ECONOMIA

L’impresa tiene famiglia. E fa bene

Smentendo i pregiudizi l'imprenditoria familiare rappresenta in Piemonte un modello produttivo vincente, in grado resistere alla crisi, creare occupazione e ricchezza. I problemi si presentano nel passaggio generazionale, solo da pochi pianificato

Sono state spesso considerate uno tra i principali ostacoli allo sviluppo di un capitalismo maturo e freno all’affermazione di una grande industria nel nostro Paese. Eppure, le aziende familiari si sono dimostrate negli anni della crisi il modello produttivo più resistente, capace di creare lavoro e distribuire ricchezza anche in questa terribile contingenza. A certificarlo sono i dati di una ricerca realizzata per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Institute for Family Enterprise dell’Harvard Business School. Analizzando le performance dal 2008 al 2013 di tutte le aziende piemontesi sopra i 25 milioni di euro di fatturato (circa 700 imprese), suddivise tra familiari (il 52%) e non familiari, i ricercatori mettono in luce come le prime abbiano incrementato i propri dipendenti del 14,37% (contro un +1,16% registrato per le aziende non familiari) e investito 130 miliardi di euro (contro i 50 miliardi delle non familiari), facendo crescere il proprio fatturato del 18,87% (contro l’8,77% delle aziende non familiari).

 

Anche sul piano dei bilanci la situazione è decisamente lusinghiera. Il ritorno per gli azionisti (ROE) è del 5,43% nel 2013 (era l’8,43% nel 2008) rispetto al 3,75% (6,31% nel 2008) delle imprese non familiari. Stesso trend per gli altri indici di redditività, ROI (Return on Investments) e ROS (Return on Sales), rispettivamente pari nel 2013 a 6,79% e 3,31%, sono maggiori rispetto a quelli registrati dalle aziende non familiari (6,28% e 2,85%). La PFN/EBITDA, passa dal 2,41 del 2008 al 2,33 del 2013 per le imprese familiari, mentre per quelle non familiari passa da 1,77 a 1,70.

 

Presenti su tutto il territorio piemontese - in maggioranza in provincia di Torino (il 48%) e Cuneo (il 19%); seguono Alessandria (11%), Novara (10%) e Biella (7%) – le imprese familiari presentano come punti di forza soprattutto una chiara e definita catena di comando e la stabilità del management, intrinsecamente connessi ai principi di trasparenza e condivisione: per la maggioranza degli imprenditori intervistati, l’azienda viene addirittura prima della famiglia o, comunque, con essa si identifica in maniera indissolubile. Le spine si presentano nelle fasi dei passaggi generazionali, punto cruciale per la loro stessa sopravvivenza. Pur consapevoli che quello è lo snodo critico viene pianificato solo nel 23% dei casi: sembra essere assente l’idea che la vera sfida sia la continuità aziendale e la capacità di rimanere un buon azionista.

 

«Il sistema delle imprese familiari rappresenta un elemento portante del sistema imprenditoriale piemontese e un fondamentale veicolo di quei valori tipici del nostro “Made in”, qualità delle produzioni e legame con il territorio - ha commentato Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte -. Dalla ricerca presentata oggi emerge come queste aziende abbiano saputo affrontare la crisi meglio di altre, facendo leva su una forte cultura imprenditoriale e sulla voglia di continuare a investire e scommettere sul futuro, rivelandosi quanto mai preziose per la strategia di sviluppo del nostro territorio. Oggi più che mai, il nostro intervento dev’essere incisivo e trarre, perché no, insegnamento dal family business system che, con il suo forte senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti delle aziende di proprietà, crea valore non soltanto per le generazioni attuali, ma anche per quelle future».

 

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