Csi, “stiamo andando a schiantarci”
20:16 Mercoledì 15 Luglio 2015 9Dura presa di posizione di Chiamparino dopo la fumata nera dell’assemblea del Consorzio. Il “niet” del Comune di Torino. Uno stop “ideologico” alle procedure di privatizzazione oppure uno scontro di potere? Da settembre stipendi a rischio
Sul Csi è scontro tra Regione Piemonte e Comune di Torino. Nell’assemblea che avrebbe dovuto dare il via libera alla procedura di privatizzazione del consorzio informatico che da tempo naviga in cattive acque, i rappresentanti delle amministrazioni locali hanno alzato i tacchi facendo mancare il numero legale per un voto (decisiva l'astensione dell'Asl To1). E ciò, nonostante che in mattinata, nell’ufficio del direttore di Palazzo Civico Gianmarco Montanari alla presenza dell'assessore competente Giuliana Tedesco, si fosse tentata l’ultima mediazione: quella che, attraverso il cosiddetto “dialogo competitivo”, potrebbe portare il progressivo intervento di investitori privati nella gestione degli asset aziendali. Procedura che, come previsto dal piano elaborato da un tecnico apprezzato come Mario Manzo, ex manager Olivetti, con un passato in Torino Wireless e attuale consulente dell’assessore regionale Giuseppina De Santis, fautrice assieme al presidente Riccardo Rossotto dell’esigenza di procedere rapidamente a una definizione del Csi. Una strada perlomeno farraginosa accompagnato da una conduzione dell'assemblea non propriamente impeccabile.
Un braccio di ferro che rischia di mettere a repentaglio il consorzio come testimonia la presa di posizione durissima del presidente della Regione Sergio Chiamparino il quale in una nota afferma: “Ho appreso dell’esito contraddittorio dell’assemblea odierna del Csi, mi auguro che il cda tempestivamente riconvocato dal presidente possa trovare velocemente soluzioni adeguate per evitare il rischio che il Csi nei prossimi mesi vada a schiantarsi contro un muro, rischio che è tutt’altro che campato per aria”.
La situazione come tutti sanno è particolarmente precaria al punto che, senza una iniezione di capitali freschi e, soprattutto, di nuovi affidamenti gli stipendi degli oltre mille dipendenti di corso Unione Sovietica (che hanno assediato l'assemblea con cori e urla contro i soci) potrebbero essere a rischio già a partire da settembre. E in tutto questo stupiscono le resistenze da parte di Palazzo Civico nelle persone dell’assessore al Bilancio Gianguido Passoni, del responsabile dell’Ict Stefano Gallo e della stessa Tedesco, rappresentanti di un ente che risulta moroso da parecchi anni e, fino a ieri, del tutto disinteressato alle sorti del consorzio, se non presentissimo al momento della spartingaia, quando si devono nominare i vari amministratori che infatti si sono succeduti in questi anni, senza riuscire a delineare un credibile piano industriale in grado di far stare sul mercato il Csi. Prospettiva che invece sarebbe oggi possibile, a detta di Passoni, dalla mano pubblica che dovrebbe risanare prima l’azienda e solo successivamente, magari con uno spezzatino, trovare gli acquirenti. È chiaro che in questo tiramolla anche i privati che fino a ieri hanno manifestato interesse all’operazione potrebbero rapidamente ritirarsi.


