CORRENTI DEM

Pd, senza primarie non ha Speranza

L'ex capogruppo, tra i leader della sinistra, difende le consultazioni interne: "strumenti di partecipazione democratica". E accoglie con favore il ripensamento di Renzi sulla scuola. Temi al centro dell'iniziativa in programma domani a Torino

“Si migliorino, si apportino i correttivi necessari, ma le primarie restano uno strumento di partecipazione democratica cui non è giusto rinunciare”. Lo stop alla rottamazione del sistema dei scelta dal basso dei candidati di fatto annunciato da Matteo Renzi, arriva dalla sinistra del Pd. Roberto Speranza allo Spiffero palesa tutta la contrarietà, sua e della componente di cui è tra i leader più autorevoli, contro un’ipotesi che il segretario-premier ha avanzato dopo le nasate rimediate alle recenti elezioni. “Non è che perché si sono perse elezioni in alcune regioni o città dove si presumeva di vincere, adesso si addossa la responsabilità alle primarie e le si getta via. Farlo sarebbe un errore gravissimo” dice l’ex presidente dei deputati dem che domani sarà a Torino insieme a Gianni Cuperlo per un incontro pubblico alle 17,30 alla Gam promosso e presieduto dal parlamentare piemontese Andrea Giorgis.

 

“A sinistra nel Pd. Per cambiare il Paese senza dividere. Per crescere senza lasciare nessuno indietro”, il tema del dibattito, ma anche le parole che ricorrono nel ragionamento che Speranza fa partendo proprio dalle primarie “strumento fondativo del Pd e di quella partecipazione, quel legame con i cittadini che il partito deve recuperare e rinsaldare. Non certo da ridurre come succederebbe se vi si rinunciasse. Se ci sono e ci sono dei limiti delle cose da aggiustare, ben vengano le modifiche, ma da qui a ipotizzare un abbandono delle primarie ce ne passa. Ripeto sarebbe un errore molto grave”.

 

Non dividere e non lasciare nessuno indietro, dice la sinistra del Pd. E se c’è stato e ancora c’è un tema che ha diviso il partito e, per la sinistra ha lasciato indietro una parte del Paese, questo è quello della riforma della scuola. “Abbiamo assistito a uno sciopero con 618mila partecipanti che hanno rinunciato a una parte del loro stipendio per manifestare il dissenso. Non si può dire o pensare che questi siano stati pilotati da qualcuno: c’è un malessere, un disagio che va colto da un partito che da sempre è il riferimento politico per gran parte di quel mondo” dice, ancora, Roberto Speranza. Che accoglie come “un fatto positivo” il ripensamento di Renzi sulla riforma. “Aprire una discussione, come abbiamo sempre chiesto noi, fare la riforma con e non contro insegnanti e studenti è la via giusta”. Ma anche una sorta di successo per quella parte del partito che fin dall’inizio ha duramente criticato e non votato quella che per molti resta ancora la scuola dei presidi-sceriffi.

 

“Il problema di Renzi – aggiunge l’ex capogruppo – non è recuperare il voto di Speranza, ma quello delle persone che anche su questo tema della scuola hanno visto svanire lo spirito originario del Pd”. Solo cambiando su temi forti come quello della scuola (come peraltro pare stia facendo) e abbandonando il concetto di Partito-Nazione dove scomparirebbero i concetti di destra e sinistra portando il Pd a diventare una forza indistinta, secondo la sinistra interna, Renzi può arrivare tranquillamente al 2018. Un traguardo che visti i risultati alle ultime elezioni il premier pare essersi dato con decisione, rispetto alle eventualità – mai espresse, ma in qualche modo evidenti – di anticipare la chiamata alle urne.

 

Sui risultati elettorali, Speranza rifiuta l’idea di addossare la responsabilità alla scelta derivata dalle primarie, ma ribadisce invece “quel segnale arrivato da chi ci aveva votato alle Europee e non lo ha fatto alle ultime consultazioni”. E a questa situazione si è giunti anche “per le scelte fatte dal governo su argomenti che interessano tutto il Paese, che attraversano tutte le fasce della popolazione, come appunto, la riforma della scuola. Il cambiamento e la disponibilità mostrata nel discutere, come noi avevamo chiesto, è certamente un fatto positivo. Resta il problema dei precari. Ma anche qui credo che sia possibile agire subito dando una risposta concreta”. Perché sulla scuola come su altre questioni “c’è da recuperare un frattura tra il Pd e quella parte del Paese che ha visto nel partito il soggetto politico capace di dare le risposte alle sue domande, ma che alcune scelte del governo hanno allontanato dal partito, come è evidente dalle ultime elezioni. Se si è perso voti e in alcune città siamo stati sconfitti non è colpa delle primarie”.

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