribile”. Per Gilberto Picchetto (Forza Italia), “in un sistema con un Bilancio bloccato, la finanza derivata dallo Stato è fondamentale e la possibilità di movimentare risorse è minima. Dal punto di vista politico doveva essere illustrata dal documento una panoramica delle linee di indirizzo della nuova Giunta che ,invece, non si sono viste. Avremmo voluto sapere qualcosa in più sulle politiche del lavoro, in una situazione drammatica come quella di oggi. Non possiamo arrivare al prossimo anno ancora con questo modello di politica regionale. Il governo regionale deve fare un salto di qualità”.