VERSO IL VOTO

M5s: “Pronti a prenderci Torino”

Da Imola con lo sguardo ormai proiettato alle amministrative. Se Roma è "la piazza per conquistare il Paese", battere Fassino significa mandare all'aria un sistema di potere logoro ma pervasivo. Airola: "Si stanno aprendo brecce nel fortilizio Pd"

Pronti a governare. Se fino all’altro giorno il mantra del Movimento 5 stelle era “vinciamo noi” – più che altro un auspicio – da oggi, dopo la due giorni di Imola, l’imperativo categorico è “governiamo noi”. Un orizzonte politico che si allarga fino alle elezioni politiche, ma che prevede come tappa intermedia il turno delle imminenti amministrative. E se Roma, al netto dei timori di colpi di mano (“Non ci vanno a elezioni, faranno tutto in modo disgustoso ma legale, metteranno in mezzo il Giubileo, aggiusteranno qualche strada”), è la piazza per “prenderci il Paese”, a Torino la sfida grillina mira al cuore del “sistema”, puntando a mandare a casa un sindaco, Piero Fassino, che ai loro occhi incarna plasticamente il professionismo politico. C’è entusiasmo cero, ma anche la consapevolezza che «le grandi città, così come il Governo, sono finalmente contendibili» dice allo Spiffero il senatore Alberto Airola, torinese, tra i parlamentari più in vista del mondo pentastellato. E c’è chi sorride a ripensare alla profezia del Lungo, quando dagli schermi televisivi, nel 2009, consigliava a Beppe Grillo di fondare un partito, presentarsi alle elezioni “e vediamo quanti voti prende”. Certo, «Torino non è Roma, ma inizio a vedere qualche breccia nel fortilizio Pd» prosegue Airola. Quindi «attento Grissino, che quando le crepe diventano tante anche le dighe più solide crollano».

 

 

Oltre cento gli attivisti e amministratori piemontesi che hanno partecipato al grande raduno all’autodromo romagnolo: le delegazioni parlamentare (con Laura Castelli e Silvia Chimienti sul palco assieme a Grillo)  e del Consiglio regionale (capitanata da Davide Bono), i due consiglieri comunali Vittorio Bertola e Chiara Appendino, eletti di circoscrizione e tanti semplici militanti. I numeri totali, come da tradizione, fanno a pugni: 20mila secondo la Questura, dieci volte tanto a sentire gli organizzatori. Il dato di fatto è che di gente ce n’era, era motivata e per la prima volta non si è discusso più di come opporsi alla casta, ma di come sostituirla. Gianroberto Casaleggio ha delineato i punti caratterizzanti del programma di governo, parla di democrazia diretta e di energie rinnovabili, l’alfa e l’omega di un movimento che ora punta davvero a prendere il potere.

 

Il voto amministrativo rappresenta un passaggio fondamentale per iniziare a prendere a picconate il “sistema democratico” e a Torino c’è l’icona di quel sistema: Fassino, ultimo segretario dei Ds, alto dirigente del Pci, fondatore del Pd e renziano di complemento. Lui per ora non si espone, non conferma e non smentisce la ricandidatura, dall’altra parte, però, ci sono già gruppi di lavoro che coinvolgono decine di persone su i temi più svariati. A coordinarli Appendino e Bertola, la prima in qualità di candidato sindaco in pectore (l’ufficializzazione arriverà il prossimo mese), l’altro dalle retrovie nelle vesti di vecchio saggio. Due sguardi opposti sulla politica – lei rappresenta l’ala sinistra del movimento, lui quella più realistico-conservatrice – ma uniti in una corsa che potrebbe riservare all’arrivo delle piacevoli sorprese. «Tutto quello che sta succedendo avrà un effetto anche su Torino» prosegue Airola, «le persone ormai riconoscono e apprezzano il nostro lavoro, vengono a cercarci per spiegarci i loro problemi e le loro proposte, ci stiamo aprendo alla società e abbiamo riscontri decisamente positivi».

 

Dal palco arriva qualche indicazione sui candidati delle comunali: «Solo persone con la fedina penale pulita. Non sarà possibile scegliere i sospettabili» dice Grillo. Nei prossimi giorni verrà convocata un’assemblea a Torino per fare il punto sul programma e sulle procedure formali per l’individuazione del candidato sindaco. Quel che emerge è che, contrariamente a quanto deciso in una prima fase, non si attenderanno più le mosse di Fassino: «Lui faccia quello che vuole, noi andiamo avanti per la nostra strada e coi nostri tempi» dice Appendino. Un mese o poco più e il Movimento 5 stelle avrà il suo candidato. E poco dopo Torino potrebbe avere il suo primo sindaco grillino.

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