PALAZZO CIVICO

Decentramento, Fassino sull’ottovolante

Solo un ulteriore annacquamento della riforma delle circoscrizioni, con il taglio da 10 a 8, può far ritirare l'ostruzionismo al centrodestra. Il sindaco d'accordo, via libera anche dai Moderati. E nel Pd La Ganga apre una breccia: "Lodo accettabile"

“Se discutiamo ancora un po’ di circoscrizioni finiremo per aggiungerne un paio, altro che ridurle”. Nella battuta di un consigliere del Pd al Comune di Torino c’è la sintesi di queste ultime ore di trattative tra maggioranza e opposizione per portare a casa la tanto agognata riforma del decentramento: per ottenere il via libera del centrodestra ed evitare l’ostruzionismo bisognerà portarle a otto e non a sette come previsto in un primo tempo, limitandosi ad accorpare il Centro con San Salvario e Lingotto con Mirafiori Sud: questa è la proposta di Lega, Forza Italia, Ncd e Fratelli d’Italia, prendere o lasciare. Così la riforma, annunciata come una rivoluzione epocale, è stata lentamente annacquata grazie ai contributi trasversali provenienti da maggioranza e opposizione.

 

E dire che nella prima ipotesi vagliata nella commissione costituita ad hoc e presieduta da Laura Onofri l’ipotesi era la riduzione dalle attuali dieci a cinque. Poi, per superare le perplessità dei partiti si è scelto di licenziare il provvedimento con una proposta di riduzione a sei. Ancora troppe, sia per alcuni pezzi del Pd sia per il principale alleato in Sala Rossa, i Moderati e così nel confronto interno alla maggioranza un ulteriore compromesso le porta a sette, con tanto di aggiornamento della piantina cittadina e duelli sui confini tra chi cercava di abbattere vecchie roccaforti elettorali e chi strenuamente le difendeva. Il dibattito passa in aula e allora ecco che serve un altro compromesso, questa volta direttamente con l’opposizione, in particolare il centrodestra che per stoppare l’ostruzionismo ne chiede otto. La discussione sul Regolamento – dopo aver approvato il nuovo Statuto – riprende oggi in Sala Rossa, ma le trattative proseguono.

 

Il centrodestra ha aperto un canale direttamente con Piero Fassino, il quale avrebbe dato il suo benestare: “Non mi impicco al numero – avrebbe detto ai suoi interlocutori – se ne vogliono otto va bene, purché si porti a casa la riforma”. Anche i Moderati, per bocca del loro leader Giacomo Portas, hanno già fatto sapere di essere d’accordo. Ora non resta che far digerire l’ennesimo compromesso a tutti i consiglieri democratici. Un aiutino ai più riottosi potrebbe essere dato da una clausola che prevede un’ulteriore taglio da otto a cinque, ma con entrata in vigore nel 2021, al termine della prossima amministrazione: “Chi verrà dopo di noi potrà modificarla? Certo, ma assumendosi la responsabilità di invertire un processo virtuoso” ragiona il democratico Giusi La Ganga, tra i sostenitori del patto col diavolo. Di più, secondo l’esperto e navigato consigliere “con questa operazione Fassino ottiene la massima convergenza della Sala Rossa, il centrodestra vede riconosciuto il suo ruolo e la maggioranza porta a casa una riforma attesa da quindici anni”. Per La Ganga, evidentemente abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno, “un miracolo”.

 

Intanto, dopo un anno di discussioni, si torna a quello che all’inizio era passato alle cronache come il lodo Lo Russo, dal nome dell’assessore che lo aveva sostenuto: una riduzione indolore da mettere in atto in tempi relativamente brevi, che però venne allora bocciata dal compagno di giunta Gianguido Passoni, titolare della delega alle circoscrizioni.

 

La questione sarebbe emersa anche durante una cena di alcuni giorni fa in cui lo stato maggiore fassiniano è stato riunito alla trattoria "Da Pietro" di corso Vercelli. Attovagliati attorno al primo cittadino il gran visir Giancarlo Quagliotti, il segretario della Federazione torinese del Pd Fabrizio Morri e il tesoriere Gioacchino Cuntrò, gli assessori Claudio Lubatti e Stefano Lo Russo, la consigliera regionale Nadia Conticelli, il già citato La Ganga e il compagno di banco in Sala Rossa Mimmo CarrettaRosanna Abbà, componente della segreteria regionale del partito e la famiglia Gallo, rappresentata da papà Salvatore e dal figlio Raffaele. Un incontro in cui Lo Russo avrebbe ribadito al sindaco la necessità di trovare una soluzione per uscire dall'impasse ed evitare che la Sala Rossa continui a rimanere inchiodata su una delibera da cui certo non dipendono le sorti dei torinesi. Tesi sostenuta anche dai due membri del Consiglio,  Carretta e Cuntrò, e in fondo condivisa dallo stesso Fassino. 

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