Di lotta e di poltrona. Ex civatiani in Rete
Oscar Serra 08:45 Venerdì 03 Luglio 2015 0Gli orfani del deputato monzese lanciano la loro corrente (chi non ne sentiva il bisogno?). Arriva ReteDem e riunisce quelli che il "partito lo cambiano da dentro". Una decina di parlamentari. Tra i piemontesi l'eurodeputato Viotti e il donciottiano Mattiello
Vogliono “un mondo più giusto, più libero e – perché no? – più bello”. Sono “idealisti” e non intendono “confinare i sogni nella dolce solitudine della notte. Noi vogliamo contaminare la realtà con i nostri sogni”. Armati di tanta retorica gli ex civatiani lanciano la propria Rete nel mare magnum democratico, sperando di pescare qua e là un po' di consenso dopo l'addio del loro primo leader. Nasce ReteDem. La presentazione è avvenuta ieri a Palazzo Madama, a Roma: presenti un pugno di parlamentari, mentre la delegazione piemontese era capitanata dall’eurodeputato Daniele Viotti. Sono quelli che, dopo l’abiura di Pippo Civati hanno deciso di restare, per “cambiare il Pd dall'interno”. Professano l’unità e lanciano strali contro la dirigenza locale e nazionale dai banchi parlamentari. C’è chi li definisce paraculi. Per altri sono i dimissionisti, quelli che chiedono a ogni piè spinto le dimissioni (degli altri) con le natiche ben ancorate alle seggiole.
All’indomani del 5-2 alle Regionali, Viotti arrivò a chiedere l’azzeramento di tutti i vertici locali del Pd (gli abruzzesi ancora si chiedono dove abbiano sbagliato), mentre l’unico esponente “civatiano” nella segreteria piemontese, Fabio Malagnino, confermava allo Spiffero l’intenzione di rimanere al suo posto. Di lotta e di poltrona. Posizioni radicali a parole, cui raramente sono conseguenti con atti politici di dissociazione. Per Viotti “il tempo” del numero uno piemontese Davide Gariglio “è scaduto” dopo il pasticcio delle firme in Regione, ma intanto ne legittima l’azione sedendo, con un suo accolito, all’interno di un organismo esecutivo unitario. Paradossi di chi vuole portare il proprio “coraggio” nel Pd “con autonomia e spirito unitario”, sempre secondo quanto emerge dalla carta costituente della nuova corrente.
“Il nostro Pd, a sinistra” è il titolo del documento, sottoscritto, tra gli altri, dal deputato donciottiano Davide Mattiello, dai consiglieri regionali Domenico Rossi e Valter Ottria, dall’assessora torinese Ilda Curti, da quello di Alessandria Mauro Cattaneo, di Nichelino Diego Sarno e di Casale Monferrato Luca Gioanola. E poi il vicesindaco di Condove Jacopo Suppo, il primo cittadino di Quaranti (Asti) Alessandro Gabutto, i consiglieri comunali Rossella Procopio (Alessandria), Marco Barbierato (Cossato), Riccardo Brezza (Verbania), Elena Ceretto (Alpette), Fabio Lamon (La Cassa). Tra i parlamentari spiccano i nomi dell’ex prodiana Sandra Zampa, oltre che di Paolo Gandolfi, Giuseppe Guerini, Sergio Lo Giudice, Michela Marzano, Lucrezia Ricchiuti, Grazia Rocchi e Veronica Tentori.
Il principio di legalità sarà un “faro sempre acceso” della loro azione politica, che si articola attraverso i temi dei “diritti civili, la tutela dell’ambiente, la mobilità sostenibile, la difesa dei beni comuni”. Si tratta della quarta componente della sinistra Pd, dopo Area Riformista, guidata a livello nazionale da Roberto Speranza e in Piemonte da Andrea Giorgis e nella variante bersaniana doc da Federico Fornaro, la Sinistra Dem di Gianni Cuperlo, cui aderisce la presidente del partito regionale Giuliana Manica, la “Sinistra è cambiamento” di Cesare Damiano e del ministro Maurizio Martina. E questo solo per quanto riguarda le minoranze, se poi ci si addentra nella galassia renziana c'è da perdersi nella congerie di sigle, fondazioni, club, officine, cantieri, laboratori.
Per il momento la nuova avventura degli ex civatiani lascia freddini media e attivisti: sul profilo di Viotti uno dei due commenti al suo post è lapidario: “Ecco la nuova corrente che conta meno di un 2 di spade quando briscola è bastoni”.


