POLITICA & SANITA'

Nervi tesi sulla riforma della Psichiatria

Fuoco incrociato da parte di operatori, associazioni e opposizione contro la delibera di riorganizzazione del settore predisposta dalla Regione. In soccorso dell'assessore Saitta accorre il Pd che però non lesina critiche e costringe la giunta a passare in Commissione

E in Regione compare l’ennesimo tavolo. Stavolta sulla spinosa questione del riordino dei servizi psichiatrici. Solo che viene apparecchiato quando ormai è stato servito anche il digestivo, ovvero la delibera già votata dalla giunta che a dispetto della metafora risulta davvero difficile da mandare giù. Non solo per le opposizioni che, con Gian Luca Vignale  di Forza Italia, hanno chiesto invano il ritiro o almeno di rinviarne l’entrata in vigore (il M5s), ma anche per la stessa maggioranza. A togliere le castagne dal fuoco all’assessore Antonio Saitta, ma nel contempo a rimarcare il peso del Consiglio Regionale ancora una volta bypassato da Piazza Castello, ci ha pensato Domenico Ravetti, capogruppo “reggente” del Pd vista l’assenza forzata dell’infortunato Davide Gariglio. Suo è infatti l’ordine del giorno, approvato al termine della lunga seduta straordinaria di oggi, con il quale si cerca di mettere una pezza allo strappo che l’atto approvato nei giorni scorsi dalla giunta ha provocato nei rapporti con le associazioni delle famiglie dei pazienti, quelle dei gestori dei servizi e in tutto quel mondo che ruota attorno al delicato settore delle malattie mentali, non ultima e non trascurabile la stessa Anci regionale che ha intravisto i rischi di ulteriori impegni economici per i Comuni nel caso alcune strutture scivolino dal settore sanitario a quello assistenziale.

 

Un mondo rappresentato in maniera massiccia Palazzo Lascaris dove a margine dei lavori ha incontrato Saitta, il suo collega alle Politiche sociali Augusto Ferrari e numerosi consiglieri. Mezz’ora di interventi delle associazioni da cui sono emerse le mille preoccupazioni per quella delibera passata senza un minimo di discussione, o almeno presentazione, preliminare. E, soprattutto, un atto che in alcuni punti – tra questi la diminuzione di personale medico  e un aumento di quello socio-sanitario – ha generato un vero e proprio allarme facendo temere come denunciato da alcune associazioni la trasformazione di strutture terapeutiche in una sorta di parcheggio per malati.

 

Dal canto suo Saitta, in aula, ha ripetuto che alla base di questa indispensabile riorganizzazione del settore “non c’è la necessità di far quadrare i conti, ma a mettere ordine in una comparti dove ci sono strutture non accreditate, costi che oscillano con eccessive differenze. Non si può andare avanti senza sapere quali caratteristiche debbono avere i gestori dei servizi, a chi vanno i soldi pubblici e con quali criteri”. Insomma mettere ordine in un settore dove da anni regna il caos. E su questo, nessuno ha avuto di che obiettare.

 

L’accusa delle opposizioni e qualche malcelata critica dalla stessa maggioranza è venuta invece sul metodo. “Il solito, quello già usato per la delibera sula rete ospedaliera” ha commentato il grillino Giorgio Bertola, riferendosi al piatto servito pronto, senza nemmeno far vedere il menù al consiglio. Appunti pure su alcuni passaggio tecnici sono arrivati sia dal dem  Nino Boeti, sia da Marco Grimaldi di Sel , così come lo stesso Saitta ha ammesso “qualche errore” nella stesura del testo.

 

Ma il problema, come detto, era ed è altro: quella blindatura evitando il passaggio del testo in commissione e tenendo all’oscuro dei propositi della riforma tutti i soggetti a vario titolo interessati. Il risultato è stata la sollevazione di tutti e la richiesta della minoranza che con Vignale ha ottenuto la convocazione della seduta ad hoc del consiglio. Un cul de sac, per Saitta, da cui uscire in qualche modo. E, provvidenziale, ecco l’ordine del giorno del Pd con cui si impegna la giunta “affinché  nella fase transitoria prevista dalla D.G.R. n. 30-1517,  il percorso di attuazione avvenga tramite il coinvolgimento, in un tavolo permanente, dei Dipartimenti di Salute Mentale, delle Associazioni dei pazienti, degli Enti gestori, dell’Anci” – ma anche a – “prevedere, nel percorso attuativo, un confronto costruttivo tra i soggetti istituzionali interessati, in modo da prevederne le conseguenze economiche, sociali e sanitarie e elaborare modalità atte a fronteggiarle adeguatamente”. Non ultimo, l’impegno della giunta a “coinvolgere mediante pareri e indirizzi la Commissione consiliare Sanità”. Quella presieduta da Ravetti.