GRANE PADANE

Lega nel caos. Salta il congresso

Salvini congela la disputa tra Molinari e Gancia: "Trovate un accordo". Ma il partito resta spaccato in due e non si intravvedono vie di uscita. Defenestrato il segretario di Novara Bona, arriva il commissario. L'eredità di 15 anni di Cota

Salta il congresso della Lega Nord del Piemonte. Al termine di un confronto serrato, durato più di tre ore, il Consiglio Nazionale (cioè regionale nel gergo del Carroccio) congela la disputa tra Riccardo Molinari e Gianna Gancia, rimandando sine die ogni resa dei conti. A dettare la linea è Matteo Salvini in persona, preoccupato per la deriva che la competizione rischiava di assumere, con un partito spaccato in due, lacerato da un testa a testa che in più occasioni è sfociato nell’insulto personale nei confronti di entrambi i competitor.

 

Una riunione tesissima al termine della quale Salvini ha addirittura intimato ai presenti di non parlare con i giornali, con la minaccia di espellere chiunque avesse rilasciato dichiarazioni. Poche ore prima dell’inizio si è consumato anche l’ultimo atto dello psicodramma novarese, con le dimissioni di nove membri su sedici del direttivo provinciale con cui viene defenestrato il segretario Luca Bona. A far saltare il banco sono stati Andrea Zonca, Marco Mochetti,Matteo Marnati, Barbara Batti, Letizia Nicotra, Tiziana Ungari, Flavio Freguglia, Alessandro Canelli  e Corrado Frugeri; proprio a quest’ultimo è stato poi affidato l’incarico di commissario. Una congiura “orchestrata da Roberto Cota per questioni esclusivamente congressuali” attacca Bona, tra i supporter di peso di Gancia, che a margine del “Nazionale” ha avuto anche un breve confronto con Salvini.

 

Proprio Novara, la città di Cota, è la fotografia più eloquente di un partito che l’ex governatore restituisce in frantumi dopo 15 anni al vertice. Salvini ha provato a mettere ordine, cercando di tenere insieme i cocci. Non nominerà un commissario, almeno per il momento, ma allo stesso tempo non vuole lotte fratricide. “Mettetevi d’accordo” è stato il messaggio, purché si arrivi a un candidato unico e si evitino ulteriori polemiche. Più facile a dirsi che a farsi, anche perché al termine della lunga seduta di autocoscienza, il leader del Carroccio ha testato plasticamente il consenso ormai consolidatosi attorno alla Gancia, accreditata dal torinese Diego Lucco, suo sodale, di 500 firme tra i militanti. Firme che, secondo i sostenitori di Molinari, sarebbero state raccolte in modo irregolare, giacché il congresso non era ancora stato convocato. Una versione che Gancia avrebbe rispedito indietro, annunciando di avere una interpretazione del responsabile statuto e regolamenti di via Bellerio Luigi Augussori che la conforta sulla regolarità del proprio operato.

 

Ciò che, però, dal punto di vista politico dicono quelle sottoscrizioni è che la maggioranza delle province è schierata con lei e a questo punto pare difficile convincerla a un passo indietro. Lo stesso dicasi di Molinari, che seppur in affanno, è pur sempre il candidato di Salvini, l'uomo su cui punta senza riserve per rinnovare il Piemonte, al punto da convincere lo stesso Cota a sostenerlo. C’è chi prospetta la possibilità di un terzo candidato, ma anche quella strada pare difficilmente percorribile. Per trovare un accordo c’è tempo fino al 31 dicembre, termine entro il quale va convocato il congresso: se a quel punto il partito sarà ancora in un cul de sac, allora Salvini con ogni probabilità non potrà far altro che commissariare.

 

Un’altra grana (padana) per il segretario, tanto bravo a raccogliere voti d’opinione quanto in difficoltà a imporsi su una base che per vocazione rivendica autonomia nella scelta dei propri dirigenti. E la dimensione della querelle rischia di assumere una valenza nazionale se si tiene conto che Gancia è la consorte di Roberto Calderoli, una delle colonne portanti di via Bellerio, tra le poche a essere rimaste in piedi dopo il ciclone che ha travolto Umberto Bossi e il suo Cerchio Magico.