CAPITALISMO MUNICIPALE

Atm, al capolinea salgono i creditori

Per salvare l’azienda di trasporto pubblico di Alessandria, sull'orlo del fallimento, si studia di far entrare nella compagine societaria l’Amag, la partecipata comunale verso cui è debitrice di circa 5 milioni. Il gioco delle tre carte, sulla pelle dei cittadini

Da creditori a soci di una partecipata del trasporto pubblico locale sull’orlo del fallimento. È l’uovo di Quagliotti. La soluzione per ridurre la massa debitoria dell’Atm di Alessandria, il cui nuovo cda importato per due terzi da Torino (l’eminenza grigiastra di Piero Fassino, Giancarlo Quagliotti presidente, il dirigente di Gtt Gabriele Bonfanti amministratore delegato e la valenzana Monia Barasso, consigliere) non ha mai escluso – e sarebbe assai arduo riuscire e farlo – di dover gettare la spugna e incamminarsi con i libri contabili sottobraccio verso il Tribunale, anche se pare intenzionato a far di tutto per evitarlo. Assodato che i soci (Comune di Alessandria con il 94,4% delle quote, Torino con il 4,52% e Valenza con lo 0,94%) non hanno intenzione, né la possibilità di mettere mano al portafogli, la strada per evitare i fallimento sembra portare proprio all’operazione che vedrebbe i creditori entrare nella compagine societaria, o almeno il creditore che vanta la somma più ingente: il gruppo Amag, la partecipata del Comune di Alessandria.

 

Alla holding presieduta da Stefano De Capitani l’Atm deve qualche cosa come cinque milioni di euro, all’incirca la metà della massa debitoria complessiva. Il suo ingresso in Atm sarebbe solo un primo passo per portare la partecipata dei trasporti all’interno della holding cui spetterebbe poi avviare quel piano di risanamento e riorganizzazione che fino ad oggi non è stato possibile attuare evitando di trovarsi in pancia una società che somma perdite di due milioni l’anno. L’idea di trasformare crediti in capitale sociale è venuta fuori, tra le altre ancora da vagliare, nel corso dell’incontro di stamattina a Palazzo Rosso tra il Cda di Atm, i vertici di Amag e delle altre società creditrici, presente l’azionista di maggioranza nonché padrone di casa, ovvero il sindaco Rita Rossa.

 

L’obiettivo dichiarato è, ovviamente, quello di salvare la partecipata. A supportare l’idea dell’ingresso dei creditori quali nuovi soci, ci sarebbe anche altro. Atm è totalmente in house, ovvero in mano pubblica essendo tre Comuni i detentori delle quote. Questo nel caso di fallimento potrebbe aprire la via, estremamente accidentata già oggi, ma estremamente pericolosa dopo l’imminente approvazione dei decreti Madia sulle partecipate e, appunto, società in house. Fuori dai tecnicismi, i soci potrebbero essere chiamati a rispondere in solido dei debiti. Paradossalmente se così non fosse, un’altra partecipata sempre del Comune di Alessandria, l’Amag, si troverebbe a non vedere un euro dei cinque milioni che le spettano da parte di Atm. In entrambi i casi il danno ci sarebbe. Certo farebbe meno impressione un credito non pagato a una società che è pur sempre in mano pubblica, rispetto a un’azione diretta nei confronti di un Comune. Ecco allora saltar fuori l’uovo di Colombo. Anzi, di Quagliotti.

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