ECONOMIA & OCCUPAZIONE

In Piemonte si torna ad assumere

Nel primo semestre sono aumentati del 52% i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Dato superiore alla media nazionale. E seppur di poco salgono pure gli stipendi. Lo certifica l’Inps. Renzi: “Siamo sulla strada giusta per combattere il precariato”

In Piemonte si torna ad assumere. E a tempo indeterminato. Nei primi sei mesi del 2015 sono cresciuti rispetto all’anno precedente del 52% i nuovi contratti di lavoro: un dato, certificato dall’Inps, che colloca la nostra regione al di sopra della media nazionale. In Italia, nel primo semestre, aumenta, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500). Secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, nei primi sei mesi le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia sono state 952.359, il 36% in più rispetto all'analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 331.917 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 30,6%). Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015.

 

Nello stesso periodo la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell'anno precedente è invece stata di 393.658. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale in Friuli-Venezia Giulia (+82,9%), in Umbria (+67,0%), nelle Marche (+55,5%), nel Trentino-Alto-Adige (+54,3%), in Emilia-Romagna (+52,6%), in Piemonte (+52,0%), in Liguria (+47,6%), in Veneto (+45,9%), in Lombardia (+41,3%), nel Lazio (+41%), in Sardegna (+40%) e in Toscana (+38,6%). I risultati peggiori si registrano nelle regioni del Sud: Sicilia (+12,1%), Puglia (+18,8%) e Abruzzo (+19,4%). Si registra, rispetto allo stesso periodo del 2014, un leggero aumento della quota di impiegati, che passa dal 22,6% al 23,6%. In crescita anche il lavoro full time rispetto al part time: i nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno rappresentano il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014.

 

Nel primo semestre, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro diminuisce di 1 punto, passando dal 6,3% al 5,3%; analoga diminuzione si riscontra nella fascia retributiva immediatamente superiore (1.001-1.250 euro), la cui incidenza passa dall'8,8% del 2014 all'8,1% del 2015. Risulta sostanzialmente stabile il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese nella fascia superiore (1.251-1.500 euro e 2.501-3.000), mentre aumenta di circa il 2% il numero dei rapporti che si collocano nelle fasce retributive che vanno da 1.501 a 2.500 euro. Infine risultano venduti 49.896.489 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, pari al 74,7%, con punte del 95,2% e dell'85,3% rispettivamente nelle regioni insulari e in quelle meridionali del Paese. “I dati diffusi dall’Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs act è un’occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione”, ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

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